a cura di Greta Gironi |
In un tempo in cui il lavoro viene analizzato prevalentemente attraverso metriche, algoritmi e indicatori di performance, Domenico Barricelli sceglie un’altra via: restituire voce ai soggetti con Storie di vita… e di lavoro.
Un libro che si colloca consapevolmente nel solco della sociologia qualitativa, rilanciando il metodo biografico come strumento privilegiato per comprendere le trasformazioni del lavoro nell’era digitale. Fin dalle prime pagine del Prologo, l’autore chiarisce la postura epistemologica che orienta l’intero volume: il lavoro non è solo attività retribuita, ma luogo di identità, relazione, significato. Raccontarlo significa, dunque, raccontare sé stessi. In una stagione storica segnata da accelerazione tecnologica, precarietà e transizioni continue, la narrazione diventa dispositivo di senso, pratica riflessiva e strumento di orientamento.
L’approccio biografico
Il volume si articola in tre parti, secondo un percorso coerente che intreccia teoria, metodo e applicazione. La prima parte costruisce l’impianto concettuale dell’approccio biografico, richiamando la “svolta narrativa” in sociologia e la distinzione tra pensiero paradigmatico e pensiero narrativo. Quest’ultimo – soggettivo, interpretativo, orientato alla comprensione – si rivela particolarmente adatto a leggere le transizioni identitarie del lavoro contemporaneo. La tabella comparativa tra i due modelli di pensiero (pp. 12-13) non ha solo valore didattico: è una presa di posizione metodologica netta.
Il metodo biografico viene presentato come pratica dialogica, relazione tra narratore e ascoltatore, processo di co-costruzione di significato. Barricelli insiste sul ruolo del ricercatore non come osservatore esterno ma come interlocutore attivo. In una “conoscenza partecipata” che sottrae l’esperienza lavorativa alla riduzione statistica e la restituisce alla sua complessità esistenziale.
Il viaggio come metafora
La seconda parte del volume assume la forma di un viaggio – metafora che attraversa l’intero impianto narrativo. Il richiamo al “viandante” di Umberto Galimberti e alla dimensione dell’imprevisto evocata da Eugenio Montale non è ornamentale: diventa chiave interpretativa delle biografie raccolte. Le storie dei professionisti intervistati mostrano come l’identità lavorativa sia un processo in divenire, attraversato da snodi, rotture, apprendimenti, riposizionamenti.
Particolarmente significativa è l’attenzione riservata alle nuove identità lavorative e al mismatch generazionale. Le giovani generazioni, orientate all’autenticità, al bilanciamento vita-lavoro e alla sostenibilità, mettono in discussione la “grammatica del taylor-fordismo” e la rappresentazione del lavoro come abnegazione. Qui l’analisi sociologica si intreccia con una riflessione pedagogica e organizzativa: il lavoro è chiamato a diventare contesto di senso e non solo spazio di prestazione.
La terza parte offre una dimensione operativa, con una traccia per la conduzione dell’intervista biografica. Non si tratta di un semplice allegato tecnico, ma di un vero e proprio ponte tra ricerca e pratica formativa. L’utilizzo di immagini simboliche e metafore come dispositivi di attivazione narrativa testimonia la continuità tra riflessione teorica e intervento nei contesti organizzativi.
Il merito del volume sta proprio in questa integrazione: sociologia del lavoro, pedagogia narrativa, counseling organizzativo e sviluppo delle competenze socioemotive convergono in un impianto coerente. L’autore, forte di una lunga esperienza di ricerca e formazione, propone una prospettiva che supera la dicotomia tra analisi accademica e pratica professionale. In un’epoca dominata dalla retorica della digitalizzazione e dell’intelligenza artificiale, Storie di vita… e di lavoro ricorda che ogni trasformazione tecnologica è, prima di tutto, trasformazione biografica. Le microstorie raccolte diventano “frammenti di storia sociale incarnata”, tessere di un mosaico più ampio che riguarda tutti.
Perché leggere Storie di vita… e di lavoro
Il libro si rivolge a studiosi, formatori, consulenti organizzativi, ma anche a chiunque voglia interrogarsi sul proprio rapporto con il lavoro. Perché, come emerge chiaramente dalle pagine del volume, raccontare il lavoro significa riconoscere la trama di relazioni, emozioni e scelte che ne costituiscono il senso. Il volume di Barricelli si inserisce nel dibattito contemporaneo non come semplice contributo metodologico, ma come invito a riabilitare l’ascolto in una società che tende a misurare tutto e a comprendere poco.
Chi lo ha scritto
Domenico Barricelli è sociologo del lavoro e delle organizzazioni, counselor formatore-supervisore, docente universitario e ricercatore. Da oltre trent’anni si occupa di sviluppo organizzativo, formazione manageriale e imprenditoriale, career education e counseling. Utilizza metodi e strumenti dell’apprendimento socioemotivo per promuovere empatia, consapevolezza di sé e interazione sociale, con l’obiettivo di favorire lo sviluppo individuale e organizzativo. Dal 2015 insegna “Competenze per l’inserimento nel mondo del lavoro e il metodo interdisciplinare” presso l’Università di Roma Tor Vergata. È autore di numerose pubblicazioni sui temi dell’apprendimento, della formazione e del lavoro.
Titolo Storie di vita… e di lavoro. Raccontare il lavoro che cambia nell’era digitale
Autore Domenico Barricelli
Editore Edup, 2026
Argomento Sociologia
















