Occupazione post laurea: l’Italia è in ritardo

Valdo Academics analizza il ritardo italiano nell’ingresso nel mondo del lavoro rispetto ai modelli internazionali

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Nelle università europee l’83% degli studenti riceve un’offerta prima della laurea, in Italia il 74% ha occupazione post laurea dopo un anno

Nelle università europee più competitive fino all’83% degli studenti riceve un’offerta di lavoro prima della laurea, mentre in Italia solo il 74% dei laureati trova occupazione post laurea a un anno dal titolo.

Il divario non è tanto nelle opportunità finali, quanto nella velocità di ingresso nel mondo del lavoro. È uno dei principali elementi emersi durante la Fiera Universitaria Internazionale organizzata da Valdo Academics, realtà specializzata nell’orientamento universitario internazionale.

Roberto Valdo Cortese spiega che “oltre il 95% dei laureati trova lavoro entro 6 mesi. Diversi istituti, come la Fontys University of Applied Sciences in Olanda o la giapponese Nagoya Commerce and Business School, prevedono percorsi in cui gli studenti entrano in contatto con il mondo aziendale già dal primo anno di laurea. In questo modo stage curricolari e programmi di apprendistato diventano parte integrante del percorso formativo. Non c’è solo teoria ma anche tanta pratica”.

Occupazione post laurea in Italia

Il confronto con i dati italiani conferma questa dinamica. Secondo AlmaLaurea, il 74% dei laureati è occupato a un anno dal conseguimento del titolo. Una percentuale che cresce negli anni successivi ed evidenzia un ingresso più lento nel mercato del lavoro rispetto ai principali sistemi universitari europei.

Alla base di questa differenza vi è un approccio formativo più orientato all’esperienza pratica e al contatto diretto con le imprese. In molti atenei internazionali, infatti, stage, tirocini e programmi di apprendistato sono parte integrante del percorso accademico e consentono agli studenti di acquisire competenze operative già durante gli studi.

Vale la pena studiare all’estero?

Uno dei principali dubbi riguarda il costo degli studi all’estero. Secondo gli esperti, la situazione è molto più articolata. “Spesso si pensa che studiare all’estero sia proibitivo. In realtà il costo dipende dal Paese e dall’orizzonte temporale. Frequentare le più prestigiose università olandesi vuol dire spendere meno di 3.000 euro l’anno in rette. Certo, le università inglesi possono costare dieci volte tanto, ma se consideriamo un orizzonte temporale di 6-7 anni, un laureato presso un’università come la UCL a Londra probabilmente vanterà 4 anni di lavoro molto ben retribuito”, continua Valdo Cortese.

Nonostante queste opportunità, l’accesso a percorsi internazionali resta limitato. “Circa uno studente su due che incontriamo proviene dal circuito delle scuole internazionali italiane, che dispongono di risorse specializzate per orientare i ragazzi. Nel sistema pubblico questo tipo di orientamento è poco diffuso. Speriamo di rendere più accessibili delle opportunità che possono cambiare le vite dei ragazzi”, conclude.

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