Differenze generazionali e welfare in azienda

Indagine Ipsos Doxa per Pluxee Italia: se il salario guida ancora le scelte (46%), il welfare aziendale è ormai una priorità per oltre un quarto dei lavoratori (28%), trasversalmente alle generazioni

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Il futuro delle aziende si gioca sulla capacità di far dialogare l'esperienza dei senior con le competenze tecnologiche dei giovani

Anche con lo stesso stipendio, al netto delle differenze generazionali, due lavoratori su tre valuterebbero di cambiare azienda se potessero contare su un welfare migliore.

Lo conferma la ricerca “Circular Benefits & Impact. Benefit che generano un engagement sostenibile” di Pluxee Italia, indagine realizzata in collaborazione con Ipsos Doxa, che confronta le aspettative delle diverse generazioni nei confronti del lavoro e del welfare aziendale.

Esistono esigenze specifiche per fascia generazionale, ma il punto di partenza resta comune: una retribuzione adeguata (46%). Un dato trasversale per età, generi, ruoli, territori e dimensione aziendali che conferma come la componente economica resti il punto di partenza imprescindibile nella ricerca del lavoro. A questa si affianca però anche una crescente attenzione al welfare aziendale, oggi considerato una priorità da oltre un quarto dei lavoratori (28%), senza significative differenze generazionali.

Differenze generazionali per crescita e flessibilità

Il divario generazionale emerge in modo particolarmente marcato sul fronte della crescita professionale. Le opportunità di carriera e di sviluppo sono indicate come una leva prioritaria dal 30% del campione complessivo. Quota che sale significativamente al 42% tra la Gen Z (16–29 anni). Per le nuove generazioni, infatti, il lavoro è sempre più vissuto come un percorso da costruire nel tempo, fatto di competenze da sviluppare, prospettive chiare e reali possibilità di evoluzione, più che come un semplice ruolo da ricoprire.

La richiesta di flessibilità e buon clima aziendale conferma quanto la qualità dell’esperienza lavorativa sia oggi sempre più legata a bisogni diversi per generazione. Da un lato orari più flessibili, smart working e work-life balance, particolarmente rilevanti per Gen Z e Millennials. Dall’altro un ambiente sereno, stabile e collaborativo, indicato come prioritario soprattutto da Generazione X e Baby Boomer.

Il valore del welfare aziendale

In questo contesto, il welfare aziendale emerge come una leva sempre più concreta e distintiva nella proposta di valore delle aziende. A parità di condizioni retributive, due dipendenti su tre dichiarano che un pacchetto welfare più competitivo aumenterebbe la loro propensione a cambiare azienda. Questa tendenza risulta ancora più marcata tra i più giovani, arrivando al 70% nella sola Gen Z. Viene infatti valutato positivamente sia come contributo concreto alle spese familiari e all’integrazione del reddito, sia come supporto per bisogni reali, svaghi e spese extra.

“La ricerca conferma che la retribuzione resta un elemento imprescindibile, ma mostra anche come le aspettative verso il lavoro siano sempre più articolate e differenziate per generazione. I più giovani guardano con attenzione a crescita, flessibilità e work-life balance, mentre le generazioni più mature attribuiscono maggiore importanza a stabilità economica e clima aziendale. In questo contesto, il welfare aziendale può diventare una leva concreta di attraction e retention, soprattutto quando è costruito sui bisogni reali delle persone e integrato in una proposta di valore più ampia”, dichiara Anna Maria Mazzini, Marketing & Product Director di Pluxee Italia.

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