Che cosa manca, ancora?

Le attività di monitoraggio dell'ultimo Rapporto Inapp segnalano, in particolare, la difficoltà nel sincronizzare le modalità e i tempi delle prese in carico con l'attivazione delle misure formative e i fabbisogni della domanda di lavoro e nel valutare l’efficacia delle misure con finalità occupazionali

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Una riflessione interessante sul sistema Pal arriva dal presidente di Inapp (Istituto nazionale per l’analisi delle politiche pubbliche), Natale Forlani

Una riflessione interessante sul sistema Pal arriva dal presidente di Inapp (Istituto nazionale per l’analisi delle politiche pubbliche), Natale Forlani, nella sua relazione sul Rapporto Inapp 2024.

La sua analisi parte dal Programma Gol, che dal suo avvio alla fine del 2024 ha fatto registrare oltre 3,1 milioni di individui presi in carico attraverso la sottoscrizione di un patto di servizio, ed evidenzia, oltre ai numeri, alcune criticità. Scrive Forlani: “Le attività di monitoraggio segnalano, in particolare, la crescente difficoltà nel sincronizzare le modalità e i tempi delle prese in carico con l’attivazione delle misure formative e i fabbisogni della domanda di lavoro. E anche nel valutare l’efficacia delle misure di politica attiva utilizzate per le finalità occupazionali, per il mancato funzionamento delle condizionalità previste per i beneficiari dei sostegni al reddito”.

Il presidente aggiunge che due linee di intervento, “quella finalizzata all’inserimento dei soggetti con elevati livelli di disagio e quella relativa ai programmi collettivi di reinserimento dei lavoratori nelle aree di crisi, non riscontrano significativi risultati. Queste criticità risultano accentuate dalla carenza di solide modalità di coinvolgimento dei soggetti accreditati privati e del privato-sociale nella valutazione dei fabbisogni e nella progettazione degli interventi”.

Natale Forlani, presidente di Inapp
Natale Forlani, presidente di Inapp

Sistema Pal e disparità territoriali

Anche nell’attuazione dei cosiddetti “Livelli Essenziali di Prestazioni dei centri pubblici per l’impiego” ci sono note dolenti, perché si riscontra una certa difformità sul territorio. “L’obiettivo di promuovere un punto rete ogni 40 mila abitanti trova riscontro solo per un terzo delle sedi”, spiega il presidente. “Per quanto riguarda le caratteristiche dei servizi erogati, solo quelli attinenti all’accoglienza e alle informazioni per gli utenti registrano una congrua diffusione sul territorio (90%). Le disparità territoriali sono notevoli per le attività di orientamento, per la facilitazione dell’incontro tra domanda e offerta di lavoro e per i servizi rivolti alle imprese”.

Su Siisl, il presidente Inapp afferma che “il potenziale di sviluppo è enorme, per la disponibilità di informazioni e di banche dati che non sono ancora adeguatamente sfruttate, nonché per la finalità di condividere una lettura più evoluta delle transizioni lavorative attraverso l’utilizzo delle applicazioni di intelligenza artificiale”. Forlani, infine, richiama la necessità di una riforma organica delle politiche attive del lavoro che concorra realmente a ridurre il mismatch e i tempi delle transizioni lavorative.

Obiettivi per politiche attive efficienti

Gli obiettivi da raggiungere, per un sistema efficiente, sono diversi:

  • sviluppare modelli di governance multilivello capaci di coinvolgere nella programmazione e nella progettazione degli interventi il complesso delle istituzioni, delle parti sociali e dei soggetti accreditati per la formazione e l’intermediazione di domanda e offerta di lavoro;
  • accompagnare la diffusione di modelli cooperativi per offrire servizi integrati di orientamento e di formazione;
  • favorire lo sviluppo del Siisl con letture evolute delle transizioni lavorative e con l’introduzione del fascicolo del lavoratore come strumento per favorire la crescita dell’autostima personale e la produttività dei percorsi di attivazione delle misure;
  • rendere effettive le condizionalità per i beneficiari di sostegni al reddito.

“Tutte le offerte di lavoro coerenti con il profilo professionale delle persone dovrebbero essere accettate, anche per aumentare il tasso di impiego nei settori con elevata mobilità e ridurre la quota dei lavoratori con bassi redditi”, conclude Forlani. Suggerendo che “l’accettazione dei rapporti di breve durata potrebbe essere incentivata rendendo compatibile entro certi limiti la continuità del sostegno pubblico e il salario percepito”.

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