Più case, più lavoro nel turismo

Dal Ministero del Turismo arriva una misura concreta per rispondere alla crisi abitativa che affligge il settore: 120 milioni di euro per garantire alloggi accessibili al personale di hotel e ristoranti attraverso contributi per investimenti immobiliari e sostegno agli affitti

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Il settore turistico-ricettivo e della ristorazione italiano affronta da tempo una sfida cruciale: attrarre e trattenere personale qualificato per il lavoro nel turismo

di Mario CassaroIl settore turistico-ricettivo e della ristorazione italiano affronta da tempo una sfida cruciale: attrarre e trattenere personale qualificato per il lavoro nel turismo in un contesto dove il costo degli alloggi nelle località rappresenta un ostacolo spesso insormontabile.

La risposta arriva con il decreto emanato dal Ministero del Turismo del 18 settembre 2025, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 231 del 4 ottobre 2025, che dà attuazione all’articolo 14 del decreto-legge 95/2025. Lo stanziamento complessivo ammonta a 44 milioni di euro per il 2025 e 38 milioni per ciascuno degli anni 2026 e 2027, per un totale di 120 milioni destinati a creare un sistema strutturato di incentivi per facilitare l’accesso all’abitazione dei lavoratori del comparto. Le risorse sono ripartite tra due linee di intervento complementari: contributi in conto capitale per investimenti immobiliari e sostegno diretto ai canoni di locazione.

Investimenti strutturali: fino al 50% di contributo

La prima misura, disciplinata dal Titolo II del decreto, punta a incentivare interventi edilizi per creare o riqualificare alloggi destinati al lavoro nel turismo. Possono presentare domanda gli operatori identificati attraverso specifici codici Ateco: alberghi, bed & breakfast, rifugi di montagna, villaggi turistici, ristoranti, bar, centri termali e strutture ricreative. È necessario disporre dell’immobile come proprietari oppure come locatari, in quest’ultimo caso con il consenso scritto del proprietario.

I contributi possono coprire dal 30% fino al 50% delle spese ammissibili, con un’intensità che varia in base alla dimensione aziendale e alle caratteristiche dell’intervento. Le piccole imprese possono beneficiare di un incremento fino al 20%, mentre le medie imprese ottengono un bonus del 10%. Un ulteriore 15% viene riconosciuto per progetti che garantiscano un miglioramento energetico di almeno il 40%. In linea con gli obiettivi di sostenibilità ambientale.

Anche la localizzazione conta. Infatti, per investimenti realizzati nelle aree assistite secondo la normativa europea sugli aiuti di Stato, è prevista una maggiorazione che può arrivare al 15%. Gli interventi ammissibili riguardano la riqualificazione, l’ammodernamento o il completamento di immobili esistenti, con particolare attenzione all’efficientamento energetico. Sono finanziabili lavori di coibentazione, installazione di serramenti ad alte prestazioni, pareti ventilate, impianti per energie rinnovabili e sistemi intelligenti di climatizzazione. Anche arredi e macchinari rientrano tra le spese eleggibili, ma entro il limite del 30% del valore complessivo dell’investimento.

Vincoli precisi per garantire l’efficacia

Il decreto impone requisiti stringenti per assicurare che le risorse pubbliche producano benefici concreti e duraturi. Ogni progetto deve garantire almeno 10 posti letto. Una soglia pensata per concentrare gli incentivi su interventi di impatto sostanziale ed evitare un’eccessiva frammentazione delle risorse. L’investimento complessivo deve essere compreso tra 500.000 e 5 milioni di euro e i lavori devono concludersi entro 24 mesi dalla concessione del contributo.

Sul piano della destinazione d’uso, l’immobile deve essere riservato esclusivamente all’alloggio dei dipendenti per il lavoro nel turismo per almeno 9 anni dopo il completamento dell’investimento. Non si tratta di un vincolo formale, difatti il decreto stabilisce che il canone praticato ai lavoratori debba essere inferiore di almeno il 30% rispetto al valore medio di mercato territoriale, garantendo così un’effettiva accessibilità economica. Tra i requisiti per accedere ai contributi figurano la sede legale e operativa in Italia, la regolarità contributiva e fiscale, il rispetto della normativa ambientale, l’assenza di interdittive antimafia e di procedure concorsuali in corso.

