di Romani Benini | Il tema del mismatch tra domanda e offerta di lavoro costituisce una delle questioni più rilevanti del mercato del lavoro italiano.
Il quadro fornito costantemente dal rapporto Excelsior, realizzato da Unioncamere per conto del Ministero del Lavoro sui fabbisogni delle imprese italiane e sulla domanda di competenze, offre indicazioni sull’andamento di questo fenomeno. Il quale risponde a diverse motivazioni, tra cui la mancanza di competenze, soprattutto tecniche, in grado di rispondere alla domanda dei fabbisogni professionali espressi dalle nostre imprese.
Secondo l’ultima analisi semestrale, le imprese hanno programmato entrate lavorative pari a 2,8 milioni di contratti nel secondo semestre del 2025. Un aumento del 2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. A trainare la crescita i settori dei servizi, che rappresentano il 70% del totale delle entrate previste. In particolare, turismo, alloggio e ristorazione e commercio da soli contano circa un milione di entrate. Presentando una dinamica molto positiva e un aumento su base annua rispettivamente al 12,5% e al 6,9%.
Servizi e industria, andamento opposto
Al tempo stesso questo dato evidenza un’area di rischio. Perché conferma come nel nostro Paese le opportunità di impiego più consistenti in termini numerici provengano da settori che esprimono in genere un minore valore aggiunto. E riguardino profili spesso caratterizzati da una minore specializzazione e conseguentemente da salari più bassi, come nel caso del settore del turismo.
I settori tecnologici e a maggiore innovazione in questi mesi stanno invece limitando la domanda e la conseguente spinta sul piano dell’incremento delle entrate rispetto alla domanda rilevata delle imprese. Nei settori a più elevato tasso di innovazione, Ict e servizi avanzati di supporto alle imprese, è previsto un numero di entrate complessive pari a 206mila. Con un significativo decremento percentuale su base annua (-13% per Ict e -8% per servizi avanzati). Le imprese che appartengono al settore industriale, comprese le costruzioni, riducono il numero delle entrate rispetto primo semestre dell’anno precedente.
La contrazione più elevata in valore assoluto si registra nelle industrie metalmeccaniche ed elettroniche, che riducono il fabbisogno di 25mila contratti di lavoro. Secondo le dichiarazioni delle imprese, il fabbisogno di lavoratori stranieri (Ue ed extra-Ue) si attesta a 520mila entrate. Pari a circa il 19% del totale. I contratti si concentrano nei settori del turismo (115 mila, +8,5% rispetto al 2024), del commercio (65mila, +20,4%) e dei servizi operativi alle imprese e alle persone (80mila, +3,9%). Le micro e piccole imprese (1-9 e 10-49 dipendenti) mostrano un incremento significativo delle previsioni di assunzione, rispettivamente a +32mila e +35mila. La maggiore crescita si registra nelle professioni qualificate nei servizi e nel commercio (+9,2%) e tra le professioni non qualificate (+7,9%). Al contrario, calano le richieste per dirigenti (-16,7%) e professioni tecniche e impiegatizie (-5,4% e – 3,1%).
Si osserva una decisa eterogeneità territoriale. Le aree metropolitane (Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Roma, Bari, Napoli, Catania e Palermo) risultano tra le più dinamiche. Anche le province del Nord-Est mostrano una forte attrattività. Negli altri territori si registrano dati di crescita solo nelle zone ad alta densità turistica. Anche questo dato esprime un fenomeno importante e un rischio di riconfigurazione dell’economia del Paese intorno alle grandi aree urbane e a scapito delle aree interne. Con conseguenze rilevanti anche sul piano sociale, della residenzialità e della densità della popolazione.
Le difficoltà del mismatch
Il disallineamento tra la domanda di personale e la presenza di lavoratrici e lavoratori disponibili sul mercato rimane un tema cruciale per le imprese. Determina una diffusa difficoltà nel reperimento di nuove risorse. Si segnala il settore delle costruzioni, dove più di 6 lavoratori su 10 vengono contrattualizzati a seguito di una lunga ricerca. Di poco inferiore il fenomeno nelle industrie metalmeccaniche ed elettroniche.
Nel settore dei servizi le maggiori criticità di reperimento di personale si osservano per informatica e telecomunicazioni (49,5%). Si registrano, inoltre, difficoltà nei servizi di trasporto, logistica e magazzinaggio (in aumento al 47,6%) e nei servizi turistici, di alloggio e ristorazione (in diminuzione al 46,7%).
