Politiche attive: quanto lavoro ancora da fare

L’Università Telematica degli Studi IUL ha organizzato un incontro dal titolo “Politiche attive del lavoro in Italia. A che punto siamo?”, nel quale sono emerse tutte le criticità di un sistema che non è ancora riuscito a dare i risultati attesi.

politiche attive del lavoro

a cura di Giorgia Andrei |

Nell’ambito delle iniziative legate al Master di I Livello e del corso di alta formazione per “Esperto in servizi e politiche del lavoro”, l’Università IUL ha organizzato un incontro dal titolo “politiche attive del lavoro del lavoro in Italia. A che punto siamo?” 

Ha aperto il dibattito Flaminio Galli, presidente dell’Università IUL: “La sfida del lavoro si vince mettendo lo Stato e le imprese, pubbliche e private, in condizione di creare iniziative, facendo crescere il capitale umano, ossia potenziando le competenze di chi già lavora e di chi è disoccupato. Per fare ciò servono politiche attive efficaci: paradossalmente, mancano anche professionisti che sappiano operare in questo ambito e la nostra proposta formativa è volta a colmare questa lacuna”.

Un approccio troppo burocratico

Gianni Bocchieri, consigliere di Inapp, l’Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche, ha messo in evidenza come nelle politiche attive del lavoro si stia scontando ancora “un approccio di stampo burocratico e amministrativo” e come si sia ancora lontani dalla costruzione di un sistema efficace “perché manchiamo di professionalità adeguate,

Gianni Bocchieri, Inapp
Gianni Bocchieri, Inapp

che possano accompagnare le persone che da sole faticano a inserirsi o reinserirsi nel mondo del lavoro”. Per Bocchieri un grosso limite è il fatto che non si sia ancora riuscita “a regolare la concorrenza di competenze ripartite tra Stato e Regioni e a guardare al mercato del lavoro italiano come a un insieme di mercati diversi, per ragioni geografiche e settoriali”. Altra lacuna è il mancato potenziamento dei servizi all’impiego: “Se ne parla dal 2017 ma non si è ancora attuato nulla in merito”.

 

Un contributo accademico è arrivato da Giuseppe Bertagna, Professore ordinario di Pedagogia dell’Università degli Studi di Bergamo, che ha invitato a riflettere su come sia cambiata la concezione del lavoro: “Per secoli è stato considerato una dimensione costitutiva dell’essere umano. Oggi questa concezione non ha più un valore così forte. Soprattutto, abbiamo ceduto alla convinzione che studio e lavoro siano due realtà incompatibili”. È questo un grande errore secondo il professore, perché lo studio, nel senso di formazione e di approfondimento di conoscenza, dovrebbe accompagnarci sempre, a prescindere dalla professione e dall’età.

I risultati del Fondo Nuove Competenze

Qualche dato sugli strumenti di politiche attive in essere lo ha fornito Paola Nicastro, Direttore Generale di Anpal: “I primi mesi di attività del Fondo Nuove Competenze hanno visto migliaia di domande pervenute e 800 istanze approvate, per un totale di circa 100mila lavoratori che usufruiranno dei percorsi di sviluppo delle competenze e 9 milioni di ore di

Paola Nicastro, Anpal
Paola Nicastro, Anpal

formazione. Questo strumento limiterà i danni che potranno derivare dalla fine del blocco dei licenziamenti: le imprese che avranno investito nello sviluppo delle competenze dei propri lavoratori avranno interesse a trattenerli”. Altro punto evidenziato da Nicastro è stata l’estensione, prevista nell’ultima finanziaria, del target destinatario dell’assegno di ricollocazione, originariamente riservato solo ai percettori del reddito di cittadinanza: su questo, il Direttore Anpal precisa che vanno previsti percorsi di ricollocazione adeguati. Infine, nel 2020 è stato messo in campo anche l’incentivo Iolavoro: “Secondo i dati Inps a questo incentivo sono riconducibili 36mila assunzioni. Non un numero elevato, ma nemmeno trascurabile, soprattutto contando che l’86% di queste riguarda rapporti di lavoro a tempo indeterminato. Certo, la nota dolente è la bassa percentuale di donne assunte (33%)”.

Politiche attive e rafforzamento dei Fondi 

Elvio Mauri, Direttore Generale Fondimpresa, ha ricordato poi che nel testo del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza si parla di rafforzamento dei fondi interprofessionali e ha auspicato che tale potenziamento non resti solo sulla carta. “Stiamo parlando di un sistema che non è mai diventato maturo”, ha invece evidenziato Enrico Limardo, Direttore della Fondazione Consulenti per il Lavoro, riferendosi alle politiche attive.

Elvio Mauri, Fondimpresa
Elvio Mauri, Fondimpresa

Limardo ha anche allargato lo sguardo verso gli strumenti istituiti dall’Unione Europea: “Il SURE (Support to mitigate Unemployment Risk in an Emergency, ndr) è uno strumento pensato non tanto per l’attivazione dei soggetti quanto per il loro sostegno affinché restino nel mercato del lavoro. La sua dotazione è di 27 miliardi di euro ma il nostro Paese ne ha per ora chiesti e spesi solo 5. Lo stesso commissario Paolo Gentiloni ha auspicato che il Sure diventi uno strumento di attivazione strutturale, rifacendosi anche alla politica europea secondo la quale gli strumenti di sostegno non devono essere dei disincentivi all’attivazione dei soggetti”.

L’incognita, secondo Limardo, riguarda sempre la capacità del nostro Paese di utilizzare i fondi, affiancare i lavoratori, riqualificarli e reinserirli nel mercato. “È tempo di inserire gli incentivi in una visione strategica del Paese: se vogliamo andare verso un sistema verde e sostenibile, allora dobbiamo declinare gli incentivi verso queste aree”.

Giampiero Falasca, giuslavorista, ha chiuso il dibattito con una riflessione sul controverso tema dei navigator, criticando l’operazione avviata nel 2019: “Queste figure sono state istituite per dare una giustificazione al reddito di cittadinanza, ma questa misura è rimasta essenzialmente di tipo assistenziale, tanto che con la pandemia l’attività dei navigator è stata sospesa e oggi ci troviamo con una questione aperta sulla loro stabilizzazione contrattuale”. Falasca auspica che ApL, operatori pubblici e privati si mettano a sistema per “creare quella rete che non è mai stata creata” e avviare delle vere politiche attive.


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