Tre morti al giorno non sono un destino

Nel 2025 in Italia si sono registrate 597.710 denunce di infortunio sul lavoro e 1.093 morti. Il presidente dell’ Inail Fabrizio D’Ascenzo richiama a un cambio di passo: più cultura della prevenzione, formazione di qualità, sostegno alle imprese, uso intelligente dei bandi Isi e dell’AI per costruire una strategia nazionale stabile di tutela della salute e sicurezza

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Il presidente Inail Fabrizio D’Ascenzo richiama a un cambio di passo: prevenzione, formazione, uso intelligente dei bandi Isi e dell’AI

di Laura Reggiani |

Tre morti al giorno sul lavoro, quasi 600mila denunce di infortunio, malattie professionali in crescita e un fenomeno – quello degli infortuni in itinere – ancora sottovalutato.

Il quadro che emerge dai dati 2025 dell’Inail, Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro, racconta un Paese che continua a pagare un prezzo altissimo in termini di vite umane e salute nei luoghi di lavoro. In questo scenario, il presidente dell’Inail, Fabrizio D’Ascenzo, richiama con forza la necessità di un vero salto di qualità.

Rafforzare la cultura della prevenzione, rendere formazione e informazione strumenti concreti e non meri adempimenti, sostenere le imprese attraverso i bandi Isi, promuovere sinergie con gli enti bilaterali e utilizzare le nuove tecnologie – a partire dall’Intelligenza Artificiale – come alleate strategiche. Nell’intervista D’Ascenzo traccia le priorità per il futuro della sicurezza sul lavoro in Italia, alla luce della nuova Strategia nazionale 2026-2030 e delle più recenti misure normative. Indicando responsabilità, strumenti e opportunità per datori di lavoro e lavoratori.

Nel 2025 si sono registrati in media tre morti al giorno sul lavoro, dato che colpisce l’opinione pubblica e preoccupa gli addetti ai lavori. Come legge questo fenomeno e quali sono, secondo Inail, le cause principali che ancora oggi portano a un numero così elevato di incidenti mortali?

In attesa delle informazioni più consolidate che saranno a breve diffuse con la Relazione annuale, posso dire che il 2025 ha registrato 597.710 denunce di infortuni sul lavoro, in aumento dell’1,4% rispetto all’anno precedente. Di queste, 1.093 hanno avuto esito mortale, tre in più rispetto al 2024. All’origine di questo fenomeno possono purtroppo esserci diverse cause legate anche a una cultura della prevenzione ancora insufficiente.

È importante, dunque, rafforzare la formazione e la consapevolezza dei pericoli da parte dei datori di lavoro e degli stessi lavoratori. A fronte dei rischi tradizionali ed emergenti esiste una multifattorialità. Poiché essi non derivano quasi mai da una singola causa, ma sono il risultato dell’interazione di diversi fattori tecnici, organizzativi, sociali e ambientali. È quindi di fondamentale rilevanza diffondere in maniera capillare la cultura della sicurezza sul lavoro, concentrandosi sui settori a maggior rischio infortunistico, attraverso il coinvolgimento diretto di tutti gli stakeholder, per un sistema partecipato.

Dall’ultima Relazione annuale Inail emerge che gli incidenti in itinere soo un fenomeno sottovalutato. Perché non ricevono ancora l’attenzione che meritano e quali misure concrete potrebbero ridurne il numero?

La prevenzione degli infortuni in itinere è un tema molto complesso, in considerazione della tipologia di rischio connessa in senso ampio ai pericoli della circolazione stradale, sulla quale incidono anche fattori estranei all’attività lavorativa svolta. Nel 2025 le denunce per infortuni in itinere dei lavoratori sfiorano quota 100mila (+3,2% rispetto al 2024) con 293 casi mortali.

Dati che, pur nella provvisorietà, confermano la necessità di investire su iniziative che puntino ad una vera e propria formazione di utenti della strada consapevoli e attenti. Numerose sono le iniziative progettuali dell’Istituto su questo tema e le collaborazioni istituzionali avviate. Ultima in ordine di tempo l’accordo di collaborazione con l’Aci. L’impegno dell’Inail per la riduzione degli infortuni in itinere si realizza anche sul fronte della ricerca, con un’attenzione particolare alla condizione psicofisica del conducente alla guida, al fine di analizzare possibili fattori di rischio, come ad esempio patologie non diagnosticate, che si sommano a quelli più evidenti e misurabili.

