di Laura Ferrari |
La legge n. 34/2026 pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 68 del 23 marzo 2026, in vigore dal 7 aprile, ha introdotto una misura per favorire la trasformazione del rapporto di lavoro da tempo pieno a part-time dei lavoratori senior prossimi alla pensione, con l’obiettivo di incentivare il ricambio generazionale.
L’articolo 6 della Legge annuale sulle Piccole e Medie Imprese introduce una disciplina transitoria, per gli anni 2026 e 2027 limitatamente a un numero massimo complessivo di 1.000 lavoratori. La norma attribuisce al lavoratore dipendente a tempo indeterminato di datori di lavoro privati che occupano fino a 50 dipendenti la facoltà di trasformare da tempo pieno a tempo parziale il rapporto di lavoro se in possesso di anzianità contributiva precedente al 1° gennaio 1996 e dei requisiti idonei a conseguire, entro il 1° gennaio 2028, l’accesso alla pensione di vecchiaia e anticipata.
Come precisato anche nel dossier di documentazione dei Servizi e degli Uffici del Senato della Repubblica e della Camera dei deputati, si fa riferimento a pensioni da liquidarsi quindi con il sistema di calcolo misto o con quello contributivo, se il lavoratore con anzianità ante 1996 ha esercitato la relativa opzione. Il comma 3 precisa che, ai fini della verifica dei requisiti pensionistici, i soggetti interessati presentano domanda all’Inps secondo le modalità stabilite dallo stesso Istituto.
Relativamente alla percentuale di riduzione del part-time, la forbice risulta ben precisa. I lavoratori in possesso dei suddetti requisiti potranno richiedere la trasformazione del proprio rapporto di lavoro a tempo pieno e indeterminato in un rapporto a tempo parziale, con riduzione dell’orario compresa tra un minimo del 25% e un massimo del 50%. Concordando con il datore di lavoro le modalità di svolgimento della prestazione, anche attraverso clausole elastiche o flessibili riferite alla settimana o al mese. Attenzione, perché non è sufficiente il mero accordo tra le parti, ma l’atto deve avere data certa.
Part-time dei lavoratori senior: le agevolazioni previste
Per diffondere tale misura, il legislatore ha introdotto diversi incentivi a favore del lavoratore prossimo alla pensione. Il lavoratore idoneo avrà diritto alla trasformazione del rapporto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale. Inoltre, potrà beneficiare di un’agevolazione contributiva. Parliamo di un esonero contributivo pari al 100% della quota dei contributi previdenziali per l’invalidità, la vecchiaia e i superstiti a suo carico, in relazione alla retribuzione effettivamente percepita e nel limite massimo di 3.000 euro annui riparametrati su base mensile. Con decorrenza dalla data di trasformazione del rapporto di lavoro a tempo parziale e fino alla data del 31 dicembre 2027, ovvero alla data effettiva di pensionamento, se anteriore.
Resta ferma l’aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche. Viene altresì riconosciuta fino alla data del 31 dicembre 2027, ovvero fino alla data effettiva di pensionamento se anteriore, l’integrazione dei versamenti contributivi sino a concorrenza della quota di retribuzione non percepita per la trasformazione del contratto. Inoltre, per i periodi di riduzione della prestazione lavorativa, è riconosciuta la contribuzione figurativa commisurata alla retribuzione corrispondente alla prestazione lavorativa non effettuata.
Il riconoscimento di tali benefici al lavoratore è ad ogni modo subordinato alla contestuale assunzione a tempo pieno e indeterminato, anche agevolata, di un lavoratore di età non superiore a 34 anni per ciascun lavoratore interessato dalla riduzione di orario. Questo è l’aspetto centrale della novità normativa, che ne definisce l’obiettivo. La misura è pensata per facilitare il passaggio delle competenze e delle conoscenze da una generazione all’altra. Garantendo la continuità operativa e la sostenibilità delle imprese.
