Rubrica Assolavoro | a cura di Cesare Damiano
La fotografia che emerge dalle ricerche racconta una verità che non possiamo più eludere: i giovani non sono “sfuggenti”, né “incontentabili”.
Sono una generazione che domanda ciò che ogni società avanzata dovrebbe garantire: stabilità, retribuzioni adeguate e qualità dell’esperienza. Non chiedono privilegi, ma diritti. E i numeri lo dimostrano: il 60% individua nelle basse paghe la principale criticità e oltre la metà dei giovani occupati continua a cercare alternative. Questo non è un capriccio, è un segnale d’allarme sul funzionamento del nostro mercato del lavoro.
La domanda di equilibrio tra vita e lavoro non è un lusso moderno: è una componente essenziale di una società che vuole crescere attraverso il benessere delle persone. E in questo scenario le Agenzie per il Lavoro assumono un ruolo sempre più centrale, non come meri intermediari, ma come infrastrutture di orientamento, formazione, accompagnamento. Sono spesso la prima porta d’accesso per i giovani e un presidio importante per rendere tracciabili e qualificati i percorsi professionali.
Il tema dell’orientamento, poi, è decisivo. Le statistiche AlmaDiploma e AlmaLaurea confermano che le scelte formative incidono profondamente su tempi e qualità dell’ingresso nel lavoro. È indispensabile costruire un vero sistema nazionale di orientamento continuo, che colleghi scuole, università, imprese e agenzie in un’unica filiera. Il Protocollo promosso dal Ministero dell’Istruzione con Assolavoro va in questa direzione e va rafforzato. Se vogliamo rispondere alle aspettative delle nuove generazioni, dobbiamo ricostruire un patto fondato su tre parole chiave: dignità, competenze e futuro.
Cosa cercano i giovani dal lavoro?
La fotografia scattata dalla recente indagine di Kkienn “Generationship 2025 – Giovani e Lavoro” restituisce l’immagine di una generazione consapevole, esigente, orientata alla qualità dell’esperienza professionale. I giovani tra i 23 e i 35 anni entrano nel mercato del lavoro con aspettative definite e con una domanda crescente di stabilità, trasparenza e riconoscimento. Il contesto rimane complesso: tra i lavoratori dipendenti il 34% ha un contratto atipico, quota che sale al 42% tra le donne, e il 60% individua nelle basse retribuzioni la principale criticità del lavoro giovanile. Proprio la retribuzione è uno dei principali fattori, tanto che il 54% cambierebbe impresa per uno stipendio più elevato.
A incidere, però, anche l’equilibrio tra vita privata e lavoro: l’84% considera prioritario il work-life balance e oltre un terzo è disposto a ridimensionare le ambizioni di carriera pur di preservarlo. La ricerca di lavoro tra i più giovani è continua. Più della metà (il 54%) di chi è occupato cerca attivamente nuove opportunità. E per farlo utilizza principalmente i canali online (dal 73% dei giovani). Il 18%, invece, si rivolge alle Agenzie per il Lavoro (di più rispetto all’11% degli adulti) e il 9% ha trovato l’attuale impiego tramite un’Agenzia. Non si tratta, dunque, di un canale marginale.
Tra i lavoratori in somministrazione, più di uno su due è under 35 (il 53,3%), a conferma di un ruolo importante per i giovani come porta di accesso privilegiata al mercato del lavoro. Per le nuove generazioni, poi, le Agenzie non sono solo uno strumento di ingresso, ma un’infrastruttura di accompagnamento che si articola in orientamento, formazione continua e welfare dedicato.
















