La gestione della qualità nella formazione non formale

Le politiche attive del lavoro necessitano di una formazione di qualità. Ecco perché è importante conoscere la norma Iso 21001:2019, che definisce i requisiti per i Sistemi di Gestione delle Organizzazioni Educative, ponendo l’accento proprio sulla formazione non formale, ossia quella non erogata da scuole e università

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La Iso 21001:2019 è lo standard internazionale di riferimento per i sistemi di gestione per l’apprendimento relativi all’istruzione e alla formazione non formale

di Antonio Lucchini e Chiara Armato |

La Iso 21001:2019 è lo standard internazionale di riferimento per i sistemi di gestione per l’apprendimento relativi all’istruzione e alla formazione non formale.

Un tipo di formazione che si distingue per essere una scelta intenzionale dell’individuo, al di fuori dei sistemi formali (scuola, università), erogata da enti che perseguono finalità educative e formative. La formazione non formale rappresenta un pilastro fondamentale per lo sviluppo delle persone, delle imprese e della società nel suo complesso ed è un elemento strategico anche nell’ottica delle politiche attive del lavoro.

Obiettivi della norma sulla formazione non formale

Pubblicata il 30 aprile 2018 in sostituzione della Iso 29990:2010 (ritirata a dicembre dello stesso anno), la norma Iso 21001:2019 definisce i requisiti per un “Sistema di Gestione delle Organizzazioni Educative” (EOMS). L’obiettivo principale è aumentare la soddisfazione di studenti, docenti e stakeholder, potenziando al contempo i processi interni. La norma fornisce una struttura alle organizzazioni educative affinché dimostrino la propria capacità di condividere e facilitare la trasmissione di conoscenze nel rispetto dei requisiti legali e normativi applicabili, tutelando così la qualità della formazione.

I requisiti della Iso 21001 sono compatibili con altri standard, facilitando in particolare l’integrazione con la Iso 9001. La norma sulla formazione non formale conferma la volontà, da parte di Iso, di sostenere una crescita di qualità per tutti gli istituti ed enti che fanno della formazione di perfezionamento il proprio core business.

La qualità passa dalla progettazione

La qualità del processo all’interno delle organizzazioni deputate alla formazione si sviluppa a partire dalla progettazione dei corsi, con attenzione ai contenuti e alle modalità di erogazione. Quest’ultima può avvenire in modalità sincrona o asincrona, in presenza oppure da remoto. Richiede un’attenta analisi di tutti quegli aspetti strategici che incidono direttamente sulla qualità dell’erogazione stessa.

Una volta concluso il percorso, la raccolta dei feedback sulla qualità della docenza e dei contenuti assume un’importanza cruciale. Da un lato consente di avere un riscontro reale sulla competenza del corpo docente, dall’altro permette di valutare l’efficacia dei contenuti rispetto agli obiettivi del corso, attivando così processi mirati di miglioramento.

Sapere, saper fare, saper essere

Pianificare il processo di progettazione di un corso significa costruire contenuti che permettano ai discenti di migliorare le proprie conoscenze teoriche (sapere), le capacità applicative (saper fare) e i comportamenti e metodi operativi sul lavoro (saper essere).

Ogni organizzazione deve valorizzare il processo formativo e di apprendimento. Promuovendolo come uno strumento per accrescere il patrimonio di conoscenze, valorizzare i collaboratori in base ai compiti assegnati e sviluppare piena consapevolezza del proprio ruolo. Al fine di migliorare le performance individuali e collettive. Il ruolo del formatore è centrale all’interno di questo processo. Egli agisce come guida del gruppo, stimola lo scambio di informazioni e favorisce i feedback tra i partecipanti, pianifica le esercitazioni e coordina tutte le attività che compongono il percorso di apprendimento.

Le tre fasi del processo di progettazione

La progettazione di un corso di formazione non formale prevede tre fasi: analisi dei bisogni, definizione dei contenuti e strutturazione del corso. La fase iniziale, relativa alla progettazione, richiede un’attenta analisi dei bisogni formativi, tenendo conto delle esigenze dei collaboratori, del ruolo professionale e delle specificità dell’organizzazione. Questo passaggio è essenziale per identificare finalità e attese rispetto all’intervento formativo.

La definizione dei contenuti è il passaggio successivo: ogni azione formativa necessita di un approccio preciso e articolato, affinché risponda pienamente ai bisogni e agli obiettivi previsti. Una volta chiariti scopi e finalità, quindi, si entra in una fase orientata alla pratica, nella quale si definiscono le tematiche da affrontare nel corso, finalizzate al potenziamento delle conoscenze e delle competenze. La terza fase riguarda gli strumenti e le metodologie. Ossia la struttura del corso: il piano formativo, il programma, la tecnologia utilizzata, le infrastrutture di supporto e le tecniche di erogazione.

Inclusività e parità nell’apprendimento

Nella progettazione dei corsi devono essere integrate tematiche legate all’inclusione e alla parità. L’adozione di una didattica diversificata e di tecnologie assistive garantiscono l’accessibilità per tutti i discenti, compresi quelli con disabilità. Il formatore deve contrastare attivamente stereotipi e pregiudizi, promuovendo un ambiente di apprendimento equo e rispettoso.

La prassi Uni/PdR 125:2022 chiede alle organizzazioni di garantire la partecipazione equa ai percorsi formativi, inclusi quelli sulla leadership. Tradizionalmente, stereotipi e barriere hanno limitato l’accesso delle donne a percorsi di sviluppo professionale, ma oggi si assiste a un cambiamento significativo. Una maggiore partecipazione femminile a cicli educativi in ambito leadership e Stem sta favorendo un’evoluzione culturale e organizzativa verso modelli educativi sempre più inclusivi.


* Antonio Lucchini è Amministratore Delegato di SQS Italia, Chiara Armato è Auditor di SQS Italia

 

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