Il benessere mentale è la vera forza in azienda

Biancamaria Cavallini, psicologa del lavoro e direttrice scientifica di Mindwork, spiega perché il benessere mentale è la chiave per performance sostenibili. Prevenzione, consapevolezza e cultura organizzativa: ecco come trasformare le aziende

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Biancamaria Cavallini, psicologa del lavoro, spiega perché il benessere psicologico è la chiave per le performance sostenibili delle aziende

di Annalisa Cerbone |

Quando parliamo di sicurezza in azienda non possiamo fare a meno di parlare di salute nella sua eccezione più estesa che tiene conto del benessere psicologico delle persone in azienda. Di questo tema, sempre più rilevante, parliamo con Biancamaria Cavallini, psicologa del lavoro e direttrice scientifica di Mindwork, società che si occupa di benessere psicologico in azienda.

Crede fermamente nel valore delle persone, nell’importanza della prevenzione e nella forza della consapevolezza: come si declinano questi aspetti in azienda?

Sono tre principi che orientano la mia pratica professionale e il mio lavoro, ma ritengo possano essere anche declinati in azienda. Parto dal valore delle persone: spesso ce lo dimentichiamo, ma se togliamo le persone dalle aziende, le aziende smettono di esistere. Eppure, il loro valore viene frequentemente sottovalutato, mentre andrebbe riscoperto e messo realmente a sistema.

L’importanza della prevenzione: per costruire ambienti di lavoro sani non basta intervenire quando già c’è malessere. Bisogna prevenirlo ogni giorno, promuovendo il benessere e favorendo una cultura organizzativa che lo metta al centro. Non come antitesi alla performance, ma come suo ingrediente essenziale.

La forza della consapevolezza: persone consapevoli sono persone che si conoscono, che sanno leggere le dinamiche relazionali sottese e che sono in grado di prendersi cura di sé. In sostanza, sono persone tendenzialmente più sane e libere. Motivo per cui “consapevolezza” è da sempre il mio concetto preferito.

Quanto è importante il benessere psicologico delle persone in azienda e quali gli strumenti per ottenerlo?

Ottenere il benessere psicologico in azienda in realtà non è possibile. Per una ragione molto semplice: perché il benessere psicologico non si ottiene. È sempre un divenire. È uno stato in costante mutamento. Lo capiamo se pensiamo al benessere psicologico nella nostra vita personale: è impossibile ottenerlo. Una volta che lo si è ottenuto, se non lo si alimenta, cessa in poco tempo. Al benessere, in primis psicologico, si può ambire, lo si può costruire ogni giorno e mantenere ogni giorno. Ma, paradossalmente, non lo si può mai ottenere.

Lo stesso avviene in azienda. Si può senz’altro promuoverlo, però. Partendo dall’alto, dalla leadership, ma lavorando anche su tutta la popolazione organizzativa, con attività di divulgazione, sensibilizzazione e alfabetizzazione, per poi offrire alle persone servizi di supporto psicologico. Servono tuttavia anche attività che possano effettivamente rendere la cultura e i processi organizzativi a misura di benessere psicologico. Servizi di supporto psicologico e attività di formazione, da soli, non sono sufficienti. Serve intervenire anche sul contesto e sull’ambiente organizzativo: non si può favorire il benessere psicologico stando solo sul livello della persona, del gruppo o della leadership. Bisogna intervenire sugli aspetti organizzativi, sui processi, sulle policy e sulla cultura.

Non può esserci benessere organizzativo senza benessere psicologico: questa affermazione sta diventando centrale nel mondo HR. In che modo?

Il benessere psicologico è parte integrante del benessere organizzativo. Non possiamo pensare al benessere organizzativo senza persone che, all’interno di quell’organizzazione, stanno bene da un punto di vista mentale – e non solo. Pensiamo anche al benessere fisico, sociale e finanziario. È importante guardare le persone nella loro interezza, senza distinguere corpo e mente. Potremmo quindi dire che non c’è benessere organizzativo senza benessere degli individui che quella organizzazione la vivono ogni giorno. Anche perché quando questi stanno bene, sono in grado di “esportare benessere” intorno a loro. Lo fanno, ad esempio, attraverso la capacità di tessere relazioni sane e rispettose, così come di non riversare frustrazioni e tensioni sugli altri.

In una società che va sempre più veloce, in aziende dai ritmi sempre più fagocitanti quale può essere l’antidoto per rallentare e “stare bene”?

