di Laura Reggiani |
Dieci anni di attività, una rete in continua espansione e un ruolo sempre più strategico nel sistema della formazione continua.
Nel 2025, Fondo Conoscenza ha consolidato la propria presenza nel tessuto produttivo italiano, registrando una crescita significativa in termini di imprese aderenti, ore di formazione erogate e risorse mobilitate. Alla guida di questo percorso, il direttore Raffaele Modica delinea un modello di Fondo che non si limita a finanziare la formazione, ma costruisce prossimità con i territori. Accompagna le imprese nelle transizioni e sperimenta strumenti innovativi, dall’Intelligenza Artificiale alla certificazione delle competenze, per rendere la crescita professionale più accessibile, misurabile e sostenibile.
Come valuta l’andamento complessivo di Fondo Conoscenza nel 2025? Ci sono risultati che ritiene opportuno evidenziare?
L’analisi dei risultati ci restituisce un quadro in crescita costante, sia in termini di partecipazione sia di impatto sui territori. Dal 2023 al 2024 le aziende aderenti sono cresciute del 30% (da 32.127 a 41.794), raggiungendo quota 48.150 ad agosto 2025. Anche i finanziamenti approvati hanno registrato un salto significativo: da 4,3 milioni nel 2023 a oltre 7,2 milioni nel 2024. Nel solo 2024 abbiamo finanziato 520 piani formativi, coinvolgendo 1.448 aziende e oltre 16.400 lavoratori, per più di 31.000 ore di formazione erogate.
Un risultato che consolida la nostra capacità gestionale e la fiducia delle imprese, in particolare di quelle appartenenti al tessuto produttivo più fragile del Paese. Particolarmente rilevante il dato sulle adesioni: oltre il 60% delle aziende aderenti a Fondo Conoscenza non aveva mai aderito a un altro fondo interprofessionale. È la dimostrazione di un processo di apertura e di attrazione verso platee che, fino a poco tempo fa, restavano ai margini della formazione finanziata.
In termini tematici, più della metà delle ore di formazione è stata dedicata alla salute e sicurezza sul lavoro, seguita da percorsi in gestione aziendale, Ict e abilità tecnico-operative. La distribuzione riflette la nostra attenzione a coniugare obblighi normativi, innovazione e fabbisogni concreti delle imprese. Per quanto riguarda l’Avviso 1/2025, cuore della nostra programmazione, possiamo già anticipare che i volumi di presentazione risultano pressoché raddoppiati rispetto all’edizione precedente. È un segnale chiaro della solidità del modello gestionale del Fondo e della sua capacità di rispondere, con strumenti efficaci, alle prerogative di sviluppo delle aziende aderenti.
Il 2025 è stato un anno di consolidamento o di cambiamento per il Fondo? Quali sono stati i principali obiettivi raggiunti e le criticità affrontate?
Direi che è stato un anno di consolidamento strutturale, ma anche di evoluzione nella modalità di rapporto con i territori e le imprese. Da un lato abbiamo rafforzato i processi interni e la qualità delle procedure. Dall’altro abbiamo introdotto elementi di innovazione che segnano una nuova fase operativa.
Un esempio concreto è la presentazione itinerante dei nuovi avvisi, che nel 2025 abbiamo sperimentato per la prima volta in occasione del decennale. Iniziativa che immaginiamo di replicare nel 2026, perché ci consente di raggiungere i territori, favorendo un dialogo più immediato con enti e aziende. Sul piano gestionale, il 2025 ha visto un consolidamento dell’attività ordinaria e una crescita delle adesioni, con un progressivo aumento delle richieste provenienti dal Centro e dal Sud Italia.
Le criticità riguardano soprattutto la necessità di semplificare ulteriormente le procedure e di ridurre i tempi amministrativi. Così da rendere l’attuazione dei piani formativi più coerente con le esigenze operative delle micro e piccole imprese. Guardando in prospettiva, ritengo sia necessario rafforzare la dotazione complessiva di risorse dedicate alla formazione continua, in linea con quanto avviene negli altri Paesi europei. E lavorare per accrescere la capacità operativa dei Fondi, evitando sovrapposizioni e nuovi livelli di controllo burocratico. La priorità, oggi, è dotare il sistema di strumenti che ne potenzino la rapidità, l’efficacia e la prossimità alle imprese, perché solo in questo modo la formazione può davvero incidere sullo sviluppo delle competenze e delle politiche attive del lavoro.
Molti operatori guardano con interesse ai futuri bandi: può anticiparci qualcosa sulla programmazione del 2026?
La programmazione 2026 si muoverà in linea di continuità con quella del 2025. In questa prospettiva lanceremo una nuova survey nazionale rivolta a enti di formazione e imprese aderenti per raccogliere dati puntuali sui fabbisogni emergenti. Le informazioni rilevate guideranno la progettazione dei prossimi avvisi, assicurando una programmazione fondata su dati concreti e osservazioni di campo.
Per il momento possiamo anticipare che, con ogni probabilità, le aree tematiche su cui si concentrerà la nuova programmazione saranno le stesse previste nel 2025: welfare aziendale, sostenibilità e transizione ecologica, salute e sicurezza, innovazione digitale e organizzativa, parità di genere, responsabilità sociale d’impresa e competenze Esg. Insieme ai percorsi su AI e mentoring intergenerazionale. Non si tratta di introdurre nuove direttrici, ma di rafforzare e aggiornare gli elementi prioritari già caratterizzanti, in coerenza con le tendenze evolutive del tessuto produttivo.
