Violenza sul lavoro: un rischio che pesa su lavoratori e imprese

Una persona su cinque ha subito violenza o molestie sul lavoro. Dati globali e norme internazionali impongono strategie di prevenzione: dalle aziende al settore sanitario, la sfida è garantire sicurezza, dignità e produttività

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Le molestie e la violenza sul lavoro non sono problemi marginali, ma costituiscono una sfida rilevante per la gestione della salute e la sicurezza.

di Tiziano Menduto |

Le molestie e la violenza sul lavoro non sono problemi marginali, ma costituiscono una sfida rilevante per la gestione della salute e la sicurezza.

Questi fenomeni hanno un impatto significativo sia sul benessere psicofisico dei lavoratori sia sulla produttività e sulla qualità dei servizi nelle aziende. Una ricerca del 2021 dell’International Labour Organization, della Fondazione Lloyd’s Register e di Gallup ha fornito una panoramica globale sulla violenza e sulle molestie sul lavoro. Si indica che una persona occupata su cinque (22,8%) ha vissuto almeno una forma di violenza e molestie sul lavoro durante la propria vita lavorativa. Inoltre, l’8,5% ha vissuto violenza e molestie fisiche sul lavoro; il 17,9% violenza e molestie psicologiche; il 6,3% violenza e molestie sessuali sul lavoro durante la propria vita lavorativa.

Da un’indagine europea di OSH Pulse sui rischi psicosociali e sulla salute mentale, emerge che un’importante percentuale di intervistati (16%) riferisce di aver subito violenza sul lavoro o abusi verbali da parte di clienti o utenti. E il 7% di essere stato esposto a molestie o mobbing sul lavoro. Per quanto riguarda poi i settori più esposti, la probabilità di aggressioni e violenze è notoriamente maggiore nel settore sanitario, nei servizi di alloggio e ristorazione, nei servizi sociali, nei servizi di emergenza, nel settore dei trasporti, nell’istruzione e nell’intrattenimento.

Il contesto sanitario

Nel contesto sanitario, il fenomeno è particolarmente acuto. Già diversi anni fa la “Raccomandazione del Ministro della salute n. 8 del novembre 2007 per prevenire gli atti di violenza a danno degli operatori sanitari” sottolineava come “gli eventi di violenza si verifichino più frequentemente nelle seguenti aree delle strutture sanitarie: servizi di emergenza-urgenza; strutture psichiatriche ospedaliere e territoriali; luoghi di attesa; servizi di geriatria; servizi di continuità assistenziale”.

Secondo alcuni dati raccolti dall’Inail nel triennio 2020-2022 la categoria dei “tecnici della salute” è quella più coinvolta in violenza sul lavoro e aggressioni. Con circa il 41% del totale, seguita dalle professioni qualificate nei servizi sanitari e sociali (27%) e dai servizi personali e assimilati (13%). Più distaccata, con il 3,5% dei casi di aggressione, la categoria dei medici, che, tuttavia, non include nell’obbligo assicurativo Inail i medici di base e i liberi professionisti. Anche l’inquadramento normativo internazionale e nazionale ha riconosciuto la necessità di mettere in atto strategie di prevenzione per ridurre i casi di aggressioni e molestie.

Il riconoscimento normativo della violenza sul lavoro

A livello internazionale, la Convenzione Ilo n. 190 sull’eliminazione della violenza e delle molestie nel mondo del lavoro, ratificata in Italia con la Legge n. 4 del 15 gennaio 2021, riconosce che questi fenomeni:

  • hanno ripercussioni sulla salute psicologica, fisica e sessuale, sulla dignità e sull’ambiente familiare e sociale della persona;
  • influiscono sulla qualità dei servizi pubblici e privati e possono impedire che le persone, in particolare le donne, entrino, rimangano e progrediscano nel mercato del lavoro;
  • sono incompatibili con lo sviluppo di imprese sostenibili e hanno un impatto negativo sull’organizzazione del lavoro, sui rapporti nei luoghi di lavoro, sulla partecipazione dei lavoratori, sulla reputazione delle imprese e sulla produttività.

Contrastare la violenza di genere

Nel caso di violenza sul lavoro legata al genere, si colpiscono sproporzionatamente donne e ragazze. Dunque, si indica che un approccio inclusivo, integrato e in una prospettiva di genere, che intervenga sulle cause all’origine e sui fattori di rischio. Ivi compresi stereotipi di genere, forme di discriminazione multiple e interconnesse e squilibri nei rapporti di potere dovuti al genere.

La Legge n. 4 del 15 gennaio 2021 ricorda poi che con l’espressione “violenza e molestie” nel mondo del lavoro si indica un insieme di pratiche e di comportamenti inaccettabili, o la minaccia di porli in essere, sia in un’unica occasione, sia ripetutamente, che si prefiggano, causino o possano comportare un danno fisico, psicologico, sessuale o economico. Mentre l’espressione “violenza e molestie di genere” indica la violenza e le molestie nei confronti di persone in ragione del loro sesso o genere, o che colpiscano in modo sproporzionato persone di un sesso o genere specifico, ivi comprese le molestie sessuali.

Tutele per gli operatori sociosanitari

Sempre a livello normativo ricordiamo poi il Quadro strategico dell’Ue 2021-2027. E, in Italia, la Legge 14 agosto 2020, n. 113 che ha introdotto maggiori tutele specifiche per gli esercenti le professioni sanitarie e sociosanitarie. Inasprendo il quadro sanzionatorio per gli aggressori e istituendo l’Osservatorio nazionale sulla sicurezza.

Violenza sul lavoro nella valutazione dei rischi

In conclusione, sottolineiamo, con riferimento anche a quanto contenuto nella legge 4/2021, che è importante che le aziende in Italia includano la violenza e le molestie, come pure i rischi psicosociali correlati, nella gestione della salute e della sicurezza sul lavoro. Gestione che passa necessariamente attraverso un’adeguata valutazione dei rischi e attraverso l’erogazione di informazioni e formazioni specifiche, accessibili a tutti e mirate sia al riconoscimento precoce dei comportamenti violenti sia alla loro gestione.


* Articolo realizzato in collaborazione con PuntoSicuro, dal 1999 il primo quotidiano online sulla sicurezza.

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