Gestire i talenti nell’era dell’AI: dalla promessa alla certificazione di qualità

Alle aziende serve un approccio strutturato per la gestione delle persone, affinché si garantisca il trasferimento delle conoscenze prima che i lavoratori più anziani escano dall’organizzazione, e si offrano percorsi di carriera flessibili per attrarre i più giovani

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Alle aziende serve un approccio strutturato con certificazione di qualità per la gestione delle persone e per l'attraction and retention

di Chiara Armato |

La capacità di attrarre e trattenere talenti è diventata una priorità strategica per le imprese che vogliono rimanere competitive.

In un mercato del lavoro sempre più dinamico, le future risorse umane aziendali cercano garanzie concrete su percorsi di carriera, welfare strutturato e benessere organizzativo. Questa sfida si è amplificata a causa di tre fenomeni convergenti: l’avvicendamento generazionale massiccio, la trasformazione digitale che ha ridefinito modi e tempi del lavoro, e l’Intelligenza Artificiale, che sta cambiando l’operatività aziendale. Di fronte a questa complessità e a un contesto multigenerazionale e tecnologico, le organizzazioni che si limitano a dichiarazioni di intenti rischiano di perdere la “war for talent”.

Cosa cercano davvero i talenti

Percorsi di carriera chiari e garantiti rappresentano il primo elemento cruciale. Non più “scale gerarchiche” tradizionali, ma sviluppo professionale continuo, personalizzato e trasparente. I talenti vogliono visibilità sulle opportunità di crescita, formazione strutturata e criteri chiari di valutazione. Il gap attuale è la promessa di crescita senza avere ideato un’efficace struttura di sviluppo carriera.

Welfare e work-life balance costituiscono la seconda dimensione. Welfare integrativo, flessibilità oraria e geografica, benessere psicofisico e benefit personalizzabili sono ormai imprescindibili. Oggi molte aziende propongono iniziative frammentate invece di un sistema welfare organico. Questo può costituire costi aggiuntivi per le organizzazioni e situazioni sfavorevoli o non paritarie tra i lavoratori.

L’ambiente inclusivo e sicuro rappresenta la terza componente dell’attrattività. I professionisti vogliono entrare in culture organizzative che rispettino concretamente le diversità (generazionali, di genere, di background culturale) e che garantiscano equità in opportunità e retribuzioni. Uno studio Boston Consulting tratta di come la “sicurezza psicologica”, ossia la possibilità di esprimere idee, di sbagliare e imparare, di essere sé stessi senza timore di discriminazioni o ritorsioni, sia una leva per trattenere talenti.

Il gap critico sta nel fatto che molte organizzazioni hanno dichiarazioni valoriali impeccabili sulla carta, ma non le hanno tradotte in pratiche quotidiane verificabili. Purpose e reputazione completano il quadro. I talenti cercano senso nel lavoro ed employer branding credibile, non solo campagne comunicative.

Perché sono necessari sistemi strutturati?

L’avvicendamento generazionale vede l’uscita di professionisti senior con conoscenze critiche e l’ingresso di nativi digitali con aspettative diverse su carriera non lineare e purpose-driven. In assenza di politiche di transizione generazionale, le aziende rischiano di perdere knowledge e di non attrarre giovani talenti. La trasformazione digitale dei modelli di lavoro ha ridefinito radicalmente l’operatività aziendale negli ultimi vent’anni.

Dove una volta dominava la presenza fisica in ufficio con orari rigidi, oggi prevalgono modelli ibridi o completamente remoti, con flessibilità oraria orientata ai risultati piuttosto che alla presenza. Gli strumenti operativi sono cambiati completamente: dalle e-mail e telefonate siamo passati a ecosistemi digitali integrati con piattaforme collaborative, comunicazione istantanea e cloud computing.

La nuova operatività delle HR

Questo ha trasformato profondamente anche l’operatività delle risorse umane: il recruiting avviene attraverso LinkedIn e sistemi Ats digitali, con video-interviste e talent pool globali. L’onboarding si svolge attraverso piattaforme e-learning. La formazione è sempre più online, modulare e on-demand. Infine, la valutazione delle performance si è spostata da colloqui annuali a feedback continui attraverso app e sistemi di gestione degli obiettivi. Questa evoluzione richiede che anche welfare e percorsi di carriera si adattino alle nuove modalità operative, garantendo che funzionino sia per chi lavora in presenza sia per chi opera da remoto, sia in modalità sincrona sia asincrona.

