di Virna Bottarelli |
Lo scorso dicembre Alberto Stefani, presidente della Regione Veneto chiamato a raccogliere l’eredità di Luca Zaia, ha nominato Valeria Mantovan assessore alla formazione e alla cultura.
La nomina è stata una conferma per Valeria Mantovan, che nel settembre 2024 era subentrata in giunta a Elena Donazzan, eletta al Parlamento Europeo. “La responsabilità di questo assessorato è un impegno a garantire che la competitività del Veneto si fondi su un capitale umano di eccellenza”, dice l’assessora. Un impegno orientato a “mettere la persona e il miglioramento della qualità di vita al centro di ogni politica”.
I pilastri dell’assessorato di Valeria Mantovan
In Veneto, regione che, insieme a Lombardia ed Emilia- Romagna, è il motore economico del Paese, è fondamentale, secondo Mantovan, anche “fermare l’esodo dei giovani e creare le condizioni perché trovino sul territorio opportunità di crescita personale e professionale”. Come? Con un’azione politica basata su tre pilastri: formazione, competenze, parità e conciliazione.
I dati sull’occupazione in Veneto parlano di un saldo positivo, ma in calo rispetto all’anno precedente. Come leggere questi numeri?
Come il segnale di un mercato del lavoro che, pur mantenendosi dinamico, è entrato in una fase di fisiologico assestamento. Il rallentamento rispetto all’anno precedente, dovuto a una lieve flessione delle attivazioni e a un aumento delle cessazioni, impone di non abbassare la guardia. Assistiamo ad andamenti differenti in relazione al settore di riferimento. Abbiamo settori in crescita per i quali continuiamo a osservare segnali positivi, come il settore metalmeccanico, che nel 2025 ha migliorato il proprio saldo rispetto al 2024. E anche il comparto dei servizi alle imprese e il terziario avanzato (editoria e cultura), che mostra una vitalità specifica, confermandosi un motore occupazionale importante.
Altri settori risultano invece in difficoltà. Parlo del Made in Italy – occhialeria, tessile e alimentare in particolare -, dell’agricoltura e delle costruzioni, che risentono di un calo della domanda di lavoro. Per rispondere a queste dinamiche, la Regione agisce in modo proattivo attraverso due direttrici principali. Reinserimento occupazionale, con politiche attive rivolte ai disoccupati per riallineare le competenze dei lavoratori alle richieste dei settori in crescita, e investimenti strategici. Tra il 2020 e il 2025 ha stanziato circa 83 milioni di euro per l’occupabilità, a favore di oltre 20mila e 500 persone.
Quanto il problema del disallineamento tra domanda e offerta incide sul calo?
Il mismatch è una delle principali criticità che incide sulla capacità del sistema produttivo di assorbire completamente la forza lavoro. Per questo motivo, le politiche regionali si concentrano nel garantire coerenza dei sistemi di istruzione e formazione con i bisogni espressi dal mercato del lavoro. Con misure strutturali, a cominciare dall’investimento nel sistema dell’Istruzione Tecnologica Superiore, Its Academy.
Il Veneto ha investito in un sistema che risponde in modo mirato alle esigenze di settori chiave come Fashion, Agroalimentare, Efficienza Energetica, Meccatronica e Ict. Garantendo l’85,5% di occupabilità a un anno dal diploma (dato Indire 2025). Anche la percentuale di diplomati “coerenti”, cioè inseriti in contesti professionali in linea con quanto appreso nel percorso di studi, è superiore al 90%. L’integrazione e la collaborazione con il mondo del lavoro emergono con evidenza se si considera la presenza di docenti provenienti dalle imprese, che supera il 70%, e di ore di stage.
Una seconda misura strutturale riguarda la formazione continua. In questo ambito le iniziative sono strumenti individuati dalla Regione per supportare le imprese nei processi di adeguamento delle competenze dei lavoratori ai cambiamenti. Sono oltre 104 milioni di euro i fondi stanziati tra il 2020 e il 2025 per la formazione continua, per supportare i processi di cambiamento e l’acquisizione di nuove competenze da parte di quasi 70mila lavoratori. Con focus specifico sui temi dell’innovazione e della riorganizzazione aziendale.
