di Tiziano Menduto |
Nel corso degli ultimi decenni, la protezione della salute e sicurezza sul lavoro in Italia si è spesso scontrata con un paradosso: pur avendo norme molto avanzate sulla carta, la loro applicazione pratica ha subito rallentamenti significativi.
Il D.Lgs. 81/2008 ha segnato una tappa cruciale nel quadro normativo, ma la piena efficacia di queste disposizioni è stata ostacolata da ritardi nell’emanazione dei decreti attuativi e dalla mancata completa realizzazione di strumenti annunciati, come il Sinp (Sistema Informativo Nazionale per la Prevenzione).
Una vivace attività legislativa
Negli ultimi tre anni, invece, si è assistito a un sensibile cambiamento, contraddistinto da una vivace attività legislativa. Purtroppo spesso attuata attraverso la decretazione d’urgenza, con normative che hanno avuto l’obiettivo, vedremo nei prossimi mesi e anni se sarà raggiunto, di portare alla diminuzione degli infortuni e malattie professionali.
In questo contesto l’approvazione, nel mese di dicembre 2025, della “Strategia Nazionale in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro 2026-2030” ha rappresentato un ulteriore passo significativo per il sistema italiano della prevenzione. Un documento che, elaborato dal Comitato per l’indirizzo e il coordinamento della vigilanza (Comitato ex art. 5, D.lgs. 81/2008), si pone come strumento di indirizzo strategico, coerente con il Quadro strategico in materia di salute e sicurezza sul lavoro (SSL) 2021-2027 dell’Unione europea e con il Piano Nazionale della Prevenzione 2026-2031.
Si tratta di un indirizzo strategico che, come ricordato in un comunicato del Ministero della Salute, definisce un percorso per affrontare le sfide di un mondo del lavoro in rapida evoluzione. E indirizza le “linee comuni delle politiche in materia di salute e sicurezza sul lavoro, gli obiettivi e programmi dell’azione pubblica di miglioramento delle condizioni di salute e sicurezza dei lavoratori”.
Tre obiettivi della Strategia Nazionale 2026-2030
Ricordando poi che i quadri strategici SSL dell’Ue svolgono un ruolo fondamentale di orientamento nel definire nei vari Stati membri obiettivi, priorità e azioni concrete di miglioramento, la Strategia Nazionale 2026-2030 ricorda che il nuovo quadro, adottato dalla Commissione Europea nel giugno del 2021, si concentra su tre obiettivi trasversali.
Per il loro raggiungimento, la Ue ravvisa necessaria un’azione basata su “dialogo sociale, rafforzamento delle evidenze scientifiche e dell’applicazione delle norme, aumento della consapevolezza, con azioni di formazione, informazione, aggiornamento alle figure chiave della prevenzione, risorse”.
- anticipare e gestire il cambiamento nel nuovo mondo del lavoro determinato dalla transizione verde, digitale e demografica (cambiamento);
- migliorare la prevenzione degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali (prevenzione);
- aumentare la preparazione per gestire adeguatamente eventuali future crisi sanitarie.
Cinque Assi Strategici
In coerenza con questi obiettivi, la Strategia 2026-2030 si articola in cinque Assi Strategici. Sono le direttrici fondamentali attraverso cui vengono declinati gli obiettivi di prevenzione, le priorità di intervento e le azioni di sistema da attuare nel periodo tra il 2026 e il 2030. Questi Assi Strategici rappresentano specifici ambiti di intervento che si tradurranno anche in effetti sull’attività dei professionisti della salute e sicurezza sul lavoro.
I cinque punti individuati sono:
- Asse Strategico 1: affrontare i cambiamenti del mondo del lavoro. Si focalizza sui mutamenti nel mondo lavorativo, evidenziando la necessità di tener conto dei rischi emergenti, connessi, ad esempio, alla trasformazione digitale, ai cambiamenti climatici e agli innovativi modelli organizzativi, compresi il lavoro remoto e quello ibrido.
- Asse Strategico 2: rafforzare e incrementare la resilienza del sistema istituzionale. Si prefigge di rafforzare la resilienza delle istituzioni, favorendo il coordinamento tra le attività di vigilanza, la condivisione delle informazioni e il dialogo sociale.
- Asse Strategico 3: potenziare l’efficacia delle tutele. L’obiettivo è migliorare l’efficacia delle tutele, concentrandosi sulle aree a rischio più elevato e sulle situazioni di vulnerabilità. Si propone una prevenzione mirata, fondata sull’analisi epidemiologica e sui risultati delle analisi settoriali.
- Asse Strategico 4: supportare le micro, piccole e medie imprese. Valorizza il ruolo delle micro, piccole e medie imprese, offrendo strumenti di supporto, assistenza tecnica e specifici incentivi.
- Asse Strategico 5: diffondere la cultura della prevenzione. Punta alla diffusione della cultura della prevenzione, sottolineando il ruolo fondamentale della formazione e della sensibilizzazione già nel percorso scolastico.
L’avvio di un percorso strutturale
Il documento, che si sofferma anche sul sistema istituzionale per la prevenzione e sui dati, anche infortunistici, relativi al mercato del lavoro, indica che la definizione della presente Strategia Nazionale 2026-2030 “non costituisce un punto di arrivo, bensì l’avvio di un percorso strutturale, dinamico e condiviso, volto a rispondere in modo concreto alle sfide poste dai cambiamenti del mondo del lavoro e dalla necessità di abbattere il fenomeno infortunistico e tecnopatico”.
Si indica che il primo e imprescindibile passo per l’effettiva implementazione della Strategia consiste nel suo formale recepimento tramite Accordo in sede di Conferenza Stato-Regioni. Un atto che impegnerà il Governo, le Regioni e le Province Autonome a declinare le linee di indirizzo nazionali all’interno delle rispettive programmazioni territoriali. Si segnala poi che l’efficacia di una strategia quinquennale risiede anche “nella sua capacità di essere monitorata, valutata e, ove necessario, ricalibrata in corso d’opera. Per tale ragione, il sistema di monitoraggio e la verifica dello stato di avanzamento dei lavori assumono un ruolo centrale nella governance del piano”.
Ed è stato pianificato un rigoroso meccanismo di review annuale, che permetterà alla Strategia Nazionale di configurarsi come uno strumento resiliente, capace di adattarsi alle rapide evoluzioni del contesto produttivo e tecnologico.
* Articolo realizzato in collaborazione con PuntoSicuro, dal 1999 il primo quotidiano online sulla sicurezza.

















