Il lavoro al tempo della trasformazione digitale

L’annuale Convegno in ricordo di Marco Biagi ha ripetutamente chiamato la comunità scientifica internazionale al confronto su alcuni profili specifici della trasformazione digitale.

trasformazione digitale

Il mondo del lavoro è un settore della società particolarmente esposto alla pressione del progresso tecnico. Tra i fattori di cambiamento, oggi, si attribuisce un ruolo trainante alla cosiddetta “trasformazione digitale”. Simili scenari pongono con forza la necessità di un dialogo tra diversi settori del sapere scientifico, al fine di delineare nuovi schemi di interpretazione della realtà e progettare soluzioni ragionevoli ai complessi problemi che investono gli individui, la collettività e le istituzioni.

La Fondazione Marco Biagi ha intrapreso da tempo un percorso di riflessione e ricerca su questi temi, mobilitando le risorse intellettuali delle scienze giuridiche, economiche e organizzative intorno a vari obiettivi di conoscenza.

Cogliere le opportunità tecnologiche

Una delle questioni principali su cui l’avvento delle tecnologie digitali chiama le scienze sociali ad interrogarsi è quello della distribuzione dei benefici discendenti dall’innovazione. Nell’ambito delle relazioni di lavoro, l’alternativa sembra essere tra la maggiore efficienza di cui potranno avvantaggiarsi le imprese “digitali” e il miglioramento della qualità della vita di lavoratori e lavoratrici.

Tuttavia, la domanda che pare più corretto porsi è come determinare le condizioni affinché l’efficienza produttiva e la giustizia sociale procedano di pari passo, cogliendo le opportunità offerte dalle nuove tecnologie applicate ai processi produttivi e mitigandone gli effetti negativi, ovvero sia quelli non sostenibili sul piano sociale ed economico.

La premessa su cui si fonda questo ragionamento è il rigetto della concezione deterministica dell’innovazione tecnologica. La tecnologia non è un’entità immanente, dagli effetti incontrollabili, bensì interagisce con le infrastrutture economiche, produttive e sociali sulla base di scelte e quindi di regole.

Pro e contro della digitalizzazione

dispositivi digitali si caratterizzano per la loro funzione “abilitante”, rendendo possibile la pianificazione e il coordinamento dei processi organizzativi attraverso un efficiente sistema di comunicazioni remote e l’elaborazione informatica dei dati prodotti attraverso il lavoro. Da essi possono discendere una superiore discrezionalità e capacità di auto-realizzazione nel lavoro, ma anche maggiore alienazione di chi lavora. La possibilità di eseguire compiti da remoto scardina le comuni coordinate spazio-temporali della relazione di lavoro, invadendo il confine tra sfera professionale e vita privata e minacciando così il benessere dei lavoratori.

L’accumulazione di dati digitali su larga scala accentua i problemi legati al controllo dell’attività dei lavoratori e all’esercizio dei poteri datoriali. Gli spazi di flessibilità e libertà che si aprono nella cosiddetta “gig-economy” celano nuovi rischi per la salute e inedite forme di sfruttamento. La conversione tecnologica delle imprese rende obsolete molte mansioni, imponendo di realizzare misure di salvaguardia dell’occupazione.

Necessario equilibrare l’utilizzo digitale

In uno scenario così colmo di ambivalenze, la sfida dell’individuazione di regole giuste ed efficienti per governare l’innovazione tecnologica equivale a contemperare la razionalità intrinseca degli attori economici e gli interessi generali di cui è interprete il diritto.

La ricerca condotta dalla Fondazione Biagi, in stretta sinergia con il Dipartimento di Economia Marco Biagi che esprime numerosi docenti nel Comitato Scientifico della Fondazione, si è articolata lungo varie direttrici progettuali.

L’annuale Convegno in ricordo di Marco Biagi ha ripetutamente chiamato la comunità scientifica internazionale al confronto su alcuni profili specifici del tema: dalla definizione delle coordinate concettuali del “Digital and Smart Work” (2017), alle sue implicazioni per valutazione della performance (2018), alla interazione con la dimensione collettiva della regolazione dei rapporti di lavoro (2019), fino all’imminente incontro di quest’anno su “Beyond Employment. Protecting Autonomous Work”, in cui si discuterà di come i nuovi schemi organizzativi modifichino la connotazione funzionale e giuridica dell’autonomia nel rapporto di lavoro.