ISO 45001: da certificazione utile a elemento di compliance

Nel Decreto Legge 159/2025, convertito a fine dicembre, il legislatore stabilisce che lo standard ISO 45001 è il riferimento tecnico moderno quando si parla di modelli e sistemi organizzativi per la prevenzione

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Lo standard ISO 45001 è il riferimento tecnico moderno quando si parla di modelli organizzativi per la prevenzione

di Marco Chesi |

Negli ultimi anni la ISO 45001 (Sistema di Gestione per la Salute e Sicurezza sul Lavoro) ha smesso di essere “solo” una buona pratica organizzativa.

Per molte imprese è diventata un linguaggio comune tra direzione, Hse (Health Safety Environment), appalti, clienti e – sempre più spesso – controlli e vigilanza. Il motivo è semplice: il mercato chiede continuità operativa e affidabilità, mentre il legislatore spinge su prevenzione, tracciabilità e responsabilità. A livello globale, la diffusione degli standard ISO resta molto alta e la sicurezza sul lavoro è tra i driver più solidi.

Aumentano le certificazioni ISO

La “ISO Survey 2024” fotografa un mondo che viaggia verso i 3 milioni di certificati complessivi. E nella top 3 degli schemi più adottati (insieme a ISO 9001 e ISO 14001), la ISO 45001 continua a essere uno standard centrale. In Italia il tema è particolarmente caldo. Accredia segnala che i certificati dei sistemi di gestione superano quota 166mila (dato al 31/12/2024), con una crescita trainata anche da transizione verde e digitale. Questo ecosistema crea un effetto rete. Quando filiere e grandi committenti impostano requisiti Hse, la ISO 45001 diventa una scorciatoia credibile per dimostrare controllo e miglioramento continuo. Non magia, ma disciplina, che, comunque, è già qualcosa.

ISO 45001 e novità del D.L. 159/2025

Nel Decreto Legge 159/2025 (convertito in legge a fine dicembre con la Legge 198) la novità che interessa direttamente la ISO 45001 è molto concreta. Il decreto interviene sul D.Lgs. 81/2008, art. 30 (modelli di organizzazione e gestione) aggiornando il riferimento tecnico. In particolare, viene sostituito il richiamo alla vecchia OHSAS 18001 con, come si legge testualmente, “la norma UNI EN ISO 45001+A1:2024”.

Che cosa significa, questo, in pratica? Il legislatore, più che stabilire che senza ISO 45001 si è fuori legge, sta chiarendo il riferimento tecnico moderno quando si parla di modelli e sistemi organizzativi per la prevenzione. C’è un secondo passaggio interessante: il decreto introduce anche la spinta a convenzioni tra Inail e Uni per la consultazione gratuita delle norme tecniche rilevanti per salute e sicurezza. Oltre a un bollettino ufficiale. È un punto che, se attuato bene, può ridurre un paradosso tipico: “ti chiedo di applicare una norma tecnica… ma intanto è dietro paywall”.

Cosa cambia per le aziende

Il rischio, adesso, è il solito: inseguire il certificato come fosse un amuleto. In realtà la ISO 45001 funziona quando diventa sistema di governo, non un faldone. A seguire, gli spunti più “spendibili” oggi.

  • Integrazione con il D.Lgs. 81/08 e con gli appalti Procedure, ruoli, deleghe, valutazione rischi, gestione imprese esterne: la ISO 45001 regge solo se è coerente con obblighi del TU e gestione degli affidamenti (soprattutto cantieri e manutenzioni).
  • Near miss e segnali deboli: la prevenzione vera La maturità Hse si vede quando l’azienda sa leggere gli incidenti mancati, i comportamenti, le micro-non conformità. Non è “fare la spia”, è fare statistica sulla realtà prima che presenti il conto.
  • Competenze e formazione: non serve riempire l’aula, serve dimostrare che le persone sanno lavorare in sicurezza nelle condizioni reali (turni, pressioni, urgenze, subappalti). Il decreto 159/2025, nel suo impianto, va proprio verso rafforzamento della prevenzione e strumenti più tracciabili.
  • Audit interni “con le scarpe antinfortunistiche”: se l’audit interno si fa solo su procedure e firme, manca il punto. Oggi vince chi porta l’audit sul campo, misura controlli critici, parla con preposti e lavoratori e verifica barriere e manutenzioni.

La ISO 45001 sta diventando sempre più ponte tra gestione aziendale e aspettative normative. La domanda che un imprenditore dovrebbe farsi non è “mi serve la certificazione?”, ma: “il mio sistema mi permette di prevenire davvero, dimostrare controllo e migliorare?”. Se la risposta è sì, il certificato è una conseguenza. Se la risposta è no il certificato rischia di essere solo una bella cornice appesa sopra un quadro storto.

Uno sguardo avanti: revisione della ISO 45001

Sul medio periodo, c’è un altro elemento: la ISO 45001 è in fase di revisione, con lavori che – secondo comunicazioni di settore – puntano a una versione aggiornata entro il 2027, per intercettare rischi emergenti e nuove modalità di lavoro. Questo significa che chi oggi costruisce un Sistema di Gestione della Salute e Sicurezza sul Lavoro “vivo” (dati, indicatori, leadership, partecipazione) si troverà avvantaggiato: i sistemi maturi assorbono i cambiamenti, quelli finti li subiscono.


* Marco Chesi, Lead Auditor della divisione italiana di SQS, Associazione Svizzera per la certificazione dei Sistemi di Qualità e di Management

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