Incertezza lavorativa e percezione degli italiani

Tempo del lavoro incerto: per due italiani su tre provoca insicurezza e malessere metà chiede coaching o supporto psicologico, 8 su 10 strumenti di benessere finanziario

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Elena Panzera, presidente per la Lombardia di Aidp

L’incertezza lavorativa non è più l’eccezione, ma una condizione strutturale.

Per il 69,5% di studenti e lavoratori italiani le opportunità di impiego oggi sono più instabili e precarie rispetto al passato. E per circa due terzi questa incertezza incide negativamente sul senso di sicurezza e sul benessere personale, mentre crescono ansia, paura della competizione e timore di fallire.

Ma, di fronte all’apparente vulnerabilità, gli italiani si mostrano resilienti. Sette su dieci hanno maturità emotiva e capacità di gestire stress e conflitti. Circa otto su dieci hanno chiaro come realizzare i propri progetti professionali e il 92% è disposto a sviluppare nuove competenze per aumentare la sicurezza lavorativa. Contro l’incertezza, oltre metà chiede alle aziende un supporto psicologico o di coaching professionale. Otto su dieci strumenti per il benessere finanziario.

Incertezza lavorativa in Italia: cosa dicono i dati

È quanto emerge dalla ricerca “Il futuro lavorativo in Italia e in Lombardia: paure, incertezze e prospettive”, realizzata dall’Universitas Mercatorum e la società di consulenza Alto. Un’indagine condotta su un campione di 17.800 studenti e lavoratori, presentata a “Lombardia Lab – Persone e Lavoro”. Rvento organizzato a Milano da Aidp Lombardia come spazio di confronto con istituzioni, politica, sindacati, mondo accademico e altri stakeholder sui cambiamenti del mondo del lavoro.

“La pressione della performance, il confronto costante con gli altri e il timore di fallire generano una forte tensione su studenti e lavoratori”, commenta Elena Panzera, Presidente di Aipd Lombardia. Allo stesso tempo, però, la disponibilità ad apprendere e investire nella crescita professionale testimoniano un atteggiamento proattivo e orientato al miglioramento. Mentre la richiesta di strumenti di sviluppo come percorsi di coaching, sostegno psicologico e potenziamento di soft skill segnala consapevolezza. È fondamentale costruire contesti di lavoro capaci di sostenere non solo la performance, ma anche la salute psicologica e l’identità professionale delle persone. La vera sfida non è eliminare l’incertezza lavorativa, ma dotare le persone degli strumenti psicologici, relazionali e organizzativi per attraversarla con consapevolezza, competenza e fiducia”.

Incertezza lavorativa tra confusione, ansia e paura di fallire

Dalla ricerca emerge un quadro di incertezza e preoccupazione diffuse. Il 59% degli studenti e lavoratori italiani è preoccupato del tempo che scorre rispetto ai propri passi compiuti nel mondo del lavoro. Mentre il 44,9% rimanda progetti personali a causa della situazione lavorativa instabile e il 40,2% ha difficoltà a muoversi nel contesto di incertezza lavorativa. Il 38,3% ha paura di sbagliare le scelte e il 72,7% è preoccupato all’idea di non percepire la pensione.

L’incertezza lavorativa incide soprattutto sulla sfera personale. Circa due terzi riferiscono un impatto negativo sul senso di sicurezza (66%) e sul benessere individuale (65,6%). L’effetto sul rendimento lavorativo è più contenuto: ha impatto negativo nel 42%. Emerge un “timore di fallire”, legato soprattutto agli standard personali. Il 44,2% ha paura di deludere le sue aspettative in ambito lavorativo.

Quota più alta rispetto al 32,8% che ha paura di deludere le aspettative della sua famiglia o delle persone importanti. Per una quota significativa la rivalità con altre persone rappresenta fonte di preoccupazione. Più di un terzo prova ansia per la competizione, il 32,4% per il confronto con gli altri, il 35,9% nel “sapere che altre persone progrediscono più velocemente nel mondo”.

