Un anno di (poco) lavoro

Gli effetti della crisi sull’occupazione nei settori produttivi: tiene l’industria, male commercio e servizi alle imprese, allarme turismo. Nell’Osservatorio della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro la classifica delle attività produttive che hanno tenuto meglio e quelle invece che hanno sofferto di più.

crisi lavoro

di Laura Reggiani | 

È una crisi del lavoro dall’impatto fortemente differenziato a livello settoriale quella che emerge dai risultati dell’indagine Istat sull’occupazione relativa al secondo trimestre 2020.

Le conseguenze prodotte dal lockdown hanno determinato diversità rilevanti, esponendo alcuni settori, in particolar modo turismo e attività ricettive, a una crisi senza precedenti. Il blocco dei licenziamenti e il ricorso alla cassa integrazione poi, salvaguardando il lavoro a tempo indeterminato, hanno formalmente contabilizzato come occupati, almeno temporaneamente, anche posizioni lavorative a rischio.

Il lavoro crolla soprattutto nei servizi

I dati fanno riferimento al secondo trimestre 2020 e consentono di quantificare un primo impatto dell’emergenza Covid-19. Tra giugno 2019 e giugno 2020, il mercato del lavoro italiano ha registrato un crollo di 841mila occupati (pari al -3,6%) che risulta, almeno per il momento, quasi del tutto a carico dei servizi; con la perdita di 810mila occupati questo settore ha contribuito alla quasi totalità delle fuoriuscite dal mercato del lavoro. Tiene, invece, l’industria che, pur nell’estrema eterogeneità delle realtà settoriali, ha visto ridurre i numeri di 30mila occupati. Mentre si registrano segnali positivi nelle costruzioni, settore da tempo in crisi, che prima del lockdown sembrava però aver iniziato una fase di ripresa. Anche in termini relativi l’impatto della crisi risulta diversificato: a fronte di un calo dello 0,6% dell’industria e del 2,4% dell’agricoltura, i servizi perdono il 4,9% della base occupazionale.

La crisi nel turismo e dei servizi alle imprese

L’analisi dei dati nel dettaglio permette di evidenziare interessanti fattori, primo tra tutti la grave crisi del settore turistico. Alberghi, ristoranti e affini, hanno registrato un calo occupazionale di 246mila unità (-16,1%), di cui 158mila nei servizi di ristorazione (-13%) e 88mila nel settore de- gli alloggi (-28,3%).

Per quanto durante la stagione estiva il settore possa aver registrato un lieve recupero, la gravità degli effetti prodotti dalla pandemia rende poco credibile un recupero occupazionale nel breve-medio periodo. L’elevata stagionalità dell’occupazione in questo ambito ha inoltre determinato la cessazione di molti contratti a termine e l’abbattimento delle assunzioni. Complessivamente, la crisi del settore ha determinato il 29,3% delle perdite occupazionali.

Importante anche il crollo dei servizi amministrativi e di supporto alle imprese, settore che ha visto ridurre la propria base occupazionale del 10%, con un calo di 103mila occupati. La chiusura di molte imprese ha impattato in modo diretto sulle attività a queste legate, così come il ricorso allo Smart Working ha penalizzato tutta l’economia legata alla filiera del “lavoro d’ufficio”. Tra le attività più colpite vi sono le attività di noleggio e leasing, di ricerca, selezione e fornitura di personale e i servizi per gli edifici, come quelli di pulizia.

Infine, va segnalato l’affanno del commercio, che ha visto ridurre la base occupazionale di 191mila unità (-5,8%), per effetto del calo degli esercenti. Una crisi che ha impattato trasversalmente sia sul commercio al dettaglio, dove l’occupazione è crollata del 6,7% (138mila posti di lavoro in meno), che all’ingrosso, dove il calo è stato del 6,1%, coinvolgendo un numero di addetti inferiore (51mila). Altrettanto critici sono i dati relativi al lavoro domestico, che perde 125mila occupati (-16,6%). Si tratta di un dato che, tuttavia, dovrebbe fotografare un fenomeno temporaneo, fortemente legato all’effetto lockdown, e al divieto di spostamento. Sebbene meno rilevanti da un punto di vista quantitativo, risultano molto pesanti anche le perdite del settore delle attività immobiliari e della filiera delle attività artistiche, intrattenimento e tempo libero, che hanno registrato rispettivamente un calo occupazionale del 9,5% e 7,9%.

Settori che perdono

Volendo stilare una graduatoria, tra i settori dell’economia dei servizi in maggiore crisi, vi sono, dopo i servizi ricettivi (-28,3%), le attività di ricerca e fornitura di personale (-18,6%), le attività domestiche (-16,7%), amministrative e di supporto alle imprese (-15,7%), noleggio e leasing (-15,2%), produzione cinematografica (-14,9%), ristorazione (-13%). Più ambigua è la valutazione della situazione occupazionale nell’industria, caratterizzata ancora da un quadro di forte incertezza. Da un lato lo sblocco dei licenziamenti potrebbe portare a un saldo ben diverso da quello registrato a fine giugno, con la contabilizzazione di nuove uscite tra i lavoratori a tempo indeterminato; dall’altro lato, proprio dal manifatturiero stanno emergendo i segnali più incoraggianti di ripresa che, in assenza di un nuovo lockdown, potrebbero portare in tempi più brevi fatturati e occupazione ai livelli di inizio anno.

Il lavoro nei settori in controtendenza

Se la maggior parte delle realtà economiche si trovano in condizioni di grande criticità o, al meglio, di forte incertezza, vi sono però anche settori che hanno registrato un saldo occupazionale positivo.

Si tratta del comparto costruzioni, cresciuto di 20mila occupati (+1,5%), dei servizi legati alla fornitura di energia elettrica (+12,2%), i servizi di informazione (+9,8%) la ricerca scientifica (+8,2%). Cresce anche la filiera legata alle tecnologie e al digitale, come riparazione di computer (+8,2%), fabbricazione di Pc e prodotti dell’elettronica (8,2%), programmazione e consulenza informatica (+3,9%): settori che hanno beneficiato dell’ampio ricorso alle tecnologie fatto nel corso del lockdown.

Ancora, sembrano confermarsi le tendenze di ripresa di edilizia e infrastrutture: aumentano infatti gli occupati nei settori dell’ingegneria civile (+7,7%), studi di architettura e ingegneria (+2,8%) e lavori di costruzione specializzati (+2,3%).

Anche i servizi personali (parrucchieri, estetisti, lavanderie) hanno registrato un piccolo balzo in avanti (+2,2%), così come la produzione di prodotti farmaceutici (+7,1%).

SETTORE TOTALE ADDETTI 2° TRIM 2020 VS 2° TRIM 2019
AGRICOLTURA 865.000 – 21.000 – 2.4%
INDUSTRIA 4.705.000 – 30.000 – 0.6%
COSTRUZIONI 1.352.000 + 20.000 + 1.5%
SERVIZI 15.791.000 – 810.000 – 4.9%
TOTALE 22.713.000 – 841.000 – 3.6%

L’andamento degli occupati per macro settore
(fonte elaborazione Fondazione Studi Consulenti del Lavoro su dati Istat)

grafico settori occupazionale negativo
I settori del comparto Servizi che hanno registrato un saldo occupazionale negativo (2 trim 2020 vs 2 trim 2019)
(fonte elaborazione Fondazione Studi Consulenti del Lavoro su dati Istat)

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