di Federico Amicucci |
Nessun organismo prospera in isolamento. È una verità che la biologia ci insegna da tempo e che oggi emerge sempre più chiaramente. Dalla fisica dei sistemi complessi alle scienze ecologiche, le scoperte più recenti convergono su un punto: il contesto esterno non è un elemento accessorio, ma costituisce e plasma l’identità stessa dell’organismo.
Questa prospettiva emerge con chiarezza anche guardando il mondo delle organizzazioni. Ogni anno il World Economic Forum individua, attraverso il Future of Jobs Report, le macro-tendenze destinate ad avere il maggiore impatto sulle organizzazioni. L’edizione 2025 segna una novità significativa: per la prima volta emerge un focus marcato su dinamiche esterne e globali. Accanto a cambiamento tecnologico e transizione verde, già presenti nelle edizioni precedenti, compaiono oggi trasformazioni demografiche, frammentazione geoeconomica e crescente incertezza economica. Elementi che solo due anni fa non avevano la stessa centralità.
In un contesto sempre più mutevole e interconnesso, le organizzazioni non possono più progettare strategie guardando solo al proprio perimetro. Questa pressione si riflette inevitabilmente sulla formazione. Tradizionalmente concepita come funzione interna, inizia a essere reinterpretata come spazio di dialogo e scambio con l’ecosistema esterno.
Le Corporate Academy oltre i confini aziendali
È in questo contesto che sta nascendo un fenomeno significativo: la trasformazione delle Corporate Academy da strutture interne dedicate allo sviluppo delle persone a veri e propri soggetti attivi nel mercato della formazione. Secondo il Rapporto Assoknowledge 2025, dal 2010 a oggi le Corporate Academy aziendali in Italia sono passate da 10 a oltre 230.
Pur mantenendo come destinatari principali le proprie persone, molte realtà stanno iniziando ad aprire la proposta formativa verso l’esterno, condividendo competenze, metodologie e know-how con professionisti, comunità locali e organizzazioni del territorio. Tra le esperienze più avanzate in questa direzione ci sono quelle di Cirfood e Cigierre.
Elisa Castagnetti, People Care Development Manager di Cirfood, spiega che la Cirfood District Academy risponde a un “duplice bisogno: dotare l’azienda di uno strumento strategico per formare le proprie persone e, al contempo, aprire questa opportunità al territorio. Creando un ponte tra formazione, impresa e comunità”. L’apertura delle Academy al mercato esterno non segue un modello unico ma ogni Academy mantiene caratteristiche e identità proprie. Ciò che le accomuna è la volontà di mettersi in relazione, costruire partnership e contribuire alla crescita del capitale umano in una prospettiva ampia, che supera i confini organizzativi.
Questa evoluzione, emersa dalle conversazioni con diverse aziende, non nasce come iniziativa costruita a posteriori per rispondere a esigenze esterne. Al contrario, deriva da dinamiche interne profonde, dal desiderio di generare valore condiviso e un nuovo modo di interpretare il ruolo della conoscenza e della formazione.
Da “distributore” di corsi a partner strategico
L’evoluzione delle Corporate Academy segue generalmente tre fasi. Nella prima, l’Academy opera come distributore della formazione, ossia risponde a richieste interne, eroga corsi, garantisce contenuti per il breve periodo. Un modello reattivo, centrato sulle esigenze immediate. Nella seconda fase diventa business partner interno. La formazione non è più solo un servizio, ma supporto alle priorità strategiche. L’Academy dialoga con la direzione e allinea i percorsi formativi agli obiettivi aziendali.
La trasformazione più significativa avviene quando diventa partner strategico. Lo sguardo si apre verso l’esterno, l’Academy costruisce network, attiva collaborazioni, connette l’azienda con il territorio e altre organizzazioni. La sua funzione non riguarda più solo la formazione, ma la capacità di interpretare la complessità, sostenere l’innovazione e contribuire alla definizione di nuove strategie. Alcune organizzazioni puntano direttamente all’ultima fase.
Elisa Castagnetti sottolinea che la Cirfood District Academy nasce all’interno di un centro di ricerca e innovazione che integra laboratori, spazi sperimentali, università, imprese e professionisti. “La nostra visione è racchiusa nel motto ‘Seed the Future’: creare un ponte tra formazione, impresa e comunità, diffondendo conoscenza e relazioni che generano sviluppo”. Un approccio che suggerisce come il ruolo di partner strategico venga oggi riconosciuto come fondamentale e affermato sin da subito, anziché raggiunto per gradi.
Quando condividere conoscenza significa generarla
Alla base dell’apertura verso l’esterno c’è una nuova consapevolezza rispetto al ruolo della conoscenza nelle organizzazioni. Se torniamo al principio da cui siamo partiti, secondo il quale il legame con l’esterno non è accessorio ma determina il sistema stesso, capiamo che la conoscenza organizzativa non può più essere trattata come un patrimonio da custodire.
È un flusso che si genera e si arricchisce attraverso la circolazione, non nonostante l’apertura, ma proprio grazie ad essa. Le Corporate Academy che escono dai confini aziendali stanno sperimentando concretamente questo cambio di prospettiva. Creando le condizioni perché la conoscenza venga continuamente rigenerata nell’interazione con l’esterno, trasformando lo scambio da rischio di dispersione a leva di sviluppo.
Federica Leita, People and Organization Development Manager di Cigierre, illustra bene questo meccanismo: “L’apertura verso l’esterno ci permette di portare know-how e, allo stesso tempo, di raccogliere insight che rafforzano la qualità della nostra formazione”. L’organizzazione impara mentre insegna, si trasforma mentre forma.
Aprirsi per innovare
Quando un’Academy si apre verso l’esterno, non sta solo ampliando il proprio pubblico, sta modificando il proprio funzionamento interno. Costruire percorsi formativi per un pubblico eterogeneo, professionisti esterni, aziende del territorio, comunità locali, impone standard qualitativi diversi, processi più rigorosi, linguaggi più accessibili.
Questa tensione al miglioramento si riverbera sull’intera struttura aziendale, trasformandosi in spinta all’innovazione. Si crea un circolo virtuoso: il valore generato verso l’esterno alimenta nuova ambizione progettuale. Le traiettorie che le aziende stanno immaginando lo confermano. Cigierre punta su modelli formativi data-driven, direttamente collegati all’impatto sul business: l’obiettivo è, come racconta Federica Leita, “consolidare un ecosistema formativo capace di creare crescita sostenibile, per i nostri partner e per il settore nel suo complesso”.
Cirfood continua a sviluppare la sua visione di Academy come hub di innovazione formativa, ampliando le partnership con università ed enti per rendere la formazione un processo continuo e partecipativo. Queste organizzazioni non stanno solo sperimentando una nuova modalità di erogare formazione. Stanno ridefinendo cosa significhi essere competitivi in un’epoca in cui l’innovazione nasce dalla capacità di connettere saperi diversi e di apprendere rapidamente da ciò che accade oltre i propri confini.
Le esperienze di Cirfood e Cigierre mostrano come le Corporate Academy possano diventare veri ecosistemi. Come l’apertura verso l’esterno innalzi la qualità della formazione interna e come la competitività si alimenti sempre più nella capacità di creare connessioni significative con il territorio e con la comunità professionale.
In questo senso, le Academy rappresentano oggi uno spazio privilegiato di sperimentazione e trasformazione.
Federico Amicucci è AD di Skilla.
















