Salari più bassi e meno carriera: l’insoddisfazione delle donne sul lavoro

Negli ultimi 12 mesi la RAL è aumentata solo per il 39% delle donne contro il 48% degli uomini: i dati della Salary Guide 2026 di Hays Italia 

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La Direttiva Europea 2023/970 impone entro il 2026 la trasparenza retributiva, ma servono sistemi in grado di confrontare skill e performance

L’insoddisfazione delle donne a livello professionale è sempre più evidente, con effetti che si riflettono inevitabilmente a livello aziendale.

Secondo i dati della Salary Guide 2026 di Hays Italia il divario di genere non riguarda solo l’accesso ai ruoli di responsabilità e alle retribuzioni più elevate, ma incide anche sulle aspettative per il futuro e sulla fiducia nelle opportunità offerte dal mercato del lavoro.

A livello di management, secondo la Salary Guide, il 76% delle posizioni più alte (Executive, C-level o director) è occupato da uomini, contro il 24% di donne. Questa tendenza contrasta con i livelli di ingresso, dove le donne rappresentano circa il 59% dei ruoli junior. Tuttavia, con l’aumentare delle responsabilità e della retribuzione, la presenza femminile diminuisce in modo drastico. Non per scelte individuali, ma per dinamiche storiche e organizzative.

L’ecosistema lavorativo rallenta la crescita

Per quanto riguarda la percezione di adeguatezza dello stipendio, il dato resta critico per entrambi i sessi: il 39% delle donne e il 37% degli uomini ritengono che la propria retribuzione non sia adeguata alle responsabilità. Guardando ai prossimi 12 mesi, però, emergono differenze più nette nelle aspettative: solo il 43% delle donne si aspetta che lo stipendio aumenti, contro il 54% degli uomini.

A spiegare perché le prospettive delle donne appaiano meno rosee possono contribuire le esperienze maturate nell’ultimo anno. I dati sull’andamento delle retribuzioni mostrano infatti che per il 58% delle donne la RAL è rimasta invariata, contro il 49% degli uomini.

E, soprattutto, ha ricevuto un aumento solo il 39% delle professioniste, mentre tra gli uomini la quota sale al 48%. Un segnale concreto che la crescita economica non solo è meno attesa, ma spesso è anche stata vissuta personalmente. La progressione più lenta  alimenta sfiducia e insoddisfazione delle donne per il piano lavorativo.

Insoddisfazione delle donne e sguardo al futuro

Le differenze di genere emergono anche osservando il clima di fiducia verso economia e opportunità lavorative che si potrebbero creare nei prossimi 2-5 anni. Si dichiara “molto” o “abbastanza” ottimista il 33% degli uomini, contro il 26% delle donne. Mentre le risposte negative riguardano il 41% degli uomini e il 49% delle donne.

In questo scenario diventa ancora più importante per le aziende rendere chiari e misurabili i meccanismi di crescita. Secondo gli esperti, trasparenza su criteri di promozione e revisioni salariali, percorsi di sviluppo strutturati e interventi mirati per ridurre gli squilibri che tendono ad aumentare con la seniority. Solo così la fiducia può tradursi in motivazione, fidelizzazione e attrattività sul mercato.

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