I lavoratori con esperienze maturate in Paesi diversi da quello di residenza, definiti lavoratori con mobilità internazionale, sono una componente significativa del Mercato Unico Europeo (Svizzera inclusa).
Secondo l’analisi di Indeed, il 14,8% dei candidati italiani attualmente alla ricerca di impiego vanta esperienze professionali oltre confine. La media europea si attesta al 16,7%, con picchi che superano il 40% in Irlanda e il 50% in Svizzera. La mobilità internazionale e la libertà di circolazione all’interno dell’area è da tempo uno degli elementi centrali degli accordi economici che la regolano.
Consentendo ai cittadini di vivere e lavorare in qualsiasi Stato aderente senza la necessità di permessi o visti di lavoro. Questa politica ha creato opportunità e ha contribuito a colmare carenze di personale. A titolo di confronto, negli Stati Uniti, dove non esistono intese di mercato unico con altri, solo il 5,1% dei candidati dichiara di aver accumulato esperienze di mobilità internazionale.
I principali profili della mobilità internazionale
La mobilità internazionale include profili eterogenei:
- espatriati o migranti che hanno iniziato la carriera nel Paese d’origine e si sono trasferiti,
- lavoratori locali con esperienze temporanee all’estero,
- lavoratori transfrontalieri che mantengono la residenza in un Paese ma sono impiegati in un altro.
Quest’ultima categoria, che comprende anche professionisti stagionali o chi lavora regolarmente da remoto per aziende con sede oltre confine, ha raggiunto nel 2023 quota 1,8 milioni di persone. Un aumento del 3% rispetto al 2022. A guidare la classifica di provenienza sono Francia, Germania e Polonia. Tra le destinazioni prevale il Lussemburgo, dove i transfrontalieri rappresentano quasi metà della forza lavoro.
Le caratteristiche dei transfrontalieri
Le professioni di management e ristorazione restano le principali occupazioni dei lavoratori transfrontalieri nel Mercato Unico Europeo, indipendentemente dal Paese di impiego. Tra gli italiani lavorano oltre confine, oltre il 15% è impiegato nella ristorazione, dato più alto tra i Paesi esaminati. Seguito da management e professionisti delle vendite.
Ai tradizionali lavoratori si aggiunge il fenomeno del telelavoro transfrontaliero. Nel 2020 quasi 400.000 persone (0,37% della forza lavoro) svolgevano attività da un altro Paese, con concentrazioni più elevate in Lussemburgo, Belgio e Francia.
Nel 2023, un accordo quadro ha innalzato dal 25% al 49,9% la soglia di lavoro da remoto dal Paese di residenza, mantenendo la copertura sociale del datore di lavoro, nel caso in cui entrambi gli Stati siano firmatari. A oggi vi hanno aderito 18 Paesi, ampliando la flessibilità ma lasciando irrisolte alcune questioni di fiscalità.
“La mobilità internazionale in Europa offre vantaggi economici, ma produce effetti eterogenei sul mercato del lavoro. Da un lato, in un’area così vasta, il lavoro transfrontaliero contribuisce a colmare carenze, sostenere le economie locali e consentire ai lavoratori di vivere in paesi con un costo della vita più basso. Allo stesso tempo, mette in evidenza la dipendenza di alcune economie dagli afflussi di manodopera straniera. Inoltre, le differenze in termini di salari, regolamentazioni e protezioni sociali indicano che questo lavoro non è privo di sfide”, commenta Lisa Feist, economista di Indeed.
Leggi il report completo di Indeed.
















