Diffondere la cultura della sicurezza

Ebiten è impegnato in diversi progetti per diffondere la cultura della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro. «Essenziale per accorciare il gap culturale». L’intervista al direttore Matteo Pariscenti

Ebiten Sicurezza

di Barbara Milanesi |

Sviluppare la cultura della salute e sicurezza sul lavoro al fine di prevenire e contrastare gli eventi infortunistici e fornire i relativi servizi secondo quanto disposto dal D.Lgs. 81/08 fa parte della mission di Ebiten, l’organismo bilaterale intersettoriale, costituito da Sistema Impresa e dai sindacati dei lavoratori Confsal, Fesica Confsal e Confsal Fisals, che opera prevalentemente nel terziario.

matteo pariscentiOltre a fornire il servizio di responsabile della sicurezza territoriale, grazie al quale i lavoratori di un’impresa che non vogliono eleggere un Rls interno possono avvalersi di un Rls territoriale aderendo all’organismo paritetico, Ebiten è impegnato in alcune importanti progettualità finalizzate a diffondere la cultura della sicurezza sul lavoro in collaborazione con Inail. In particolare sono due i progetti che meritano attenzione e che contribuiscono, in maniera capillare, a far attecchire una vera e propria cultura della prevenzione. Ne abbiamo parlato con Matteo Pariscenti, direttore di Ebiten.

Direttore ci parli di questi progetti.

Sono due i progetti che meritano un approfondimento, uno nazionale e l’altro territoriale, entrambi pensati, elaborati, sviluppati e definiti con la confederazione nazionale Sistema Impresa, nostra parte sociale datoriale, e con Inail. Il progetto nazionale, derivante dal protocollo di intesa tra Inail e Sistema Impresa, prevede l’informatizzazione dei modelli di organizzazione e gestione della sicurezza aziendale (per semplicità denominati Mog) così da renderli facili da consultare e divulgare.

Il progetto territoriale è stato pensato sulla provincia di Cremona e prevede anche la collaborazione dell’Ats Val Padana. In questo caso specifico abbiamo steso un progetto pilota finalizzato a definire una serie di modalità del tipo “buone prassi” da adottare per migliorare le procedure interne di aziende del territorio che in maniera volontaria decidono di sperimentarlo.

Il progetto nazionale è già stato avviato?

Sì, ci stiamo lavorando da anni partecipando costantemente al tavolo tecnico paritetico tra Sistema Impresa e Inail. Ad una prima fase, in cui abbiamo definito i Mog esemplificativi inerenti la salute e la sicurezza in aziende riferibili al terziario, in particolare riconducibili al turismo e ai servizi alla persona e alle imprese, sta seguendo una seconda fase di diffusione degli stessi.

Come?

Attraverso l’informatizzazione dei Mog, la definizione degli stessi in opuscoli consultabili e l’organizzazione di workshop e seminari sul tema. Ciò ci consente di raggiungere quante più imprese possibili al fine di “viralizzare” le buone prassi legate alla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Le azioni di monitoraggio, che pure si svolgono regolarmente, ci consentono di effettuare variazioni nelle modalità di diffusione e soprattutto di verificare se il metodo di lavoro funziona. Le aziende che vi aderiscono avranno, inoltre, degli incentivi e della premialità. Per l’importante lavoro svolto a livello nazionale siamo stati citati nel Report annuale 2018 dell’Inail. Una menzione riservata solo a coloro che collaborano in maniera proattiva con l’Istituto nazionale contro gli infortuni sul lavoro e che senza dubbio ci rende orgogliosi e che ci sprona a fare sempre di più.

E il progetto territoriale?

Lo abbiamo ideato in collaborazione con Inail Cremona e Ats Val Padana. In pratica: la nostra articolazione regionale, Ebiten Lombardia, ha messo a disposizione il suo repertorio di Rlst che si recherebbero direttamente nelle imprese cremonesi disponibili a “perfezionare” le loro prassi inerenti la salute e la sicurezza.

Il progetto si concretizzerebbe in tal modo: una volta individuate dai nostri Rlst le aziende disponibili alla sperimentazione e raccolte le schede di adesione al progetto, la cabina di regia effettuerebbe un’analisi dei sistemi adottati in azienda ed elaborerebbe i dati rilevati per procedere alla definizione di un manuale “buone prassi”.

In una seconda fase gli Rlst tornerebbero in azienda e formerebbero i lavoratori trasferendo loro i risultati dell’analisi e le indicazioni operative per l’adeguamento organizzativo e strutturale dell’azienda stessa. Seguirebbe, per concludere il lavoro, un fase di monitoraggio e valutazione dell’operato post applicazione manuale “buone prassi”. Un ottimo progetto che stiamo per avviare, appena Inail ci darà l’avvallo.

Queste due progettualità dimostrano che c’è ancora tanto bisogno di diffondere la cultura della prevenzione. È così?

Assolutamente sì. Purtroppo, come sottolineato anche nell’ultimo report Inail, gli infortuni mortali sul lavoro sono ancora in aumento (+5,9%). Ancora troppo spesso, la mentalità frequente nelle piccole realtà imprenditoriali è quella di considerare la valutazione dei rischi e la formazione in materia di sicurezza, come un mero adempimento burocratico. Nei lavoratori spesso manca una percezione del rischio aderente alla realtà, ma anche gli stessi datori di lavoro non pretendono dai propri dipendenti il rispetto delle norme di sicurezza.

Da queste lacune derivano altri problemi, tra cui la poca consapevolezza e l’assenza di “professionisti” a rappresentare i lavoratori sul tema sicurezza. Un altro ostacolo alla diffusione della cultura della sicurezza sul lavoro è legato alle risorse economiche che spesso scarseggiano nelle piccole realtà che, erroneamente, tendono a ridurre le spese legate proprio all’attività di prevenzione. Molte imprese non conoscono i benefici che avrebbero aderendo a un ente bilaterale come Ebiten che fornisce i servizi sulla sicurezza e molte altre prestazioni.

Questi progetti, quindi, contribuiscono ad accorciare il gap culturale sul tema?

È proprio questa la finalità. Crediamo sia necessaria la diffusione di modelli culturali sul tema “Salute e sicurezza nei luoghi di lavoro” e siamo convinti che sia possibile solo attraverso una campagna sistemica e unitaria. Mi auguro che i nostri progetti contribuiscano in maniera significativa ad aumentare la consapevolezza nei lavoratori e nei datori di lavoro dell’importanza di un tema cruciale che concorre a determinare la crescita e anche il prestigio delle nostre imprese. 

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