L’utilizzo dell’AI allarga il divario tra freelance e dipendenti tech

Secondo l’indagine di Shakers la metà dei professionisti tech ha aumentato la produttività grazie all’AI, sebbene 1 su 4 preferisca non dichiararne l’uso; per i freelance benefici economico

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AI tech freelance

L’AI sta aumentando e velocizzando la produttività dei professionisti tech europei, ma il valore generato non viene distribuito allo stesso modo.

È questa una delle principali evidenze emerse dalla nuova ricerca “State of AI Builders in Europe” condotta da Shakers — piattaforma e community digitale che connette aziende e talenti freelance — su un campione di oltre 1.000 esperti del settore tecnologico provenienti da oltre 20 paesi, tra cui Italia, Regno Unito, Spagna, Germania, Polonia, Portogallo, Francia e Paesi Bassi.

Proprio l’Italia si distingue dettando una nuova tendenza: l’87% dei lavoratori tech italiani utilizza almeno un agente AI o un workflow automatizzato, a conferma di un’integrazione sempre più concreta dell’AI nelle attività quotidiane.

Dalla ricerca emerge che il 50% dei professionisti attribuisce all’AI un incremento della propria produttività superiore al 25%. Tuttavia, tale aumento non si traduce automaticamente in un guadagno economico: il 65% dei lavoratori subordinati dichiara di non percepire compensi o bonus aggiuntivi a fronte dei risparmi di tempo ottenuti. Tali ore guadagnate finiscono perlopiù riassorbite dall’organizzazione mediante un incremento dei carichi di lavoro o disperse tra riunioni e pratiche burocratiche. Al contrario, nel 68% dei casi, i freelance riescono a monetizzare e valorizzare i guadagni di produttività, sia espandendo la clientela, sia aumentando le tariffe, sia riducendo l’orario di lavoro a parità di fatturato.

Freelance vs dipendenti: chi guadagna di più dall’AI?

Oltre all’impatto sulla produttività, la forbice tra liberi professionisti e lavoratori subordinati emerge anche sul piano economico e retributivo. Considerando chi ha registrato un incremento dei propri compensi nell’ultimo anno,

  • le tariffe dei freelance sono aumentate in media del 25%;
  • gli stipendi dei dipendenti sono aumentati soltanto del 9%.

Analizzando i fattori determinanti di tali rincari, il divario si fa ancora più evidente: il 25% dei freelance individua nel proprio know-how legato all’Intelligenza Artificiale la causa principale dell’aumento, fattore decisivo soltanto per il 10% dei lavoratori dipendenti, i cui adeguamenti retributivi restano legati soprattutto a promozioni interne e scatti di anzianità.

Altro elemento è evidenziato dal grado di autonomia: su una scala da 0 a 100 in riferimento a orari, metodologie, progetti e tool adottati, l’autonomia raggiunge un punteggio medio di 68 tra i freelance e si ferma a 54 per i dipendenti.

L’asimmetria è marcata nella scelta degli strumenti supportati dall’AI: se il 61% dei liberi professionisti li seleziona in totale autonomia, la quota scende al 46% tra i dipendenti (con un 24% soggetto a imposizioni aziendali).

Un ulteriore elemento riguarda la trasparenza sull’impiego delle nuove tecnologie: 1 professionista su 4 preferisce non dichiarare apertamente l’utilizzo dell’AI. Tuttavia, le penali o le ripercussioni negative (come contestazioni sulle ore lavorate o ribassi del compenso) riguardano solo il 6% dei casi, mentre il 37% ritiene che la trasparenza sull’uso dell’AI valorizzi e rafforzi la propria percezione professionale.

Previsioni per il 2027 e migrazione del personale

Dalla ricerca di Shakers emerge una crescente attrattività verso la libera professione. Entro la fine del 2027,

  • il 47% dei dipendenti stima che una quota superiore di attività aziendali verrà destinata ai liberi professionisti;
  • il 24% dei lavoratori subordinati valuta con concretezza il passaggio al lavoro autonomo nel prossimo biennio;
  • nello specifico, il 7% ha già avviato i preparativi, mentre il 17% sta ponderando attentamente questa opzione.

Parallelamente, si osserva un’evoluzione nella natura delle mansioni:

  • oggi i professionisti tech trascorrono quasi il 50% del proprio tempo guidando e supervisionando strumenti di AI e revisionando i risultati generati;
  • il 32% del tempo è impiegato nella realizzazione diretta delle attività.

Circa il 73% dei lavoratori dichiara infine di integrare regolarmente nella propria routine quotidiana almeno un agente AI o flussi di lavoro automatizzati.

“La vera sfida per le aziende sarà capire come trasformare questa evoluzione in un nuovo modello di collaborazione, capace di lasciare spazio a maggiore autonomia e responsabilità, riconoscendo adeguatamente i guadagni portati dai lavoratori. Il confine tra lavoro dipendente e indipendente è destinato a diventare sempre meno definito: non si tratta di scegliere un modello a priori, ma di costruire le condizioni perché competenze e organizzazioni possano evolvere insieme alla tecnologia”, dice Nico De Luis, Co-Founder & Coo di Shakers.

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