Assegnazione dei contributi

I contributi saranno assegnati mediante procedura valutativa a graduatoria, attivata con specifici avvisi pubblici che definiranno le modalità di presentazione delle domande e i requisiti documentali. Le proposte ammissibili verranno valutate con punteggi da 0 a 100. Saranno finanziate quelle che raggiungeranno almeno 50 punti, in ordine di merito, fino all’esaurimento delle risorse disponibili.

Sostegno diretto agli affitti per stabilità di medio periodo

La seconda linea di intervento, regolata dal Titolo III, risponde a un’esigenza immediata: sostenere le imprese che affrontano costi di locazione per alloggiare i dipendenti. La misura si rivolge agli stessi soggetti beneficiari dei contributi in conto capitale. E copre sia singole unità immobiliari che pluralità di alloggi, purché situati nella stessa provincia della struttura ricettiva o di ristorazione oppure entro un raggio di 40 chilometri.

Il contributo è calcolato per posto letto e può raggiungere i 3.000 euro annui, destinati a coprire i canoni di locazione per un periodo che varia da un minimo di 5 a un massimo di 10 anni. La durata pluriennale evidenzia l’intenzione del legislatore di creare stabilità abitativa e favorire politiche occupazionali di medio-lungo periodo che possano incidere strutturalmente sulla qualità del lavoro nel settore.

L’intensità del contributo varia in base alla dimensione dell’impresa. Le piccole e medie imprese possono ottenere fino al 50% dei costi sostenuti, mentre per le grandi imprese il tetto è fissato al 15%, nel rispetto del regolamento europeo sugli aiuti di Stato n. 651/2014. Gli immobili devono essere nella disponibilità del beneficiario a titolo di proprietà o attraverso un contratto di locazione regolarmente registrato e devono diventare funzionali entro 24 mesi dalla presentazione della domanda.

Niente cumulo, procedure chiare e controlli rigorosi

Le agevolazioni non sono cumulabili con altre misure pubbliche concesse per le medesime spese, incluse quelle erogate a titolo “de minimis”, con l’unica eccezione dei benefici ottenuti esclusivamente sotto forma di agevolazioni fiscali o garanzie. Per i contributi alla locazione, le domande seguiranno una procedura a sportello, con ordine cronologico di presentazione fino all’esaurimento dei fondi disponibili.

Il Ministero del Turismo, o il soggetto gestore che sarà individuato, potrà effettuare controlli in ogni fase dell’iter. E revocare le agevolazioni in caso di dichiarazioni mendaci, mancato rispetto dei vincoli di destinazione (5 o 9 anni a seconda della misura), perdita della disponibilità degli immobili o violazioni della normativa in materia di lavoro, ambiente, edilizia e sicurezza.

Una scommessa sulla qualità del lavoro nel turismo

L’iniziativa rappresenta un tentativo strutturato di affrontare una delle principali criticità che frenano lo sviluppo del turismo italiano, vale a dire la difficoltà di reperire e stabilizzare forza lavoro qualificata. L’onerosità degli alloggi nelle destinazioni turistiche, soprattutto quelle più rinomate, ha reso sempre più complesso per ristoranti, hotel e strutture ricettive garantire condizioni abitative dignitose ai propri dipendenti, con ripercussioni negative sulla continuità occupazionale e sulla qualità del servizio offerto.

Legando gli incentivi a vincoli di durata e a canoni calmierati, il decreto cerca di produrre effetti di lungo periodo. Trasformando un problema cronico in un’opportunità per migliorare le condizioni di lavoro e di vita di chi opera in un comparto strategico per l’economia nazionale. Resta ora da verificare se le risorse stanziate saranno sufficienti a innescare un cambiamento significativo e se le procedure attuative riusciranno a garantire tempestività ed efficacia nell’erogazione dei contributi.

Mario Cassaro, consulente del lavoroChi è Mario Cassaro

Mario Cassaro è iscritto all’ordine dei Consulenti del Lavoro di Latina, ed esercita da oltre venti anni la professione con passione e costante dedizione. Dal 2010 è consigliere nel Consiglio Provinciale dei Consulenti del Lavoro di Latina. È autore e relatore in ambito giuslavoristico di numerosi approfondimenti e collabora con riviste specializzate e siti web su temi di lavoro.

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