di Laura Reggiani |
Per il secondo anno consecutivo, la filiale italiana del colosso tecnologico ha ottenuto la certificazione Uni-Pdr 125:2022 sulla parità di genere, rilasciata da Sgs, consolidando un percorso di azioni concrete e risultati misurabili.
Con il 34% di personale femminile e il 38% di donne nel leadership team, Philips supera nettamente la media nazionale, dove appena il 22% delle posizioni manageriali è ricoperto da figure femminili. Numeri che non sono solo statistiche, ma il riflesso di una strategia aziendale che mette al centro l’inclusione, il benessere e la valorizzazione delle differenze.
Un modello virtuoso di inclusione e benessere
“Ogni giorno lavoriamo per costruire una cultura capace di andare oltre gli stereotipi legati a età, genere o identità” spiega Livio Zingarelli, direttore del personale di Philips Italia. “Promuovere una leadership equa significa investire nelle persone, creare fiducia e offrire strumenti per crescere in un mercato in continua evoluzione”. Tra le iniziative più apprezzate spiccano i programmi di welfare aziendale, pensati per garantire equilibrio tra vita privata e professionale. Philips riconosce permessi aggiuntivi per i genitori che accompagnano i figli all’asilo o a scuola e per chi si prende cura di familiari anziani o malati.
A queste misure si aggiungono l’integrazione fino al 100% della retribuzione durante il congedo parentale (la legge prevede solo l’80%) e 10 giornate lavorative retribuite in più per i neopapà, anche adottivi o affidatari. “Creare un ambiente in cui le persone possano esprimersi liberamente, sentirsi riconosciute e valorizzate, è la chiave per stimolare innovazione e raggiungere obiettivi condivisi”, aggiunge Zingarelli.
Formazione e crescita: investire sul capitale umano
L’impegno di Philips non si limita ai benefit. L’azienda promuove percorsi formativi mirati che affrontano tematiche cruciali come la diversità generazionale, la body positivity, le micro-aggressioni e l’uso di un linguaggio inclusivo. Gli incontri, realizzati con il supporto di esperti, vogliono aiutare i dipendenti a riconoscere i bias inconsci e a costruire relazioni più rispettose e collaborative.
Altra iniziativa di rilievo, il programma di educazione al benessere finanziario, nato per fornire strumenti concreti nella gestione delle risorse economiche. Le sessioni affrontano temi come pianificazione del budget familiare, risparmio, investimenti e previdenza, con un occhio di riguardo alla riduzione dello stress legato al denaro. Per Philips, la serenità economica è una componente essenziale del benessere complessivo delle persone.
Il contesto italiano: una sfida ancora aperta
L’impegno di Philips assume ancora più valore se confrontato con i dati del World Economic Forum, che collocano l’Italia all’85° posto nel mondo per parità di genere e addirittura al 117° posto per la dimensione economica. Nel 2024, il tasso di occupazione femminile tra i 15 e i 64 anni era del 62,4% al Nord, 60,8% al Centro e scendeva fino al 36,9% nel Mezzogiorno. Nonostante le donne rappresentino circa il 60% dei laureati, il gender pay gap resta attorno al 12,6%, come evidenziano i rapporti AlmaLaurea 2024.
In altre parole, a parità di competenze e titoli di studio, le donne continuano a guadagnare meno e ad avere meno accesso ai ruoli decisionali. In questo scenario, la politica inclusiva di Philips rappresenta un esempio concreto di come le aziende possano guidare il cambiamento culturale. Non si tratta di un semplice adempimento normativo, ma di una visione strategica che riconosce nella diversità un valore competitivo.
La parità come leva di innovazione
“In Philips, inclusione e diversità non sono slogan, ma principi che ispirano ogni decisione aziendale” sottolinea Sara Era, responsabile Inclusion & Diversity di Philips Italia. “Ogni persona deve potersi sentire accolta, ascoltata e libera di esprimere il proprio potenziale. La parità di genere non è un obiettivo da raggiungere una volta per tutte, ma un percorso da coltivare ogni giorno”.
Secondo Era, promuovere l’equilibrio di genere significa anche stimolare l’innovazione: “Le idee nascono dal confronto tra punti di vista diversi. È proprio la pluralità di esperienze, competenze e prospettive a rendere più forte e creativa la nostra azienda”. Non a caso, i team più equilibrati per genere e background registrano migliori performance e maggiore capacità di adattamento ai cambiamenti del mercato. È un circolo virtuoso: inclusione genera fiducia, la fiducia alimenta innovazione, e l’innovazione crea valore sostenibile.














