AI come alleata della creatività

L'Intelligenza Artificiale sta trasformando anche il mondo della moda e richiede a creativi e designer di sviluppare nuove competenze. Ne parliamo con Anna Lottersberger, direttrice di Ferrari Fashion School

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L’AI sta trasformando anche il mondo della moda: Ne parliamo con Anna Lottersberger, direttrice di Ferrari Fashion School

di Virna Bottarelli | Ferrari Fashion School è una delle principali accademie di moda europee, parte di Plena Education Group, una piattaforma di alta formazione artistica e, dal 2023, della Teesside University, in Inghilterra.

La scuola ha sede nel Fashion District di Milano, dove si trovano diversi dei più rinomati marchi di moda: Armani, Canali, Fendi, Diesel, solo per citarne alcuni. Da circa un anno, a dirigere la scuola c’è Anna Lottersberger, già alla guida dei Master in area moda di Domus Academy e responsabile per lo sviluppo accademico internazionale e per le relazioni con le imprese in Plena Education. Lottersberger ha all’attivo anche diverse collaborazioni con brand della moda e del lusso come Loro Piana e Dolce&Gabbana. Abbiamo parlato con lei di come la scuola prepara i lavoratori della moda di oggi e domani e di come l’Intelligenza Artificiale può essere usata per potenziare la competenza principale di chi opera nel settore: la creatività.

Chi sono gli studenti di Ferrari Fashion School e quali conoscenze e competenze si apprendono frequentando la scuola?

Gli studenti di Ferrari Fashion School rappresentano una straordinaria diversità di profili, esperienze e provenienze. Circa la metà sono italiani, mentre l’altra metà arriva da oltre 32 Paesi diversi, tra cui Australia, Stati Uniti e Sud America, portando con sé culture, visioni e sensibilità che arricchiscono ogni classe. Accogliamo studenti giovanissimi, a partire dai 16 anni per i percorsi estivi, neodiplomati che scelgono una delle nostre Triennali. E giovani laureati o professionisti che intraprendono i Master per specializzarsi ulteriormente.

Ciò che li unisce è una passione autentica per la moda e per la cultura italiana, che rimane il filo conduttore di ogni percorso formativo. Le conoscenze e le competenze variano, naturalmente, tra chi si orienta verso il design e chi sceglie business o marketing, ma in tutti c’è la stessa attitudine a innovare, a sperimentare e a leggere la moda come linguaggio contemporaneo.

Anna Lottersberger, direttricedi Ferrari Fashion School
Anna Lottersberger, direttrice di Ferrari Fashion School

Anche il mondo della moda è stato rivoluzionato dalla tecnologia: quali nuovi profili professionali sono nati negli ultimi anni?

Negli ultimi anni, l’incontro tra moda e tecnologia ha accelerato la trasformazione dei ruoli professionali. Sono emerse figure come il Data Scientist, l’AI Solution Architect o il Data Visualization Specialist. Mentre profili più tradizionali si stanno arricchendo di competenze digitali: il 3D Digital Fashion Designer, il Raw Material Traceability Specialist, l’Hybrid Producer. Tutti questi ruoli combinano conoscenze tecnologiche specifiche con una sensibilità verso l’innovazione sostenibile, oggi fondamentale nel settore.

A prescindere dai “titoli”, i brand cercano professionisti in grado di muoversi con agilità tra competenze tradizionali e nuove tecnologie, ma soprattutto capaci di apprendere rapidamente e adattarsi a strumenti in continua evoluzione. Proprio questa capacità di rendere continuamente il proprio skillset flessibile e allineato all’innovazione è uno dei valori che cerchiamo di trasmettere in tutti i nostri corsi, così da contribuire a formare creativi e professionisti malleabili e pronti a rispondere alle sfide del futuro della moda.

Quali sono oggi le competenze più richieste dalle aziende del settore moda?

Oggi le aziende cercano menti flessibili, in grado di muoversi con naturalezza tra creatività, tecnologia e visione strategica. La creatività rimane il punto di partenza, ma deve integrarsi con la capacità di tradurla in linguaggio strategico, di interpretare i dati disponibili e di usare gli strumenti digitali come vere estensioni del processo progettuale. A questo si aggiungono competenze ormai imprescindibili: modellazione 3D, conoscenza di nuovi materiali, utilizzo consapevole dell’AI, sensibilità verso sostenibilità e inclusione. Oltre alla capacità di raccontare storie, valori e identità di brand unici, contribuendo alla ricchezza culturale del sistema moda.

Per quanto riguarda i designer, in particolare, le aziende vogliono professionisti capaci di immaginare il futuro del brand, non solo di disegnarne il prodotto. Figure che comprendano che il valore della moda oggi nasce dall’incontro tra etica, estetica e innovazione, un equilibrio complesso, ma autenticamente contemporaneo.

