di Laura Reggiani | Il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera al nuovo Decreto Lavoro, varato alla vigilia del Primo maggio con l’obiettivo di rafforzare l’occupazione, migliorarne la qualità e aggiornare le regole del mercato del lavoro alle trasformazioni in corso.
Il provvedimento si fonda su alcuni pilastri: il rafforzamento del ruolo dei contratti collettivi attraverso il principio del salario giusto, un ampio pacchetto di incentivi per favorire le assunzioni stabili di giovani e donne, in particolare nel Mezzogiorno, e una disciplina più stringente per il lavoro mediato dalle piattaforme digitali.
Secondo quanto emerso dalle bozze circolate, il decreto mobilita risorse complessive vicine al miliardo di euro, destinate in larga parte al rifinanziamento di strumenti già esistenti e considerati efficaci nel sostenere l’occupazione.
L’intervento si inserisce in una strategia più ampia portata avanti fin dall’insediamento dell’esecutivo, che punta non solo ad aumentare il numero degli occupati, ma anche a promuovere rapporti di lavoro più stabili e meglio retribuiti.
In questo quadro, il governo ha ribadito la volontà di costruire un percorso condiviso con le parti sociali, coinvolgendo organizzazioni sindacali e datoriali nella definizione delle politiche per il lavoro, attraverso un approccio graduale e basato su misure concrete.
Accanto al decreto Lavoro, l’esecutivo ha confermato l’imminente varo del Piano casa, destinato a intervenire sul fronte dell’abitare, tema strettamente connesso alla qualità della vita e alla stabilità occupazionale, soprattutto per le fasce più giovani della popolazione.
Incentivi per donne, giovani e Zes nel Decreto Lavoro
Nel dettaglio, il decreto introduce per tutto il 2026 un esonero contributivo fino al 100 per cento per le assunzioni a tempo indeterminato, con un tetto massimo di 650 euro mensili per ciascun lavoratore.
L’incentivo sale fino a 800 euro al mese nel caso di assunzioni di donne residenti nelle regioni comprese nella Zona economica speciale unica per il Mezzogiorno, con una durata massima di 24 mesi. Per finanziare la misura sono previsti limiti di spesa pari a 26,5 milioni di euro nel 2026, 63,7 milioni nel 2027 e 51,3 milioni nel 2028.
Misure analoghe riguardano i giovani under 35 attraverso il bonus giovani e il bonus Zes. In questo caso è previsto l’esonero totale dal versamento dei contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro privati, con esclusione dei contributi Inail, fino a un massimo di 500 euro mensili per lavoratore, che diventano 650 euro nelle aree Zes.
Le risorse stanziate ammontano a 109,7 milioni di euro per il 2026, 252,4 milioni per il 2027 e 135,4 milioni per il 2028, a cui si aggiungono ulteriori fondi specifici per la Zes pari a 26 milioni nel 2026, 60 milioni nel 2027 e 34 milioni nel 2028.
Ampio spazio è dedicato anche alla stabilizzazione dei rapporti di lavoro a termine. Il decreto prevede incentivi per la trasformazione dei contratti a tempo determinato in contratti a tempo indeterminato, con particolare attenzione ai giovani alla prima esperienza di occupazione stabile. Anche in questo caso è riconosciuto uno sgravio contributivo fino a 500 euro al mese.
Decreto Lavoro: salario giusto e contratti collettivi
Sul fronte salariale, il testo non introduce un salario minimo legale, ma rafforza il principio del salario giusto ancorandolo ai contratti collettivi nazionali stipulati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative.
Questi contratti diventano il riferimento obbligatorio anche per l’accesso agli incentivi. Viene inoltre rafforzata la trasparenza, con l’obbligo di indicare il contratto applicato e la retribuzione nelle offerte di lavoro e nelle comunicazioni obbligatorie.
Il decreto introduce anche una spinta ai rinnovi contrattuali, prevedendo un adeguamento automatico delle retribuzioni pari al 30 per cento dell’inflazione Ipca nel caso di contratti non rinnovati da almeno dodici mesi. La misura non si applica ai contratti già scaduti e entrerà in vigore a partire dal primo gennaio 2027. Nel corso dell’iter di definizione del testo, la percentuale di adeguamento è stata oggetto di diverse modifiche rispetto alle bozze iniziali.
Lavoro digitale e contrasto al caporalato
Un capitolo centrale del provvedimento riguarda il lavoro svolto tramite piattaforme digitali. Viene introdotta una presunzione di subordinazione nei casi in cui sia presente un controllo algoritmico delle prestazioni, insieme a un rafforzamento degli obblighi informativi su criteri di assegnazione delle attività, compensi e sistemi di valutazione.
Le piattaforme dovranno inoltre conservare i dati relativi alle prestazioni lavorative e metterli a disposizione delle autorità competenti.
Il decreto interviene anche sul contrasto al cosiddetto caporalato digitale, prevedendo sanzioni per l’uso illecito di account e per pratiche di sfruttamento. Sono considerati indici di irregolarità compensi inferiori ai minimi previsti dai contratti nazionali, carichi di lavoro o tempi di disponibilità sproporzionati e l’utilizzo organizzato di identità o account altrui.
Per i rider è previsto l’obbligo di identificazione tramite SPID, CIE, CNS o attraverso un account rilasciato dalla piattaforma associato a un singolo codice fiscale. La cessione o l’uso improprio dell’account comporta una sanzione amministrativa compresa tra 600 e 1.200 euro.
Tra le altre misure contenute nel decreto figura infine la proroga dell’isopensione fino al 2029, a conferma dell’intento di accompagnare in modo graduale le transizioni nel mercato del lavoro.
