L’Intelligenza Artificiale si sta configurando come il prossimo grande game-changer nella gestione delle organizzazioni e del lavoro. L’automazione dei task ripetitivi libera tempo prezioso che può essere dedicato allo sviluppo di competenze distintive e a valore aggiunto. La personalizzazione dei percorsi formativi e di carriera diventa possibile su larga scala grazie agli algoritmi di machine learning. Inoltre, le nuove competenze legate all’utilizzo dell’AI costituiscono un elemento di distinzione rispetto ai competitor. Rendendo necessario un reskilling continuo della forza lavoro.

Per le aziende si apre un’opportunità ma anche un rischio: chi non governa questo cambiamento in modo strutturato ed etico perde rapidamente attrattività verso i talenti più qualificati, anche i più sensibili all’innovazione tecnologica. La necessità diventa quindi quella di integrare l’AI nei sistemi di welfare e sviluppo delle persone in modo trasparente, etico e verificabile. Di fronte a questa complessità, serve un approccio sistematico e olistico alla gestione delle persone, capace di garantire stabilità e qualità anche in un contesto di cambiamento accelerato.

Iso 9001: la qualità come garanzia

La Iso 9001:2015 (Sistemi di gestione per la qualità) è la norma di riferimento applicabile a tutti i processi aziendali, compresi quelli della gestione delle risorse umane. Non certifica “prodotti” ma il modo in cui l’azienda gestisce i propri processi e le risorse (incluse quelle umane) con approccio basato sul rischio e di miglioramento.

L’applicazione di un sistema di gestione per la qualità a processi HR come recruitment, formazione e valutazione delle performance agevola le aziende a identificare le competenze per ruolo, i gap formativi e i piani di sviluppo personalizzati con obiettivi misurabili. La richiesta della norma di provvedere al monitoraggio dell’efficacia delle azioni intraprese e alla soddisfazione del cliente (in questo caso interno) e a porre rimedio in caso di deviazioni dagli obiettivi, garantisce all’organizzazione di evolversi nel tempo.

Anche la norma Iso 45001:2018 (Sistemi di gestione per la salute e sicurezza sul lavoro) entra a supporto nella stessa gestione HR con lo sviluppo di sistemi atti a identificare eventuali rischi psicosociali (stress, burnout, work-life balance). Rispondere alla conformità normativa su salute e sicurezza e assicurare la trasparenza nella comunicazione di diritti e benefit.

Diversity & Inclusion come pilastro del benessere

Mentre la Iso 9001 si concentra sul “come” gestire i processi, la linea guida Iso 30415:2021 (Gestione delle risorse umane – Diversità e inclusione) interessa il “cosa” garantire in termini di inclusione ed equità. Ad esempio:

  • gestione della diversità generazionale con valorizzazione di esperienza senior e competenze digitali junior;
  • equità sistemica con prevenzione bias (anche algoritmici) in recruiting e valutazioni;
  • monitoraggio della “pay equity”;
  • valorizzazione della diversità;
  • sviluppo di percorsi di carriera equi con criteri meritocratici indipendenti da età, genere, background.

Dall’attrattività dichiarata all’attrattività certificata

L’avvicendamento generazionale sta interessando praticamente tutti i settori economici. Da un lato, assistiamo all’uscita massiccia di professionisti senior appartenenti alla generazione dei Baby Boomer, che portano con sé conoscenze critiche, spesso tacite e non codificate. Dall’altro, entrano nel mercato del lavoro Millennial e soprattutto appartenenti alla Generazione Z. Nativi digitali con aspettative profondamente diverse rispetto alle generazioni precedenti.

Questi giovani professionisti non concepiscono percorsi di carriera lineari e verticali, ma cercano sviluppo continuo delle competenze, mobilità tra ruoli e funzioni, e soprattutto un senso di purpose nel loro lavoro. Le aziende rischiano una doppia perdita: quella delle competenze critiche che non sono riuscite a trasferire, e l’incapacità di attrarre e integrare efficacemente i talenti più giovani. La necessità è quindi duplice: sistemi che garantiscano il trasferimento delle conoscenze prima che escano dall’organizzazione e percorsi di carriera flessibili e significativi per le nuove generazioni.


* Chiara Armato fa parte di SQS, Associazione Svizzera per i Sistemi di Qualità e Management.

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