Verso un nuovo modello di politiche attive del lavoro

Paola Nicastro

L’attuale emergenza sanitaria ha imposto interrogativi profondi sul futuro del mercato del lavoro e su quello delle politiche attive del Lavoro, oggi più che mai centrali perché consentono di accompagnare al lavoro il disoccupato e di provvedere alla formazione dei lavoratori adattando e riqualificando le loro competenze in base alle esigenze del mercato del Lavoro.

Un ruolo importante e che necessita di essere rafforzato. Il tema è stato discusso nel corso del convegno in videoconferenza “Coronavirus e politiche attive del lavoro”, organizzato dalla Fondazione Consulenti del Lavoro il 9 maggio scorso.

La ripresa economica accompagnata dalla formazione

“La pandemia da Coronavirus ha creato uno shock improvviso sia in termini di organizzazione del lavoro all’interno delle aziende sia in termini di mantenimento dei livelli occupazionali”, ha dichiarato il Direttore Generale di Anpal, Paola Nicastro.

“Per questo motivo nella fase 2 è necessario accompagnare la ripresa delle attività produttive e garantire al tempo stesso i livelli occupazionali puntando su interventi formativi che possano favorire lo sviluppo di nuove competenze, specialmente digitali”, ha sottolineato.

Nell’attuale contesto sanitario ed economico, infatti, le imprese sono chiamate inevitabilmente a riconvertire i loro modelli organizzativi del lavoro. Di conseguenza, anche le competenze dei lavoratori dovranno adattarsi ai cambiamenti imposti dal momento per poter affrontare la ripresa all’interno di “un contesto produttivo aziendale che non sarà certamente uguale a quello dei mesi passati”.

Un nuovo modello di politiche attive 

Un esempio è costituito dalla possibilità di svolgere il tirocinio in smart working: impensabile solo un paio di mesi fa dato che il tirocinante necessita di essere formato sul posto di lavoro. Per il Presidente della Fondazione Consulenti per il Lavoro, Vincenzo Silvestri, è determinante per la ripartenza ripensare a un nuovo modello di politiche attive del lavoro. E l’assegno di ricollocazione, pensato prima per i soggetti percettori di Naspi, poi per i percettori del Reddito di Cittadinanza e successivamente gestito a livello nazionale dall’Anpal, rappresenta un buon punto di partenza su cui intervenire per modificare le regole di funzionamento, oltre che quelle riguardanti l’attivazione dei soggetti beneficiari, per far ripartire le politiche attive del lavoro.

“Sarebbe ora, infatti, che l’assegno di ricollocazione tornasse a essere destinato a tutti i lavoratori che entrano nel bacino della disoccupazione e che la politica decidesse definitivamente sulla governance dell’Anpal”, ha sottolineato il Presidente.

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