Come è entrata l’Intelligenza Artificiale nel fashion system? Quali vantaggi, e quali rischi, se ce ne sono, comporta il suo impiego?

Credo che l’Intelligenza Artificiale stia ridefinendo in profondità la struttura stessa della moda, spostando la creatività umana su un nuovo piano di linguaggio. La moda è da sempre un sistema di costruzione e interpretazione di significati, un modo con cui la società esprime identità, appartenenze e desideri. Oggi, con l’AI, questa costruzione diventa anche algoritmica: la generazione e l’interpretazione del senso passano attraverso logiche di calcolo, previsione e dati, pur mantenendo una dimensione estetica e culturale.

L’AI, in questo senso, trasforma la grammatica della moda. Per chi ambisce a un futuro nella moda, che sia designer, comunicatore o visual creator, la sfida è complessa: imparare a dialogare con questi sistemi in modo consapevole e critico. Ma anche preservare uno sguardo personale, empatico e poetico che nessun algoritmo potrà mai replicare. L’algoritmo, infatti, è un nuovo strumento nelle mani del creativo, così come un tempo lo sono stati il telaio, la macchina fotografica e i software vettoriali. La vera sfida è integrare l’intelligenza artificiale nella tradizione progettuale, soprattutto in Italia, senza perdere la dimensione umana del processo. Quella sensibilità tattile, culturale ed emotiva che dà senso alla forma.

Tra i vantaggi concreti che indubbiamente l’AI offre ci sono una maggiore velocità nell’elaborazione dei dati e nella creazione di simulazioni, la riduzione degli sprechi, la possibilità di costruire processi decisionali più precisi. Il rischio, ovviamente, è di subire l’AI, di usarla in modo banale e passivo. Ricordiamoci che si tratta di un agente, non di un fine. È solo la visione umana a dare significato e identità a ciò che viene creato.

Nei vostri percorsi formativi, invece, come è stata integrata l’Intelligenza Artificiale?

In Ferrari Fashion School crediamo che sia fondamentale per gli studenti familiarizzare con i nuovi strumenti digitali, ma soprattutto sviluppare coscienza e immaginazione. La capacità di integrare la tecnologia senza perdere empatia e complessità del pensiero umano. Abbiamo scelto di integrare l’AI come strumento di sperimentazione all’interno del processo creativo, anche per rendere alcune materie più accessibili agli studenti con disturbi dell’apprendimento.

In accademia, gli studenti imparano a utilizzare software di generazione di testi e immagini, strumenti di simulazione 3D e sistemi predittivi, per comprendere come la tecnologia possa supportare il processo progettuale. L’obiettivo è formare designer, modellisti, stylist, fotografi ed esperti di marketing consapevoli. Capaci di usare l’AI in modo critico, valorizzando il proprio pensiero e la propria identità.

Ad esempio, abbiamo appena avviato un progetto pilota nei corsi di comunicazione visiva per sviluppare competenze di “hybrid production” per la realizzazione di campagne di comunicazione in linea con quello che fanno le società di consulenza, come Accenture Song. L’Intelligenza Artificiale diventa così una leva per innovare, senza mai compromettere l’autenticità del progetto o il modo di pensare non lineare, poetico e intuitivo, che nasce dall’esperienza e dalla diversità culturale.

La creatività può essere potenziata dall’AI? O c’è il rischio di demandare anche quella a un algoritmo?

La creatività può sicuramente essere amplificata dall’AI. Permette di esplorare nuove possibilità, testare combinazioni e visualizzare idee con rapidità. Qualche mese fa, i nostri studenti di Styling hanno sviluppato l’allestimento per lo Showcase di fine anno e, durante la presentazione dei concept, hanno utilizzato strumenti di AI per visualizzare le proprie idee e renderle più comprensibili. Ma l’idea originale e la realizzazione pratica dell’installazione – intrecciare scarti di denim per creare arazzi contemporanei – sono frutto della loro visione.

Allo stesso modo, gli studenti di Business hanno realizzato un podcast interamente con software AI per raccontare al pubblico in maniera dinamica e immediata le collezioni dei colleghi designer. L’analisi delle collezioni, delle immagini e dei moodboard è stata completamente a opera degli studenti, così come la cura e la gestione del podcast stesso. Il rischio di delegare troppo alla macchina esiste, ma dipende dall’uso che se ne fa. Nella nostra prospettiva, la tecnologia deve affiancare e non sostituire il pensiero umano.

L’obiettivo è formare una nuova generazione di creativi capaci di utilizzare l’AI per spingersi oltre i confini dell’immaginazione, preservando e nutrendo un proprio sguardo personale.

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