Il top management non può più ignorare il welfare

La ricerca “Circular Benefits & Impact. Benefit che generano un engagement sostenibile” di Ipsos Doxa per Pluxee Italia evidenzia il ruolo crescente del welfare aziendale come leva competitiva

0
658
La ricerca di Ipsos Doxa per Pluxee Italia riflette l'importanza del welfare, oltre agli stipendi, nelle valutazioni del top management

La competizione per attrarre e trattenere talenti non si gioca più soltanto sullo stipendio, ma anche sul welfare aziendale, e il top management deve fare i conti con questo cambiamento epocale.

Flessibilità, qualità dell’esperienza lavorativa, benessere e benefit stanno diventando elementi sempre più rilevanti nella costruzione di una proposta di valore delle aziende. Da un lato HR manager e imprenditori prevedono una crescita del welfare nell’agenda del top management. Dall’altro i lavoratori mostrano di considerarlo sempre più concretamente nella valutazione di un datore di lavoro.

È quanto emerge dalla ricerca “Circular Benefits & Impact. Benefit che generano un engagement sostenibile” realizzata da Ipsos Doxa per Pluxee Italia.

Le nuove priorità del top management

Il 69% delle imprese ritiene che nei prossimi anni l’attenzione del top management verso lo sviluppo di piani di welfare aziendale crescerà. Nel dettaglio, il 30% prevede che crescerà “sicuramente in modo significativo”.

Un ulteriore 39% ritiene che aumenterà “probabilmente abbastanza”. Non si tratta solo di una previsione interna alle aziende: questa maggiore attenzione appare coerente il target dipendenti. Dove il welfare si conferma un elemento molto rilevante nella percezione complessiva dell’offerta aziendale.

A confermare questa tendenza è soprattutto l’esperienza diretta delle aziende che hanno già introdotto un piano welfare. Tra queste, la quota di chi prevede una crescita dell’attenzione da parte del top management raggiunge il 77%, contro il 45% tra le imprese che non dispongono ancora di strumenti strutturati.

Il divario mostra come il welfare, una volta implementato, venga percepito con maggiore chiarezza non solo come beneficio per i dipendenti. Ma anche come leva organizzativa capace di incidere su engagement, clima interno e capacità di retention.

Cosa ne pensano i lavoratori e le imprese

Il parallelismo con il punto di vista dei lavoratori rafforza questa lettura. Tra i dipendenti che lavorano in aziende con un piano welfare, il 68% dichiara che, a parità di condizioni retributive, un’offerta con un pacchetto welfare migliorativo aumenterebbe la probabilità di cambiare lavoro. Quota sostanzialmente allineata, al 69%, anche tra chi oggi non dispone di un piano welfare aziendale.

Tra le imprese, quelle di medie dimensioni risultano le più ottimiste. Il 75% prevede una crescita dell’attenzione manageriale verso il welfare, rispetto al 65% delle piccole imprese. Segnale di come il tema stia diventando rilevante anche al di fuori delle grandi organizzazioni. Coinvolgendo realtà che vedono nel welfare uno strumento per competere meglio sul mercato del lavoro e costruire una proposta più solida per i propri dipendenti.

Inoltre, l’83% degli HR manager e imprenditori ritiene che i lavoratori di domani presteranno sempre più attenzione al welfare aziendale nella scelta dell’impresa in cui lavorare. Anche in questo caso, la lettura delle aziende trova una conferma dal punto di vista dei dipendenti. Il 78% dei lavoratori, ritiene che, per i lavoratori di domani, la presenza di un piano welfare aziendale rappresenterà un benefit importante e apprezzabile.

Benefit, servizi e iniziative di benessere diventano quindi parte integrante dell’employer branding e della capacità delle aziende di rispondere a bisogni sempre più articolati, che vanno oltre la sola componente retributiva.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here