I dati mostrano una crescita delle malattie professionali. A cosa è dovuto questo aumento: maggiore emersione, nuove forme di lavoro o carenze nella prevenzione? Quali leve ritiene prioritarie per contrastare questa tendenza?

Le denunce di malattie professionali continuano ad aumentare. I dati provvisori del 2025 mostrano un incremento delle denunce dell’11,3% rispetto all’anno precedente. Del resto, l’evoluzione dei cicli produttivi e i cambiamenti del mercato del lavoro hanno impresso ripercussioni importanti sulla salute e sul benessere dei lavoratori. Comportando anche modifiche nel quadro delle malattie professionali, nonché nei rischi per la salute dei lavoratori esposti.

Tuttavia, vorrei evidenziare come l’incremento delle patologie lavoro-correlate non è necessariamente riconducibile a un peggioramento delle condizioni di lavoro. Al contrario, può essere attribuito a una accresciuta informazione da parte dei lavoratori e dei medici certificatori in merito alle coperture assicurative e all’ampliamento nel tempo delle patologie riconoscibili. Tale fenomeno può costituire, inoltre, un importante indicatore di una più efficace strategia di prevenzione, poiché la denuncia tempestiva può consentire di intervenire prima che la malattia raggiunga stadi più severi. Per contrastare il fenomeno ritengo sempre importanti le campagne formative e informative, anche allo scopo di riconoscere un’omogeneità di trattamento su tutto il territorio.

I bandi Isi rappresentano uno strumento di sostegno importante. Può spiegare come funzionano, quali interventi privilegiano e che tipo di impatto hanno avuto finora sulla riduzione del rischio nei luoghi di lavoro?

Attraverso i bandi Isi l’Istituto rinnova il suo impegno a sostenere progetti aziendali finalizzati alla riduzione dei rischi professionali, al miglioramento delle condizioni di lavoro, all’adozione di soluzioni tecnologiche più sicure ed efficienti. Per l’anno 2025 le risorse stanziate sono state, come nel 2024, 600 milioni di euro, che hanno rafforzato le iniziative di bonifica amianto e di innovazione tecnologica e potenziato i sistemi di gestione per favorire le micro e piccole imprese.

La novità più rilevante di questa edizione è la possibilità di finanziare, in affiancamento al progetto principale, anche un intervento aggiuntivo tra quelli previsti per ciascun asse. Cito, ad esempio, l’utilizzo di dispositivi di protezione individuale intelligenti, utili per monitorare l’ambiente circostante in tempo reale e intervenire in caso di rischio. I bandi rappresentano un’iniziativa strutturale, unica nel suo genere, che ha permesso, dal 2010 a oggi, lo stanziamento di oltre 4,7 miliardi di euro a disposizione del sistema a fondo perduto. Ammettendo al finanziamento più di 43mila progetti di prevenzione.

Guardando all’attuale quadro normativo e alle politiche in corso, come valuta l’azione del governo sul fronte della prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali? Quali interventi ritiene più urgenti per fare un salto di qualità nella tutela della salute e sicurezza sul lavoro?

La Relazione annuale 2024 dell’Inail si chiudeva con una sfida futura. Quella di contribuire alla definizione di una strategia nazionale di prevenzione e protezione, accompagnata da un piano d’azione concreto, basato su un approccio sistematico e a rete, attraverso il coinvolgimento dei professionisti della prevenzione, delle istituzioni e dei corpi intermedi.

Grazie alla fattiva collaborazione con il Governo, sono stati segnati passi in avanti anche attraverso la Strategia nazionale in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro 2026-2030 e il decreto-legge 159/2025 (convertito in legge 198/2025). Con un metodo di lavoro partecipato si mira a diffondere ulteriormente una cultura della sicurezza, per contrastare il fenomeno degli infortuni sul lavoro, stando al fianco di lavoratori e imprese, investendo su innovazione tecnologica e analisi dati.

Informazione e formazione sono pilastri della prevenzione, ma nella pratica sono a volte percepite come adempimenti formali. Quanto sono davvero determinanti questi strumenti e come renderli più efficaci e aderenti alle reali esigenze di lavoratori e imprese?

Negli anni l’Istituto si è impegnato nell’intensificare le azioni per diffondere la cultura della sicurezza e far conoscere sia i rischi sia le opportunità del lavoro sicuro. Con riferimento alla formazione penso, ad esempio, all’Avviso pubblico per il finanziamento di progetti di formazione e informazione destinato prioritariamente agli attori della prevenzione. La formazione deve essere percepita come un percorso educativo nell’ottica del miglioramento delle competenze dei lavoratori. Affinché questi siano in grado di fronteggiare i pericoli, di usare correttamente le attrezzature di lavoro, di assumere piena consapevolezza delle mansioni nell’ambito del processo produttivo.

