FondItalia: non c’è tempo da perdere

Due indagini dell’Osservatorio FondItalia offrono opportunità di riflessione. Il rischio di una vertiginosa ascesa della disoccupazione è forte. Bisogna investire in formazione e pensare ai ricollocamenti. Egidio Sangue: «Ora un programma di investimenti serio sulla formazione».

FondItalia finanziamenti

di Christian Poccia |

Il calo dell’8,8% del Pil italiano nel 2020, registrato in una stima provvisoria dell’Istat, è il punto di partenza per provare a immaginare gli scenari del lavoro e dunque della formazione nel 2021.

A dicembre sono stati 444.000 gli occupati in meno rispetto all’anno precedente (+9%) e oggi sono 2.257.000 i lavoratori a casa, con un aumento di 34.000 unità. Un dato viziato però in meglio dal blocco dei licenziamenti ancora in vigore. Cosa accadrà quando le imprese, a fine marzo o a fine aprile, qualora dovesse esserci una proroga, potranno nuovamente licenziare è facile da prevedere, un aumento importante del tasso di disoccupazione, cui sarà possibile far fronte solo con massiccio investimento nelle politiche attive del lavoro: riqualificazione, ricollocazione e formazione dei lavoratori.

Formazione e nuove professionalità post Covid

A centrare l’obiettivo potrebbero contribuire i fondi straordinari europei, decisivi nella costruzione di una solida economia nazionale per i decenni a venire. Il mercato post Covid vedrà un incremento, probabilmente, della richiesta di professionisti legati a settori destinati a ricevere gran quantità di investimenti come il digitale, la tecnologia, sostenibilità e agricoltura: bisognerà formare esperti di gestione dell’energia, contadini 4.0 con solido know-how in tecniche di agricoltura sostenibili, ma anche installatori di impianti energetici o di condizionamento a basso impatto ambientale, chimici, maestranze che sappiano costruire con il legno. Professionisti che contribuiranno a rilanciare, vedremo in quale misura, l’economia del Paese. Ma che per farlo dovranno acquisire competenze adeguate.

Le imprese di FondItalia credono nell’innovazione

Le imprese sono consce dell’importanza delle nuove tecnologie e della necessità che i propri lavoratori siano in grado di utilizzarle. Da una ricerca condotta nei mesi scorsi dall’Osservatorio sulle trasformazioni del mondo del lavoro e della formazione continua FondItalia, mediante interviste a manager e titolari di aziende aderenti al Fondo promosso da UGL e FederTerziario, emerge una acquisita consapevolezza delle aziende riguardo al ruolo centrale delle nuove tecnologie nella loro attività: il 58% delle imprese è infatti orientato a investire in innovazione nei prossimi 3 anni e un complessivo 39% ha indicato come fattori che innoveranno i rispettivi ambiti le nuove tecnologie specifiche del settore, attrezzature e strumentazioni tecniche, software di nuova generazione e la comunicazione digitale.

L’avviso FEMI 2021.01

I progetti di formazione restano dunque centrali, secondo le aziende, nello sviluppo dell’attività imprenditoriale. Lo scorso novembre FondItalia ha deliberato 6 milioni di euro come dotazione economica iniziale relativa all’Avviso FEMI 2021.01 dedicato alla formazione delle piccole e microimprese. A durata annuale e articolato in 6 sportelli, uno ogni due mesi per facilitare una programmazione a lungo termine delle attività formative e assicurare tempi ridotti per l’erogazione del finanziamento, l’Avviso sosterrà tutte quelle attività di formazione volte all’aggiornamento e al mantenimento delle competenze, all’adozione di nuovi modelli di gestione aziendale, allo sviluppo delle abilità personali, all’introduzione di elementi di innovazione tecnologica, all’incremento della conoscenza del contesto lavorativo e delle competenze linguistiche, al supporto all’internazionalizzazione e a un’evoluzione delle competenze digitali e tecnologiche in chiave “green”.

Ricollocare i lavoratori con la formazione

“L’impiego di tecnologia e digitale presuppone un deciso intervento nella formazione dei lavoratori, ai quali devono essere offerte possibilità di riqualificarsi nel proprio settore o di formarsi per entrare in altri”, commenta il direttore di FondItalia Egidio Sangue. Con il turismo che probabilmente continuerà a pagare un prezzo salatissimo alla crisi innescata dalla pandemia, sono centinaia di migliaia i posti di lavoro a rischio in un comparto che in Italia vale il 5% del prodotto interno lordo. “Bisogna prenderne atto” spiega Sangue “e pianificare adeguate contromisure: il settore turistico ricettivo continuerà a soffrire anche nel 2021 e nel 2022, mentre il manifatturiero e l’edilizia vedranno probabilmente una più rapida crescita”.

Egidio Sangue
Egidio Sangue è direttore di FondItalia

Secondo FondItalia, molte le opportunità nell’edilizia

Del resto, l’edilizia è da tempo fra i settori più ricettivi in ambito nuove tecnologie e opportunità professionali. Secondo un’indagine qualitativa svolta da Osservatorio FondItalia in collaborazione con alcune aziende aderenti al Fondo interprofessionale, cresce infatti il ruolo centrale svolto dalle nuove tecnologie con i droni, la realtà virtuale, la realtà aumentata e l’Internet of Things, con un conseguente aumento di domanda professionale specializzata.

In crescita anche la richiesta di nuovi materiali da costruzione ecocompatibili per una ripresa economica post-pandemica che sarà guidata da modelli di sviluppo sostenibili anche nell’edilizia. Tra questi, il cemento rinforzato con fibre di carbonio, che oltre a durare fino a 6 volte più del cemento armato, ha un composto che può essere prodotto a partire da qualsiasi materiale contenente carbonio, come la lignina, un prodotto di scarto; il superlegno, materiale che ha una durata paragonabile alle fibre di carbonio, ma la cui realizzazione ha un costo molto inferiore; il supermateriale messo a punto dagli scienziati del Massachusetts Institute of Technology che, partendo dal grafene, hanno realizzato un materiale capace di resistere fino a 10 volte più dell’acciaio, con una densità del solo 5%; il calcestruzzo riciclato, il cui valore di mercato, valutato 15,68 miliardi di dollari nel 2017, si stima possa raggiungere i 42,75 miliardi di dollari entro il 2026. In particolare, riguardo i nuovi profili professionali, le imprese dovranno sviluppare al loro interno figure con una maggiore competenza nell’ambito dei materiali da costruzioni, della tecnologia e dalle nuove innovazioni applicabili all’edilizia e della cybersecurity per la protezione dei sistemi di Information Technology e la tutela dei dati sensibili dell’azienda.

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