Decreto Lavoro, l’appello di Ob Italia sulla gestione dei dati Cnel

L’Organizzazione Bilaterale Italiana lancia l’appello in vista della conversione in Senato: “basarsi solo sui dati quantitativi rischia di legittimare i contratti pirata e penalizzare la contrattazione di qualità”

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Ob Italia esprime forte preoccupazione per la struttura della la riforma dell’archivio nazionale dei contratti collettivi da parte del Cnel

In seguito al voto di fiducia alla Camera dei Deputati sul Decreto Lavoro, Ob Italia esprime forte preoccupazione per la struttura della la riforma dell’archivio nazionale dei contratti collettivi da parte del Cnel.

Sebbene il provvedimento nasca con l’intento condivisibile di contrastare il dumping contrattuale e garantire un “salario giusto”, i criteri scelti per la catalogazione rischiano di trasformarlo in occasione sprecata. “Così come è configurata oggi, la nuova catalogazione predisposta dal Cnel, con l’istituzione di più sezioni dell’archivio non fondate sul criterio di promozione del lavoro di qualità, crea soltanto confusione tra gli operatori e un’arbitraria selezione dei contratti. Il Cnel ha scelto di pesare i contratti basandosi esclusivamente su un criterio quantitativo, sui numeri di applicazione estratti dai flussi UniEmens dell’Inps. Un errore logico e strutturale”, si legge nella nota stampa di Ob Italia.

Paradosso per il mercato del lavoro

Secondo l’Organizzazione Bilaterale, questo meccanismo produce un paradosso inaccettabile sul mercato del lavoro. Infatti, Ccnl che registrano una più limitata applicazione numerica, ma che garantiscono ai lavoratori elevati standard di Trattamento Economico Complessivo (Tec), rischiano di essere ingiustamente screditati o declassati. Di contro, alcuni contratti pirata, che non offrono adeguato livello di tutela e generano concorrenza sleale verso le imprese virtuose, ricevono una legittimazione ufficiale e l’inserimento nella sezione principale dell’archivio. Solo perché, sfruttando il basso costo del lavoro, registrano alti numeri di diffusione.

Le richieste di Ob Italia

“Il Decreto Legge potrà effettivamente ordinare l’attuale giungla contrattuale solo se il Senato, nella conversione in vista della scadenza del 29 giugno, avrà il coraggio di correggere la rotta”, dice Ob Italia. “La metrica dell’Archivio va ribaltata: la classificazione e il filtro d’ingresso dei contratti vanno impostati sul valore reale del Tec e non sui meri numeri di applicazione. Solo spostando il baricentro sul Tec si cambierà il bacino contrattuale di riferimento delle associazioni, svuotando di significato le sigle di comodo”.

Ob Italia, a nome delle organizzazioni datoriali e sindacali che rappresenta, chiede pertanto “un intervento urgente e un confronto con il legislatore per istituire un archivio dei contratti collettivi che sia davvero unico, trasparente e pienamente accessibile anche alle software house. Uno strumento digitale moderno che, mettendo al centro il principio del salario giusto calcolato sul Tec, offra parametri oggettivi e automatizzabili per azzerare le sperequazioni e difendere la reale democrazia nel mondo del lavoro”.

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