Significativo l’impegno dell’Istituto nel corso dell’iter normativo per l’approvazione della legge 17 febbraio 2025, n. 21. Concernente l’introduzione delle conoscenze di base in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro nell’ambito dell’insegnamento dell’educazione civica. Lo scopo è sensibilizzare maggiormente i giovani, futuri lavoratori di domani. In ambito europeo l’Inail è il Focal point per l’Italia dell’Agenzia Europea EU-Osha. La quale ha il compito di raccogliere, analizzare e diffondere informazioni e conoscenze, al fine di contribuire alla promozione di una cultura della prevenzione del rischio e di migliorare le condizioni di lavoro in Europa.

Gli enti bilaterali svolgono un ruolo centrale nel supporto a imprese e lavoratori su formazione, prevenzione e promozione della cultura della sicurezza. Come valuta il contributo e quali sinergie potrebbero essere rafforzate?

La bilateralità è uno strumento prezioso nel nostro mercato del lavoro e offre numerose opportunità anche in tema di prevenzione del fenomeno infortunistico. Lo conferma il quadro normativo introdotto dal Decreto 159 del 2025, convertito in legge alla fine dello scorso anno, con nuove regole in materia di formazione, tracciabilità delle competenze, controlli e sistemi informativi.

In particolare, al fine di incrementare i livelli di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro in tutti i settori di attività e in particolare in quelli delle costruzioni, della logistica e dei trasporti, che presentano una alta incidenza infortunistica, il decreto dispone che l’Inail promuova interventi di formazione in materia prevenzionale attraverso l’impiego dei Fondi interprofessionali. Il decreto rafforza la centralità della formazione nella prevenzione, riconoscendo quindi il ruolo strategico dei fondi e della bilateralità nel conseguimento dei suoi obiettivi.

Per concludere, se dovesse indicare tre priorità strategiche per il futuro della sicurezza sul lavoro in Italia quali sarebbero? E che messaggio vorrebbe lasciare a datori di lavoro e lavoratori?

Come ho già detto, la sfida per il futuro sarà quella di un approccio sistemico, integrato, olistico, con una particolare attenzione alla persona. E che punti al miglioramento della prevenzione attraverso attività di informazione, formazione, ricerca e sostegno alle imprese. Solo il pieno coinvolgimento di soggetti pubblici e privati e parti sociali in un dialogo costante consentirà la promozione e diffusione di una cultura della salute e sicurezza veramente efficace.

L’innovazione tecnologica ci offre nuove opportunità per accompagnare le persone attraverso tutte le fasi dei cambiamenti in atto nel mondo del lavoro, in linea con lo sviluppo etico e sostenibile. In coerenza con il percorso nazionale di sviluppo dell’Intelligenza Artificiale, l’Inail svolge un ruolo particolarmente significativo in materia di salute e sicurezza sul lavoro e in ambito protesico-riabilitativo, utilizzando questa tecnologia come alleato strategico, per l’evoluzione delle sue diverse funzioni.

L’Intelligenza Artificiale ci permette inoltre di ottimizzare i servizi erogati a lavoratori e imprese e di creare interoperabilità tra pubbliche amministrazioni per perfezionare l’efficienza dei processi. L’impegno dell’Inail sarà di essere al passo con i tempi, in grado di rinnovare e rafforzare la propria missione, incentrata sulla tutela globale integrata.

Il presidente Inail Fabrizio D’AscenzoChi è Fabrizio D’Ascenzo

Fabrizio D’Ascenzo è professore ordinario di Tecnologia dei Cicli Produttivi e Business Information Systems presso la Facoltà di Economia dell’Università Sapienza di Roma. Attualmente è in aspettativa dall’Università perché nominato Presidente dell’Inail, l’Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro. Ricopre anche il ruolo di Vicepresidente di Uni, Ente Italiano di Normazione. È stato Preside della Facoltà di Economia dell’Università Sapienza di Roma dal 2017 al 2023 e Direttore del Dipartimento di Management della medesima Università dal 2014 al 2017. Ha conseguito il dottorato di ricerca in Scienze Merceologiche presso l’Università Sapienza di Roma ed è Dottore Honoris Causa presso l’Università di Economia di San Pietroburgo in Russia e presso l’Università degli Studi Economici di Bucarest in Romania. È autore e co-autore di oltre 250 libri e articoli pubblicati in Italia e all’estero.

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