In che modo Fondo Conoscenza sta rispondendo alle nuove esigenze di formazione legate alla transizione digitale ed ecologica? Ci sono progetti o partnership significative in questo ambito?
Le transizioni digitale ed ecologica rappresentano due ambiti strutturali della nostra programmazione. Già dal 2020 Fondo Conoscenza promuove percorsi che accompagnano nel cambiamento pervasivo. Sostenendo l’adozione di modelli organizzativi e comportamentali più responsabili. Nel 2025 abbiamo introdotto una priorità specifica dedicata alla formazione sull’Intelligenza Artificiale. Una buona educazione all’utilizzo di queste tecnologie non è solo una competenza tecnica: è un fattore di partecipazione consapevole, che aiuta a interpretare i processi digitali, migliorare la sicurezza e contribuire in modo attivo alla vita aziendale e sociale.
In parallelo, la formazione in campo ambientale mira a rafforzare la consapevolezza e i comportamenti virtuosi legati alla sostenibilità. Dall’uso responsabile delle risorse alla gestione dei rifiuti, fino alla diffusione di stili produttivi e di consumo più equilibrati. In questo senso, la formazione diventa un fattore concreto di miglioramento dei processi e della cultura organizzativa. Contribuendo alla costruzione di una cittadinanza aziendale più attenta e sostenibile.
L’AI sta trasformando molti settori. Fondo Conoscenza utilizza già questi strumenti nei processi interni o ne sta valutando l’introduzione?
Abbiamo avviato un percorso esplorativo sull’utilizzo dell’AI, con l’obiettivo di valutarne l’impatto sia sul piano organizzativo sia su quello dei servizi agli utenti. Nel breve periodo intendiamo sperimentare una chatbot informativa capace di fornire risposte rapide su procedure, scadenze e requisiti di partecipazione agli avvisi. È uno strumento che, se compreso e ben gestito, migliorerà ulteriormente la tempestività della nostra assistenza tecnica senza sostituire integralmente il contatto diretto. Chiaramente, il vantaggio sta anche nel fatto che questa tecnologia potrà consentire alle risorse interne di lavorare con maggiore continuità e concentrazione, vista la delicatezza delle attività di analisi, istruttoria e assistenza tecnica che gestiamo quotidianamente.
La partecipazione delle piccole imprese alla formazione rimane una sfida importante: quali strumenti o incentivi avete introdotto per facilitarla?
È un tema centrale nella nostra azione. La vera innovazione del Fondo è stata adattare i meccanismi finanziari ai ritmi e alle dimensioni delle piccole imprese. Abbiamo agito su tre fronti: semplificazione amministrativa, flessibilità formativa e supporto tecnico continuo. Infatti, abbiamo ridotto i tempi di istruttoria, reso più snelli i processi di rendicontazione ed eliminato limiti numerici rigidi per l’attivazione dei corsi.
Oggi è possibile finanziare anche percorsi individuali o on the job, grazie ad avvisi specifici che prevedono il ricorso ai voucher formativi. In questa prospettiva, la formazione – se organizzata in modo flessibile – diventa il contesto ideale per maturare e condividere esperienze, aprirsi a prospettive nuove e integrare l’apprendimento continuo nel flusso di lavoro. Questo approccio consente alle imprese di far crescere le competenze compatibilmente con la quotidianità operativa.
Il tema della certificazione delle competenze è sempre al centro del dibattito. Qual è la sua opinione in merito?
Il tema è cruciale perché rappresenta il passaggio da una formazione percepita come obbligo formale a una formazione che produce valore misurabile e riconosciuto. A seguito dell’approvazione ministeriale del Regolamento che disciplina i servizi di individuazione e di validazione delle competenze nell’ambito degli interventi finanziati, stiamo lavorando all’implementazione di un Protocollo metodologico. Nel quale sono definite le modalità di progettazione e svolgimento dei piani formativi. L’obiettivo è integrare progressivamente nei prossimi avvisi meccanismi di attestazione delle competenze coerenti con il Quadro Nazionale delle Qualificazioni, in collaborazione con gli enti di formazione accreditati. È una sfida complessa, ma necessaria per rendere la formazione un investimento concreto sul capitale umano.
Per concludere, quale visione ha per Fondo Conoscenza nel medio periodo? Quali sono, secondo lei, le parole chiave che definiranno le attività nei prossimi anni?
La visione è quella di un Fondo sempre più integrato, flessibile e vicino ai territori. Vogliamo continuare a essere un interlocutore operativo per le imprese, capace di coniugare rapidità gestionale e visione strategica, e di costruire un sistema di formazione continua che dialoghi in modo stabile con le politiche di sviluppo e con le transizioni in corso.
Le parole chiave per i prossimi anni saranno prossimità, innovazione e sostenibilità. Prossimità, perché continueremo a presidiare il territorio, a favorire una partecipazione più ampia da parte delle imprese e ad incentivare il dialogo con gli operatori della formazione; innovazione, perché intendiamo accogliere le dinamiche evolutive che interessano le imprese italiane; sostenibilità, perché la crescita delle competenze non può prescindere da un equilibrio tra dimensione economica, sociale e ambientale. Il nostro obiettivo è semplice ma ambizioso: fare della formazione un motore strutturale di competitività e benessere organizzativo per le imprese italiane.
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Chi è Raffaele Modica 