Il fenomeno del difficile reperimento di personale colpisce, in modo trasversale, le imprese di tutte le dimensioni. A eccezione delle grandi (con 500 o più dipendenti) che offrono in genere le migliori condizioni di lavoro ed hanno difficoltà nel contrattualizzare solo tre persone su dieci. Le imprese riscontrano difficoltà a reperire risorse umane in circa il 50% dei casi, a prescindere dalla tipologia professionale. Solo impiegati e professioni non qualificate si attestano intorno al 35%, a conferma di una domanda crescente di profili con competenze specializzate.
I tempi lunghi nella ricerca
Complessivamente, secondo l’analisi Excelsior, i datori di lavoro impiegano oltre quattro mesi nella ricerca del personale di più difficile reperimento. I tempi più lunghi si registrano nei settori tradizionali, quali le industrie del tessile, abbigliamento, cuoio e calzature, le industrie del legno e del mobile e le costruzioni (tra 5,7 e 6 mesi). I comparti dei servizi operativi di supporto alle imprese e alle persone e dei servizi turistici registrano tempi più ridotti (in media 3,6 mesi).
Questo dato conferma la necessità di sostenere i percorsi delle competenze tecniche e degli operai specializzati richiesti dal nostro sistema manifatturiero e artigianale, che continua a esprimere una difficoltà nonostante il calo della domanda da parte delle imprese. Stimando il fabbisogno occupazionale delle imprese e della Pubblica Amministrazione nel quinquennio 2025 – 2029, si prevede una domanda di oltre 3 milioni di lavoratrici e lavoratori. Oscillando da un minimo di 3,279 milioni, nello scenario macroeconomico negativo, a un massimo di 3,721 milioni in quello positivo.
Il settore dei servizi assorbirà circa il 74% del fabbisogno complessivo, con circa 2,700 milioni di assunti. I servizi alle persone rappresentano la principale componente, con oltre il 30% delle richieste previste, seguiti dal commercio (16,2% – 16,6%) e dai servizi generali della PA e previdenza (14,2% – 12,5%). La qualificazione della domanda e dell’attività richiesta nel settore dei servizi e nella pubblica amministrazione costituisce quindi una indicazione fondamentale per migliorare le condizioni, anche contrattuali e salariali, del lavoro offerto agli italiani.
Domanda, retribuzioni, produttività
Questa esigenza riguarda anche la produttività, il valore aggiunto e la ricchezza prodotta, ossia il Pil. In ragione del fatto che i settori a maggior domanda occupazionale, in genere, costituiscono componenti che esprimono un minore valore aggiunto. Il rischio, in assenza di interventi sui salari e sui rinnovi contrattuali confermato dall’analisi di Unioncamere per il Ministero del Lavoro, è che all’aumento dell’occupazione non corrisponda un adeguato aumento del Pil, della produttività e dei salari.
Il collegamento tra retribuzioni e domanda di personale mostra, infatti, come alcuni settori economici ad alta domanda di personale siano proprio quelli caratterizzati da bassi stipendi. Per esempio, nel settore turismo e ristorazione, a fronte di un valore aggiunto per addetto di 41mila euro annue la retribuzione lorda per dipendente è di 20.500 euro. Nel sistema sanitario e dell’assistenza sociale, a fronte di un valore aggiunto per addetto di 44mila euro annue la retribuzione lorda per dipendente è di 24mila euro. Mentre nell’Istruzione il valore aggiunto per dipendente è di 56mila euro annui, ma lo stipendio è fermo a 26mila euro.
Industria e costruzioni
L’industria in senso stretto contribuisce per circa il 17% al fabbisogno complessivo. Qui sono le industrie metalmeccaniche ed elettroniche a rappresentare il principale polo occupazionale del settore. Mostrando una quota pari a circa un terzo del totale (33,5% nello scenario negativo, 32,5% in quello positivo). Si tratta di un ambito fondamentale di traino per la crescita e per il lavoro, che va sostenuto con misure e politiche adeguate, anche per l’effetto dei dazi. Il settore delle costruzioni, trainato dagli investimenti pubblici, mostra una quota sensibile del fabbisogno, che potrà variare da 203mila a 242mila unità. E un peso prossimo al 27% sul totale dei settori industriali.