Il segreto per rallentare è rallentare! Sembra semplice, ma in realtà è molto complesso. Però possiamo allenarci a farlo. È essenziale trovare momenti in cui possiamo decelerare. Possiamo cominciare a farlo dove è più semplice: al di fuori del lavoro. Possiamo andare a vedere una mostra, guardare un film senza interruzioni, leggere senza distrazioni, fare una passeggiata senza portarsi dietro device e così via. Oppure semplicemente stare: praticare un po’ di “mind wandering” seduti sul divano, ossia semplicemente far vagare la mente.

Una volta che ci siamo ri-abituati alla lentezza al di fuori del lavoro, possiamo piano piano portarla anche all’interno delle nostre ore lavorative. Questo non vuol dire essere inefficaci o inefficienti, quanto connettersi con ciò che si fa, essere presenti in ciò che si fa. Molte volte, infatti, corriamo senza renderci conto del lavoro che svolgiamo e di quanti compiti effettivamente portiamo a termine ogni giorno. Possiamo provare ad assegnare alle varie attività un tempo realistico. Senza ridurre sempre di più i minuti che dedichiamo a un compito, ma provando a darci il giusto spazio per non essere fagocitati dalle nostre to do list. Parallelamente, è utile introdurre pause – anche piccolissime – durante le ore lavorative per poter sfiatare.

Che legame scientifico intercorre tra benessere e performance?

La letteratura è concorde nel dire che non può esserci performance senza benessere, in primis psicologico. Ci sono diversi paper che correlano il benessere psicologico alla performance. A ciò si aggiunge il ruolo della leadership: quando empatica e attenta alle persone, correla positivamente sia con la performance sia con il benessere psicologico, che, come anticipato, correla anch’esso con i risultati.

È un circolo virtuoso che andrebbe alimentato, ma di cui ancora ci si fatica a fidare. Eppure, dovrebbe essere facile farlo: non possiamo lavorare bene quando non stiamo bene. Lo sperimentiamo sulla nostra pelle ogni giorno, ancora prima di leggerlo su paper e articoli. Ciononostante, voglio citare un dato: una ricerca di qualche anno fa ha evidenziato che quando si investe nel benessere psicologico si ottiene fino un 33% di miglioramento nelle performance.

Infine, quale futuro vede nel mondo organizzativo a favore del benessere psicologico?

Credo che si sia davanti a uno spartiacque, una sorta di bivio. Negli ultimi anni abbiamo testato, sperimentato e introdotto il benessere psicologico nelle aziende. Oggi inizia a essere il momento di fare sul serio. Ritengo che da ora in poi si vedranno le aziende che davvero vogliono fare sul serio e quelle che invece si accontenteranno delle soluzioni portate avanti fino a ora.

Per fare sul serio il benessere psicologico deve essere parte integrante dei processi organizzativi, che vanno dunque ripensati. Eppure, come anticipato, ancora fatichiamo a vedere benessere e performance come facce della stessa medaglia. Pensiamo che investire in benessere sia non investire in performance, anche quando la scienza ci dimostra che non è così. A mio avviso, la grande sfida di oggi è comprendere questo aspetto. HR l’ha già assimilato. Serve che lo facciano amministratori delegati e consigli di amministrazione. Certo, serve sempre equilibrio. Non a caso, la vera sfida è proprio quella di bilanciare benessere e performance. È qui che si gioca il futuro delle organizzazioni.

Biancamaria Cavallini è psicologa del lavoro, direttrice scientifica e consigliera d’amministrazione di MindworkChi è Biancamaria Cavallini

Biancamaria Cavallini è psicologa del lavoro, direttrice scientifica e consigliera d’amministrazione di Mindwork. Da gennaio 2020 è membro del consiglio dell’ordine delle psicologhe e degli psicologi della Liguria. TEDx speaker, scrive periodicamente per Il Sole 24 Ore. Inoltre, è autrice dei seguenti libri: “Come stanno i tuoi? Perché è importante il benessere psicologico in azienda” (2022, Vallardi Editore), “Vulnerabilità” (2024, FrancoAngeli Editore) e “Ritorno al benessere: gestire lo stress e prevenire il burnout per organizzazioni sostenibili” (2024, FrancoAngeli Editore). Da febbraio 2023 è co-host del podcast di Will Media (Chora Media) e Mindwork “Troppo Poco” che parla di salute mentale al lavoro.

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