Le risorse personali

Nonostante questo clima di incertezza lavorativa, la maggior parte degli italiani mantiene una direzione definita nel percorso professionale e una buona consapevolezza dei propri obiettivi. Solo il 21% non sa come realizzare i propri progetti e il 3,7% non ha chiaro cosa desideri dal futuro professionale.

A dispetto dell’apparente vulnerabilità, gli italiani risultano dotati di buone risorse personali per affrontare le sfide del lavoro. Il 73,1% sa gestire le emozioni in modo costruttivo per lo sviluppo della carriera lavorativa, il 73,9% sa gestire gli eventuali fallimenti, il 78,5% i feedback negativi ricevuti e l’82,8% il networking professionale. Inoltre, la quasi totalità dei partecipanti, il 92,9%, è disposta a sviluppare nuove competenze per aumentare la sicurezza lavorativa. Tra le diverse opportunità di supporto, gli italiani sceglierebbero corsi sulle soft skill (il 19,9%), mentor di carriera una tantum (18%), percorso di mentorship (17,2%) o aiuto di un Executive Coach (16,8%).

Carenza di supporto esterno

C’è però una grave carenza evidenziata da studenti e lavoratori: il supporto esterno. Oltre metà dei partecipanti (il 52,8%) ritiene utile un supporto psicologico per affrontare l’incertezza lavorativa o un servizio di coaching professionale (il 54,7%). Inoltre, l’84,8% ritiene importanti strumenti a supporto del benessere finanziario offerti dall’azienda. A cui è riconosciuto un impatto positivo sulla qualità del lavoro e sulla serenità personale.

Il successo professionale rappresenta un valore centrale per gli italiani: è importante per il 77,8%. Ma cosa significa esattamente “successo”? Per la maggioranza è legato al benessere e alla qualità della vita. Il 77,7% dei partecipanti lo identifica come “indipendenza ed equilibrio tra lavoro e tempo libero”.

Il caso Lombardia

La percezione di incertezza lavorativa è più marcata in Lombardia. Il 45,1% dei lombardi, infatti, ha difficoltà a muoversi nel contesto di incertezza lavorativa, contro il 40,2% nazionale. Mentre il 45% teme di sbagliare le scelte lavorative, contro il 38,3% nazionale. Ma studenti e lavoratori sono meno preoccupati del tempo che scorre (53%) rispetto al resto d’Italia (59%). Sentono più intensamente l’incertezza e il rischio di errore, ma manifestano minore disagio per il ritmo di avanzamento nel mondo del lavoro.

La pressione percepita e l’impatto emotivo dell’incertezza lavorativa sono inferiori rispetto alla media generale. Il 58,9% dei lombardi dichiara che l’incertezza lavorativa influisce negativamente sul proprio benessere personale, contro il 65,6% nazionale. Il 41,1% ha paura di deludere le sue stesse aspettative in ambito lavorativo, contro il 44,2% nazionale. Inoltre, i lombardi hanno maggiore chiarezza nei progetti di lavoro, con una direzione professionale più definita e migliore capacità di pianificazione. Solo il 7,8% afferma di non sapere come realizzare i propri progetti lavorativi (vs 21,1% nazionale).

Ma la sensibilità alla competizione è più alta rispetto al resto d’Italia. Il 35,3% prova ansia nel confronto con gli altri in termini di carriera, di successo o di rendimento (contro il 32,4% nazionale), il 39,2% nel sapere che altre persone progrediscono più velocemente (35,9% nazionale). La Lombardia mostra un profilo di lavoratori più solido della media, ma minore capacità di gestire le relazioni professionali: il 76,4% dei lombardi sa gestire in modo costruttivo i fallimenti (vs 73,9% nazionale), il 76,5% sa gestire efficacemente il networking (vs 82,8% nazionale). Nei supporti esterni, ha un profilo particolare: minore interesse per il supporto psicologico, maggiore apertura verso il coaching professionale.

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