Infine, cito il programma Gol, con un investimento di circa 235 milioni di euro rivolto a 250mila destinatari. Il programma prevede percorsi di aggiornamento e riqualificazione delle competenze, in particolare in ambito digitale e green. A sostenere gli investimenti, una mirata azione sul territorio, fondamentale per intercettare e dare risposta alle specifiche esigenze del tessuto produttivo locale.
Quali obiettivi vi siete dati, per la vostra legislatura, in tema di occupazione e formazione?
Gli obiettivi si allineano con la Strategia di Specializzazione Intelligente (S3) e sono coerenti con la programmazione Fse. In sintesi, intendiamo rafforzare il sistema delle politiche attive per aumentare il tasso di occupazione e favorire le transizioni lavorative. Ricollocare e supportare i lavoratori in crisi aziendale e contenere e ridurre il fenomeno dei Neet, anche con iniziative sperimentali. Altrettanto importanti gli obiettivi in ambito istruzione e formazione. Tra questi, assicurare il diritto allo studio, sostenere il sistema integrato Its/Ifts per lo sviluppo di competenze tecniche sempre più in linea con i fabbisogni del modello economico regionale, potenziare i servizi di orientamento su tutto il territorio regionale con l’iniziativa #Orientati.
Sui giovani avete fatto un lavoro mirato con Giovani Energie in Azione. Può parlarcene?
L’iniziativa Giovani Energie in Azione è parte di un insieme di politiche attive per i giovani. Risponde in modo innovativo alla sfida dell’inserimento socio-lavorativo dei giovani, in particolare dei Neet. In continuità con la precedente iniziativa “Giovani Energie”, si promuovono progetti per intercettare i giovani nei loro contesti di vita. I percorsi offrono un mix di attività personalizzate come orientamento, coaching individuale, laboratori formativi, project work co-progettati dai ragazzi e tirocini.
La misura si suddivide in due Linee. La prima, “Energie in azione”, è dedicata direttamente ai giovani. Mentre la seconda, “Reti in azione”, costituisce una linea trasversale che mira a creare sinergie tra le famiglie, la comunità educante e i diversi progetti provinciali, per creare un ecosistema di supporto territoriale. L’iniziativa si rivolge a giovani tra i 17 e i 29 anni, inoccupati, disoccupati, studenti, inattivi. Per questa iniziativa abbiamo stanziato 8 milioni di euro a valere sulle risorse del PR Veneto Fse+ 2021-2027. È partità nel mese di settembre 2025 e prevede di coinvolgere circa 10.000 destinatari.
Che cosa può dirci invece sull’occupazione femminile: ci sono politiche per la parità di genere?
Diverse iniziative innovative sono state attuate nel corso degli anni. In particolare, l’impegno della Regione per l’occupazione femminile ha trovato una svolta nel bando “Pari – Progetti e Azioni di Rete Innovativi per la parità e l’equilibrio di genere”. Un’iniziativa strategica volta ad avviare un profondo processo di cambiamento culturale e di superamento degli stereotipi di genere. Ha coinvolto imprese, scuole, liberi professionisti, parti sociali e la Consigliera di Parità, raggiungendo circa 25mila destinatari in tutte le province grazie a uno stanziamento di circa 10 milioni di euro a valere sulle risorse del PR Veneto Fse+ 2021-2027.
Sono poi stati siglati specifici protocolli territoriali finalizzati a dare continuità alle azioni intraprese. In esito a quanto emerso da questa prima misura, è nata l’iniziativa “50&50 – Donne e uomini verso un futuro alla pari”, con 10 milioni di euro a valere sulle risorse del PR Veneto Fse+ 2021-2027 per coinvolgere una platea di circa 10mila nuovi destinatari. Proseguono così, da un lato le attività di sensibilizzazione culturale nel mondo della scuola e della cittadinanza per contrastare i pregiudizi fin dal percorso scolastico, e dall’altro si promuove un cambio di approccio a livello di organizzazione interna delle imprese.
In quest’ultima linea, l’obiettivo consiste nel promuovere modelli organizzativi equi e valorizzare le competenze agendo non solo sui dipendenti, ma anche sui livelli apicali. Affinché l’equità di genere diventi un principio cardine della gestione aziendale. Svolge qui un ruolo centrale Veneto Lavoro, ente strumentale della Regione, che realizza azioni di sistema. Tra queste, la campagna informativa e formativa “Equamente al lavoro”, focalizzata sul contrasto al gap salariale e sulla sensibilizzazione del tessuto economico. A ciò si affianca l’istituzione del Registro regionale delle imprese virtuose. Un elenco pubblico in cui si inseriscono le aziende e i professionisti che applicano politiche di parità, incentivando l’intero sistema produttivo a considerare le pari opportunità come una leva imprescindibile per lo sviluppo sociale ed economico del territorio.
