In occasione della Festa del Papà, il Gruppo Nestlé in Italia ricorda il proprio impegno a sostegno della paternità attiva con il Nestlé Baby Leave.
Il congedo retribuito di tre mesi – fino a 12 settimane consecutive – è riconosciuto ai papà lavoratori o alle seconde caregiver del Gruppo in Italia, in occasione della nascita di un figlio o di un’adozione. Una misura che va ben oltre i dieci giorni previsti dalla legge e che dal 2022 a oggi ha avuto un tasso di adesione che sfiora il 90% degli aventi diritto.
Tra i papà che ne hanno beneficiato, ci sono operai, impiegati e dirigenti, a testimonianza di come l’iniziativa non sia un benefit riservato a pochi, ma una scelta culturale che attraversa ogni livello aziendale. Infatti, il 100% dei rispondenti a una survey interna ha dichiarato che riprenderebbe il congedo con l’arrivo di un nuovo figlio.
Oltre il Nestlè Baby Leave, gli equilibri familiari
L’impatto di questa misura va oltre il periodo di congedo. Secondo una survey interna del 2023, per il 79% dei neo-papà la Nestlé Baby Leave ha influito positivamente sugli equilibri familiari. Il 52% ha dichiarato che sarà più presente nelle attività quotidiane, e il 27% si farà carico di nuovi compiti domestici. Non solo: per il 77% dei rispondenti, un congedo di paternità esteso è diventato un fattore rilevante nella valutazione di una futura opportunità di lavoro.
“Se nei primi tempi abbiamo dovuto favorire la transizione culturale per scardinare lo stereotipo che vede il papà a lavoro e la neomamma a casa con il bambino, oggi la stragrande maggioranza dei papà sceglie senza esitazioni la Nestlé Baby Leave”,commenta Giacomo Piantoni, Responsabile Risorse Umane del Gruppo Nestlé in Italia.
Un risultato ottenuto anche grazie alla responsabilizzazione dei manager, invitati a parlare apertamente della policy comunicando in modo chiaro i benefici per il neonato, per la coppia e per i singoli genitori. Rassicurando anche sul fatto che il congedo non ha alcun impatto sullo sviluppo di carriera. “Una piccola rivoluzione che ha preso piede e che conferma che l’equilibrio di genere, il benessere e lo sviluppo delle persone passano anche dalle aziende”, conclude Piantoni.
















