Le aziende stanno riprogettando i ruoli per integrare lavoratori e AI efficacemente, mentre aumenta l’esigenza di nuove competenze.
Entro il 2030 il 39% delle skill fondamentali cambierà e meno della metà delle persone ha ricevuto formazione recente, con un rischio crescente di divari nelle capacità digitali e nell’adozione dell’AI. Allo stesso tempo, la carenza di talenti e l’invecchiamento della forza lavoro stanno trasformando le strategie di assunzione.
Sono le evidenze del report “The Human Edge: trend globali per il futuro del lavoro” di ManpowerGroup. Frutto di indagini e interviste a oltre 12mila lavoratori e lavoratrici e 40mila aziende in 41 Paesi del mondo.
Il report evidenzia come l’intelligenza artificiale stia diventando una leva strutturale nei modelli organizzativi. Ma sottolinea al tempo stesso che il vero fattore distintivo resta il contributo umano: competenze, giudizio, etica e capacità di leadership.
Lo studio afferma che quattro macro-trend definiranno il mondo del lavoro e il rapporto tra lavoratori e AI. La nascita dei super team ibridi, la riqualificazione rapida, norme in evoluzione e la crisi del passaggio generazionale.
Lavoratori e AI: l’impatto organizzativo
Le aziende stanno riprogettando i ruoli professionali per integrare in modo più efficace lavoratori e AI: Super team del futuro sempre più ibridi, composti da persone, agenti AI e talenti esterni. I ruoli non scompaiono, ma vengono riprogettati per integrare l’Intelligenza Artificiale nei flussi di lavoro ad alto valore aggiunto. Il 39% delle skill fondamentali cambierà entro il 2030.
Nonostante l’automazione, alcune capacità restano difficili da replicare:
- valutazione etica (33%),
- servizio clienti (31%),
- gestione dei team (30%).
Inltre, il 34% delle aziende segnala costi elevati, il 33% teme per la privacy dei dati e il 30% evidenzia un significativo gap di competenze interne. Un’automazione orientata alla sostituzione rischia di indebolire resilienza e continuità operativa.
Nuove competenze e desiderio di apprendere
L’alfabetizzazione all’intelligenza artificiale sta diventando una competenza imprescindibile. Tuttavia, meno della metà (44%) delle persone nel mondo ha ricevuto formazione negli ultimi sei mesi per affrontare l’adozione dell’AI. Aumenta così il rischio di un divario crescente tra chi padroneggia le tecnologie emergenti e chi rischia di rimanere indietro.
Allo stesso tempo, il report mette in luce il ritorno delle competenze “pre‑tecnologiche”. Sette delle prime dieci skill più richieste entro il 2030 saranno soft skill come problem-solving, flessibilità cognitiva, autoriflessione, creatività, empatia, intuizione e comunicazione interpersonale. Indispensabili per distinguere il contributo umano da quello dell’AI.
Si osserva inoltre una rinnovata voglia di migliorarsi. La quasi totalità dei professionisti della formazione (91%) ritiene che l’apprendimento continuo sia più cruciale che mai. mentre il 62% delle lavoratrici e dei lavoratori desidera sviluppare nuove competenze e costruire il proprio percorso di crescita all’interno dell’azienda attuale.
Problemi di engagement e fiducia
Il report evidenzia una crescente tensione tra aspettative di produttività e benessere delle persone. Il personale umano sta crollando sotto il peso delle aspettative non realistiche dei leader in merito all’impatto di lavoratori e AI sulla produttività. Il 63% dichiara di essere in burnout.
Mentre il basso engagement costa all’economia globale 438 miliardi di dollari l’anno. Il ritorno a politiche rigide come il rientro obbligatorio in ufficio rischia di aumentare il turnover senza produrre benefici strutturali.
Allo stesso tempo, la fiducia nei leader e nelle organizzazioni è in calo: il 68% delle persone non si fida dei vertici aziendali e il 59% considera la disinformazione un problema rilevante.
Scarica e leggi il report completo.
















