Il rumore pesa sulla giornata lavorativa, per 3 su 4 è stress

Dall’ufficio ai mezzi pubblici, le call diventano una sfida: il 38% ha perso almeno una volta un’informazione importante perché non sentiva chiaramente e il 43% si è sentito meno professionale a causa di audio e rumori di fondo

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Anker cuffie rumore

L’estate ormai è finita ma è ancora difficile ritrovare ritmi, agenda, call e concentrazione. Nella routine lavorativa c’è un ulteriore elemento che rischia di complicare le nostre giornate: il rumore.

È quanto emerge da una nuova survey condotta da Anker, che ha indagato il rapporto tra lavoro, concentrazione e qualità dell’audio nelle comunicazioni quotidiane. Solo il 14% degli intervistati dichiara di non incontrare particolari difficoltà al rientro, mentre per tutti gli altri recuperare ritmo, energia e concentrazione richiede un po’ di tempo. E l’ambiente circostante non sempre aiuta.

Dall’open space al treno: trovare silenzio è sempre più difficile

Oltre 3 intervistati su 4 dichiarano che il rumore presente nel luogo di lavoro genera almeno un certo livello di stress. Per il 30% incide direttamente sulla concentrazione, mentre il 16% afferma che può rendere difficile lavorare con continuità.

Il problema emerge soprattutto durante le call. L’ufficio e gli open space sono indicati dal 22% come gli ambienti in cui è più difficile sentire chiaramente il proprio interlocutore, praticamente alla pari con treni e mezzi pubblici (20%). Seguono luoghi affollati (18%), strada e spazi all’aperto (17%) e persino la casa (16%).

Il lavoro, del resto, è sempre meno legato a una singola scrivania: si passa dalla call da casa alla riunione in ufficio, fino a una conversazione presa al volo durante uno spostamento.

Quando il rumore entra in call: informazioni perse e conversazioni interrotte

Il punto, però, non è soltanto il fastidio. Una qualità audio insufficiente può avere conseguenze concrete sulla comunicazione lavorativa.

  • Più del 38% degli intervistati dichiara di aver perso un’informazione importante durante una call una o due volte perché non riusciva a sentire chiaramente, mentre il 16% afferma che gli è successo più volte.
  • E anche quando l’informazione non viene persa, il problema rimane: oltre il 23% racconta di aver dovuto chiedere al proprio interlocutore di ripetere.
  • Il rumore può arrivare persino a interrompere completamente la conversazione: più del 27% ha dovuto abbandonare o interrompere una call una o due volte a causa dei rumori circostanti.
  • A questi si aggiunge un altro 26% che, pur senza interrompere la chiamata, ha dovuto silenziare frequentemente il microfono.

La qualità dell’audio diventa anche una questione di professionalità

Essere ascoltati bene non è soltanto una questione di comodità, ma incide anche sulla percezione che si ha di sé durante una conversazione di lavoro. Il 43% degli intervistati racconta di essersi sentito qualche volta meno professionale perché il proprio interlocutore non riusciva a sentirlo chiaramente o percepiva molti rumori di fondo. Non sorprende quindi che la qualità sonora venga considerata centrale nelle comunicazioni professionali: oltre due terzi degli intervistati definisce “molto importante” la chiarezza dell’audio durante una chiamata.

“Nel lavoro di oggi, sempre più ibrido, poter comunicare chiaramente e proteggere la propria concentrazione sta diventando un’esigenza concreta. I dati mostrano come il rumore non sia soltanto un elemento di disturbo, ma possa avere un impatto sull’efficacia delle conversazioni, sulla produttività percepita e persino sul modo in cui ci presentiamo professionalmente agli altri”, commenta Lavinia Fogolari, Italy MArketing Head di Anker Innovations.

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