L’intervento previsto dalla Legge Annuale Pmi non modifica l’impianto generale del lavoro agile, ma ne rafforza un profilo spesso sottovalutato: gli obblighi prevenzionistici in capo al datore di lavoro.
In particolare, la novità normativa introduce nel D.Lgs. 81/2008 un nuovo obbligo espresso per le prestazioni rese in modalità agile al di fuori dei locali aziendali. Oggi, dunque, il datore di lavoro è tenuto a fornire con cadenza almeno annuale al lavoratore e al rappresentante dei lavoratori per la sicurezza una informativa scritta.
Questo documento deve individuare sia i rischi generali sia i rischi specifici connessi alla modalità di lavoro agile. Mantenendo particolare riferimento all’utilizzo dei videoterminali e alle condizioni di svolgimento della prestazione all’esterno.
Cosa comporta l’obbligo sul lavoro agile
Si tratta di un passaggio non meramente formale. L’informativa diventa infatti lo strumento attraverso cui il datore dimostra di aver adempiuto agli obblighi di sicurezza compatibili con una prestazione svolta in ambienti non direttamente controllabili.
Parallelamente, si ribadisce che il lavoratore è tenuto a cooperare all’attuazione delle misure di prevenzione. Rafforzando così una logica di responsabilità condivisa che potrà assumere rilievo anche in sede contenziosa.
È inoltre previsto un profilo sanzionatorio in caso di omissione dell’obbligo informativo, a conferma della centralità che il legislatore attribuisce a questo adempimento. La mancata consegna dell’informativa espone il datore di lavoro al rischio dell’arresto da due a quattro mesi. Oppure all’ammenda da circa 1.500 a oltre 6.000 euro (art. 55 D.Lgs. 81/2008).
Come intervenire operativamente
In termini operativi, questo intervento richiede alle aziende una verifica concreta degli strumenti oggi in uso. In particolare serve:
- verificare presenza e aggiornamento dell’informativa sul lavoro agile;
- assicurarsi che il contenuto sia effettivamente calibrato sui rischi della prestazione da remoto;
- coordinare tale documentazione con le policy interne e con gli accordi individuali di smart working.
L’esperienza dimostra che, proprio su questi aspetti apparentemente “documentali”, si concentrano spesso le principali criticità in caso di contenzioso. Alle aziende che hanno introdotto il lavoro agile negli ultimi anni, Carnelutti Law Firm suggerisce di rimettere mano alla struttura documentale e verificare al più presto il livello di compliance.
