Livello di istruzione
Quanto al livello di istruzione, l’analisi semestrale Excelsior mostra che il fabbisogno sarà orientato verso profili tecnici. Oltre il 46% delle richieste riguarderà persone con formazione tecnica secondaria. Seguite da laureati e diplomati Its (circa 37%). La domanda di lavoratori con bassa scolarizzazione continuerà a diminuire, rappresentando solo il 12-13% del totale previsto. In questo caso si tratta di una buona notizia, che necessita di interventi per rafforzare l’accesso alla formazione per il lavoro. Pensando soprattutto alle componenti oggi inattive del mercato del lavoro italiano.
Il ricambio generazionale nella PA
In questi anni, uno dei fenomeni più significativi è costituito dal passaggio generazionale nel pubblico impiego. Sono centinaia di migliaia i dipendenti pubblici destinati alla pensione, che dovranno essere sostituiti dalle nuove generazioni. Un fenomeno massiccio, in quanto coinvolge la generazione del “boomer”, la componente generazionale più numerosa nella storia italiana.
Tra il 2025 e il 2029 il fabbisogno complessivo di personale del settore pubblico è stimato in 799mila unità. Di queste, il 96% sarà destinato alla sostituzione di personale, coinvolgendo 768mila dipendenti nel quinquennio, con una media di 154mila unità all’anno. L’expansion occupazionale nel pubblico impiego, ossia l’occupazione aggiuntiva prevista, è molto più limitata e interesserà in modo differente i diversi comparti. In particolare, il 73% delle nuove assunzioni è atteso nel sanitario, con un incremento di poco più di 22mila unità. Mentre i servizi generali e dell’assistenza sociale contribuiranno per il 37% di questo aumento, con 11mila unità. Invece per l’istruzione si prevede una lieve contrazione nel quinquennio, pari a circa 3mila unità di personale.
La trasformazione digitale in atto
Negli ultimi anni, la Pubblica Amministrazione ha vissuto profonde trasformazioni, affrontate con successo anche grazie a politiche espansive in ambito occupazionale. Secondo le considerazioni del Rapporto Excelsior 2025-2029 le potenzialità offerte dalla digitalizzazione e dall’integrazione di sistemi di intelligenza artificiale, particolarmente rilevanti nei servizi generali della Pubblica Amministrazione e nella gestione dell’assicurazione sociale obbligatoria, stanno sostenendo il processo di modernizzazione. Il quale, una volta pienamente sviluppato, contribuirà a migliorare il funzionamento della macchina burocratica e l’erogazione dei servizi. Garantendo una qualità superiore e una fruizione sempre più efficiente e trasparente per cittadini e imprese.
I settori più dinamici nel ricambio
Il settore sanitario ha dato un contributo rilevante all’espansione occupazionale del settore pubblico. Un fenomeno spinto non solo dall’inserimento di nuovo personale indispensabile per affrontare le esigenze legate all’emergenza sanitaria, ma anche dalla necessità di avviare interventi strutturali mirati a colmare le carenze di organico che per lungo tempo hanno caratterizzato il comparto. Il quale, nonostante gli sforzi compiuti, presenta ancora significative criticità strutturali che richiedono ulteriori azioni correttive.
Parallelamente, il settore dell’istruzione ha registrato un significativo aumento degli ingressi di personale docente e amministrativo, tecnico, ausiliario. Finalizzati a migliorare la funzionalità e la continuità operativa del sistema scolastico. A contrastare il precariato e a rispondere alle crescenti esigenze delle istituzioni scolastiche, aggravate dalla carenza di personale. Promuovendo una maggiore stabilità lavorativa e una qualità superiore dell’insegnamento.
In questo contesto l’analisi dei fabbisogni dei dipendenti pubblici per macro-gruppo professionale evidenzia la prevalente richiesta di figure qualificate e a elevata specializzazione, che rappresentano il 38,7% del fabbisogno del settore pubblico nel periodo 2025-2029. Seguono le figure tecniche, con un peso del 23,1%, e gli impiegati, con un peso del 22,5%. Questa distribuzione dei fabbisogni indica la necessità di un approccio selettivo nella gestione delle risorse umane, orientato a garantire efficienza e sostenibilità attraverso competenze altamente qualificate, in linea con la razionalizzazione delle risorse e il sostegno ai settori prioritari.
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