La retribuzione di ingresso dei neolaureati italiani al primo impiego cresce, ma continua a scontare un forte ritardo competitivo rispetto al resto d’Europa.
È quanto emerge dall’edizione 2025 della Total Remuneration Survey di Mercer, che ha analizzato le politiche retributive di ingresso nel mercato del lavoro. La survey ha coinvolto 735 aziende in Italia, per un totale di circa 270.000 osservazioni retributive. Il campione è rappresentativo di imprese di medie e grandi dimensioni, con in media un fatturato di 830 milioni di euro e circa 1.430 dipendenti.
Retribuzione media dei neolaureati italiani nel 2025
Nel 2025 la retribuzione media per un neolaureato al primo impiego si attesta a 32.000 euro, in crescita del 7% rispetto al 2022. Il dato segnala un miglioramento significativo rispetto ai 30.500 euro dello scorso anno.
A livello settoriale, il Life Science si conferma il comparto più attrattivo, con una retribuzione di ingresso media di 34.000 euro. Superiore del 6,25% alla media nazionale. Seguono Manufacturing (33.525 euro), Consumer Goods (32.950 euro), High Tech (32.825 euro) ed Energy (32.250 euro). I servizi non finanziari restano invece il settore meno competitivo, con una retribuzione di ingresso pari a 28.400 euro. Circa l’11% in meno rispetto alla media italiana.
Il confronto (negativo) con l’Europa
Nel confronto con l’Europa, però, l’Italia resta ancora poco competitiva. I neolaureati italiani si collocano nella parte bassa della classifica, davanti solo a Spagna e Polonia, che peraltro recentemente hanno cominciato ad accelerare. Nel triennio considerato la retribuzione di ingresso è aumentata del 16% in Spagna e addirittura del 41% in Polonia (variazioni in valuta locale). In testa alla classifica resta la Svizzera, con retribuzioni prossime ai 90.000 euro annui. Seguita da Austria e Germania, attorno ai 57.000 euro.
Dalla survey emerge anche che solo il 16% delle aziende italiane dichiara di avere una politica specifica e strutturata dedicata ai neolaureati. E appena il 36% offre percorsi di carriera formalizzati. Meno della metà, inoltre, investe in programmi di formazione professionale o di istruzione.
“Con l’arrivo delle normative europee sulla Pay Transparency, trattenere e attrarre i giovani potrebbe diventare ancora più difficile”, commenta Marco Valerio Morelli, amministratore delegato di Mercer Italia. “Per questo è ancora più importante intervenire su tutto il perimetro del Total Reward, dai percorsi di carriera alla formazione continua. Allo stesso tempo, le aziende devono continuare a investire sulla produttività, anche attraverso l’integrazione strategica dell’AI per restare competitive nelle retribuzioni senza mettere a rischio la sostenibilità economica”.














