di Laura Reggiani | Il settore bancario italiano si trova al centro di una trasformazione epocale: digitalizzazione, intelligenza artificiale, nuovi modelli organizzativi e professioni emergenti stanno ridefinendo tempi, spazi e competenze del lavoro.
In questo scenario, il sindacato gioca un ruolo cruciale non solo nella tutela dei lavoratori, ma anche nell’orientare e gestire il cambiamento. Una delle innovazioni più significative è la creazione di una cabina di regia bilaterale e paritetica, nata con il contratto collettivo nazionale del 2019 e rafforzata nel rinnovo del 2023.
Ne parliamo con Giuseppe Bilanzuoli, segretario nazionale della UILCA, protagonista diretto di questo percorso, che ci restituisce l’immagine di un settore che non ha paura di affrontare la transizione digitale. Anzi la abbraccia con strumenti innovativi e relazioni industriali mature. La cabina di regia rappresenta infatti un modello esportabile anche in altri comparti, un esempio di come l’intelligenza collettiva – e non solo quella artificiale – possa guidare il cambiamento.
Partiamo dall’inizio. Cosa rappresenta la cabina di regia istituita nel 2019?
È una grande innovazione nel campo delle relazioni industriali. Formalmente, è un comitato bilaterale e paritetico sull’impatto delle nuove tecnologie nel settore bancario, ma nella pratica rappresenta una vera e propria cabina di regia strategica. Il suo obiettivo è quello di monitorare costantemente i cambiamenti tecnologici e digitali, valutandone gli effetti sull’organizzazione del lavoro, sulle professionalità e sulle condizioni occupazionali. È nata dalla volontà comune, di sindacati e Abi, di costruire un confronto strutturato, continuo e orientato alla soluzione.
Un confronto che non arriva dal nulla, però…
Esatto. È il frutto di oltre vent’anni di relazioni industriali fondate sulla partecipazione, sulla capacità di affrontare le trasformazioni senza conflitti distruttivi, ma con negoziazione e responsabilità. Già dalla fine degli anni ‘90, i sindacati hanno scelto di accompagnare le ristrutturazioni bancarie evitando traumi sociali e gestendo gli esuberi. Con la digitalizzazione era necessario fare un ulteriore salto di qualità: serviva un luogo stabile dove analizzare, condividere e intervenire in tempo reale.
Poi arriva la pandemia…
Sì, a pochi mesi dall’istituzione, la cabina di regia ha dovuto occuparsi di tutt’altro: garantire la salute e la sicurezza delle persone durante l’emergenza Covid-19. Ha svolto un ruolo fondamentale nel definire protocolli e misure di tutela per i lavoratori e i clienti. È stata la dimostrazione concreta della sua utilità, anche in una situazione imprevista.
Nel contratto del 2023 la cabina di regia viene ulteriormente rafforzata. In che modo?
Abbiamo introdotto un principio importantissimo: la contrattazione continua. Questo significa che il contratto collettivo può essere aggiornato durante la sua vigenza, senza dover aspettare il successivo rinnovo. È un cambio di paradigma, necessario in un contesto in cui la tecnologia evolve a una velocità impressionante. Inoltre, abbiamo elevato il livello di interlocuzione: nella cabina siedono i segretari generali dei sindacati, due segretari nazionali, il responsabile del Comitato Affari Sindacali e del Lavoro di Abi, e anche esperti esterni e accademici.
Quali sono oggi i temi caldi sul tavolo della cabina di regia del settore bancario?
Il tema principale è l’impatto dell’intelligenza artificiale, in particolare quella generativa. È una tecnologia che può rivoluzionare l’intero settore finanziario, ma i suoi effetti concreti sono ancora in parte indefiniti. Alcuni studi, come quello di The European House – Ambrosetti, parlano di un possibile incremento della produttività del 26% nel settore. Ma questo comporta anche un rischio serio: la possibile riduzione degli organici. Per questo abbiamo già introdotto, nel nuovo contratto, misure come la riduzione dell’orario lavorativo. E continueremo a intervenire, se necessario, con nuovi strumenti.
La formazione continua diventa quindi essenziale?
Assolutamente sì, formazione e riqualificazione sono le risposte più efficaci contro la disoccupazione tecnologica. Ma non si tratta solo di aggiornare le competenze: bisogna costruire percorsi professionali coerenti con le nuove figure richieste. E serve farlo attraverso modalità innovative, come lo smart learning e il digital learning. È un investimento strategico sia per i lavoratori che per le aziende.
C’è anche un’attenzione specifica al benessere delle persone, giusto?
Sì, ed è un altro punto qualificante. Abbiamo previsto un’indagine di clima sull’intero settore, affidata a soggetti terzi e indipendenti, per capire come i cambiamenti – tecnologici e culturali – stiano impattando sulla vita delle persone. Non parliamo solo di stress o burnout, ma anche di senso di appartenenza, motivazione, relazione con i luoghi di lavoro. I risultati saranno analizzati dalla cabina di regia e diventeranno la base per possibili interventi migliorativi.
Quindi la cabina non è solo un organo tecnico, ma anche politico, in senso alto?
Esattamente. È uno spazio dove si costruisce la strategia del settore, si anticipano le trasformazioni e si trovano soluzioni condivise. In un mondo che cambia alla velocità del digitale, serve una governance flessibile ma solida, capace di leggere la realtà e orientarla.
Un’ultima domanda: come si inserisce in tutto questo il recente accordo sulle agibilità sindacali del marzo 2025?
È la conferma del ruolo centrale delle organizzazioni sindacali nel processo di trasformazione. L’accordo valorizza il nostro radicamento nei territori, rafforza la rappresentanza e consolida un modello partecipativo. È il riconoscimento reciproco tra parti sociali e datoriali, ed è la dimostrazione che dialogo e fiducia possono costruire un futuro sostenibile per tutti.
