Le sfide del mercato del lavoro contemporaneo
L’attuale scenario del mercato del lavoro si confronta con sfide strutturali complesse, determinate dall’invecchiamento della popolazione e dall’inverno demografico. Contestualmente alla difficoltà nel reperire professionalità allineate alle esigenze di mercato e nell’attrarre le nuove generazioni, le organizzazioni sono chiamate ad assicurare che il patrimonio di conoscenze e la memoria storica detenuta dal personale di maggiore esperienza siano efficacemente trasferiti ai profili junior. É bene che tale trasferimento avvenga attraverso un processo di passaggio generazionale formalmente strutturato e programmatico.
In questa prospettiva, la decisione di trattenere e prolungare l’attività lavorativa di figure strategiche acquisisce una valenza significativa solo se correlata all’inserimento contestuale di nuove risorse. Il tema del ricambio generazionale è destinato a divenire un fattore sempre più strategico e determinante per la sostenibilità aziendale. La gestione del turnover generazionale risulta cruciale, in particolare per le Piccole e Medie Imprese. Le quali costituiscono il fulcro del tessuto economico e che spesso incontrano criticità rilevanti nell’assicurare la continuità operativa attraverso il trasferimento delle competenze.
L’istituto del part-time incentivato è uno strumento che consente alle nuove generazioni di acquisire conoscenze direttamente dal personale esperto in un contesto operativo e lavorativo reale. È tuttavia essenziale rilevare che l’incentivo de quo rischia di produrre un impatto limitato e poco efficace se non integrato da un framework organizzativo strutturato e programmatico. Promuovendo un ricambio generazionale gestito, le aziende possono garantire la continuità del business e minimizzare i rischi economici, specialmente per le Pmi, facilitando una transizione fluida e controllata.
Strategie e criticità
Un passaggio generazionale ben gestito può aumentare il valore dell’azienda, rendendola più attrattiva per investitori o eventuali acquirenti, ma non solo. Le aziende che dimostrano di avere una pianificazione solida per il futuro guadagnano fiducia e rispetto nel mercato. I dipendenti tendono a essere più motivati in un ambiente che promuove il ricambio generazionale, contribuendo a una cultura aziendale positiva. I clienti tendono a rimanere fedeli a un’azienda che mostra stabilità e leadership coerente.
Il passaggio generazionale consente di mantenere competenze chiave all’interno dell’azienda, evitando la perdita di know-how critico. Analizziamo alcune strategie utili per affrontare efficacemente la staffetta generazionale. Certamente diventa prioritario elaborare un piano di successione chiaro che definisca le fasi del ricambio generazionale e le responsabilità dei soggetti coinvolti.
L’investimento in programmi strutturati di formazione e mentoring è cruciale per la trasmissione metodica delle conoscenze. Altro passaggio fondamentale e spesso sottovalutato è l’incentivazione alla condivisione. I dipendenti esperti devono essere attivamente incentivati e sensibilizzati a condividere le proprie conoscenze e competenze. Capita che vi sia resistenza a trasferire le proprie competenze, spesso perché non sono chiare, ai dipendenti coinvolti, le tempistiche e la programmazione nel medio periodo, che l’azienda ha messo in atto per affrontare questa delicata fase.
Le richieste di trasferimento delle competenze posso essere vissute come una mera sostituzione priva di gratitudine. Questo passaggio, dall’elevato valore, può avere un forte impatto psicologico. Il dipendente senior necessita di sentirsi accompagnato e coinvolto e di avere la percezione di essere protagonista e responsabile di questa delicata fase. Ulteriore aspetto fondamentale, effettuare una valutazione delle competenze (o gap analysis) necessarie per la sostenibilità futura, confrontandole con quelle attualmente disponibili all’interno del team aziendale.
Le organizzazioni che investono proattivamente nel proprio capitale umano, offrendo opportunità di crescita e sviluppo professionale, favoriscono un ambiente lavorativo stimolante. Elemento imprescindibile per l’attrazione e la fidelizzazione dei talenti. Gestire efficacemente la staffetta generazionale non solo salvaguarda la continuità aziendale, ma promuove anche un contesto propizio all’innovazione e alla crescita.
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