E sulla formazione professionale? È un sistema che funziona?
Il sistema di formazione professionale del Veneto è considerato un modello di eccellenza a livello nazionale per diversi indicatori chiave, dalla capacità di inserimento lavorativo al contrasto della dispersione scolastica. Nei dati Inapp emerge costantemente ai vertici per tasso di occupazione per i giovani che ottengono qualifica o diploma professionale.
Secondo i dati di settore (come quelli di Forma Veneto nel 2025), circa il 90% dei diplomati del sistema Iefp regionale trova occupazione in tempi brevissimi. La Regione è stata anche pioniera nell’implementazione del sistema duale (alternanza scuola-lavoro, apprendistato), che permette una transizione diretta dalla formazione all’impresa. Segnalo anche che, secondo i dati del Ministero dell’Istruzione e dei rapporti sulla povertà educativa, il Veneto ha uno dei tassi di abbandono scolastico più bassi d’Italia (circa il 10%, vicino agli obiettivi Ue del 9%, mentre la media nazionale è storicamente più alta, intorno al 13-14%).
Il sistema delle scuole della formazione professionale è considerato lo strumento principale che “recupera” i ragazzi a rischio abbandono. Offrendo percorsi costruiti secondo logiche pedagogiche più in linea con i modelli di apprendimento per ragazzi meno orientati allo studio teorico.
Il Veneto ha anche un patrimonio culturale importante. Ci sono percorsi formativi che la Regione dedica ai lavoratori del comparto?
Negli ultimi anni abbiamo avviato azioni concrete per sostenere chi opera o desidera entrare nei settori culturali. La strategia ha puntato sul potenziamento dei servizi digitali e sulla crescita delle competenze del futuro, fondamentali per affrontare le transizioni digitale e verde. Parallelamente, sono stati finanziati progetti per sviluppare ecosistemi culturali territoriali in grado di generare sinergie tra imprese, soggetti pubblici e terzo settore, rafforzando la capacità del sistema di innovare e cogliere nuove opportunità.
In questo contesto, la Regione dedica particolare attenzione a cinema e audiovisivo, considerati motori di sviluppo economico e sociale. Per favorire nuove produzioni e professionalità è nata la Fondazione Veneto Film Commission, affiancata nel 2022 dall’accordo con il Centro Sperimentale di Cinematografia per formare talenti nelle Arti Immersive, capaci di creare contenuti all’avanguardia. Un ulteriore tassello è il progetto TeSeO, nato nel 2018 grazie alla collaborazione con il Teatro Stabile del Veneto e l’Accademia Teatrale Veneta. Un’accademia che unisce le storiche scuole di Padova e Venezia per formare attori competitivi a livello nazionale.
A completamento di questo percorso si aggiunge l’iniziativa Cultura 2025, che rafforza spettacolo dal vivo e audiovisivo attraverso profili altamente specializzati. Il bando offre sia percorsi per consolidare il know‑how dei professionisti, sia corsi avanzati per integrare le competenze richieste dal mercato, creando un ponte solido tra formazione e lavoro. Investire oggi nel capitale umano significa garantire un sistema culturale veneto capace di eccellere e innovare.
Chi è Valeria MantovanNata a Rovigo il 2 agosto 1990, Valeria Mantovan è laureata in giurisprudenza e ha un’esperienza professionale nel campo della Pubblica Amministrazione. È stata consigliere provinciale a Rovigo e poi assessore al commercio e turismo del comune di Porto Viro, dove nel 2022 è stata eletta sindaco. Nel settembre 2024 è stata nominata assessore all’Istruzione e alla Formazione della Regione Veneto, subentrando a Elena Donazzan, eletta parlamentare europea. A dicembre 2025, in seguito ai risultati delle elezioni regionali del 23 e 24 novembre, è stata confermata in Giunta con la carica di Assessore all’Istruzione – Formazione – Competenze e Cultura. |
















