Il dovere di proteggere

In un mondo sempre più instabile e interconnesso, le imprese italiane sono chiamate ad ampliare il concetto di sicurezza: dalla tutela fisica dei lavoratori alla difesa delle infrastrutture digitali, passando per il benessere psicologico e la gestione integrata dei rischi globali

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Il concetto manageriale di Duty of Care

di Cesare Damiano |

Il contesto globale si fa sempre più interdipendente, da un lato, e instabile dall’altro. E in tale complicata situazione, anche le imprese italiane si confrontano con rischi articolati e convergenti che non si fermano ai confini nazionali.

Ogni anno oltre 100mila lavoratori italiani vengono distaccati all’estero, esponendo le aziende per le quali lavorano a responsabilità che si estendono ben oltre la tutela della sicurezza fisica nei luoghi di lavoro. Illustreremo, dunque, l’evoluzione e l’ampliamento del concetto di sicurezza connesso all’attività di impresa e al lavoro che connota questo momento storico.

Una dimensione, in definitiva, di tale concetto che va adottata e implementata nelle imprese italiane così come avviene già negli altri grandi Paesi. Con la consapevolezza che il nostro tessuto produttivo, fatto prevalentemente di medie, piccole e microimprese, rende più complessa questa elaborazione.

La tutela nei contesti di crisi

Di questo processo evolutivo si è discusso in un convegno promosso lo scorso ottobre a Roma, presso La Camera dei deputati, dall’associazione Lavoro&Welfare e da Sos International Foundation, gruppo che si propone di sensibilizzare le organizzazioni sui temi della salute e della sicurezza, che hanno un impatto sulla forza lavoro a livello globale. Un appuntamento caratterizzato dagli interventi di esperti di alto livello e di autorevoli responsabili istituzionali.

Il titolo del convegno sintetizza il concetto che comprende l’intero ragionamento: “Il dovere di protezione. Safety e Security: la tutela dei lavoratori nei contesti di crisi”. Globale e critico è, dunque, il teatro sul quale si svolge l’attività di moltissime imprese e dei suoi dipendenti. Con i rischi che ne conseguono, che sono sempre più grandi. L’ordine mondiale scaturito dalla fine della Seconda Guerra Mondiale non c’è più. E, senza di esso, non ci sono più limiti. Lo vediamo chiaramente non solo nei numerosi, talvolta inediti, conflitti politici, economici e militari ai quali assistiamo. Ma anche in quelle forme ibride di attacchi, da quelli informatici al volo di misteriosi droni, che hanno paralizzato in questi mesi infrastrutture e impianti industriali con danni economici ingenti in tutta Europa.

Un approccio sistemico e interdisciplinare

Ma i rischi non sono soltanto di questa natura. Come ha spiegato Umberto Saccone, Senior Strategic Advisor di Sos International, autore del volume “Il Dovere di Protezione”, ci troviamo, sia come Nazioni che come imprese, a fronteggiare rischi della più varia natura oltre a quelli geopolitici. Ci sono le tensioni economiche e sociali, quelle sanitarie, i rischi ambientali e climatici. E, di grandissimo peso, le insidie che scaturiscono dall’influenza ormai pervasiva della tecnologia. Essa ci offre grandi passi avanti nelle capacità di operare e comunicare, ma produce, oltre a eventi di guerra ibrida, una quantità impressionante di atti di cyber crimine.

È dunque necessario adottare un approccio sistemico, globale e interdisciplinare all’idea di “sicurezza”. Che consideri, cioè, nella sua interezza il sistema – economico, produttivo, del lavoro – che dobbiamo tutelare. Né va della tenuta stessa dei Paesi e della società. Tutto questo implica che l’approccio culturale, dai punti di vista d’impresa, del lavoro e della legislazione ai temi della Safety – quella che in Italia chiamiamo salute e sicurezza sul lavoro – e della Security, la difesa delle operazioni delle organizzazioni da tutti i pericoli, sia, così come d’altronde è comune nelle nazioni più avanzate, da sviluppare in modo esattamente integrato.

Il ruolo del risk management

Dunque, si tratta, con il supporto delle istituzioni, di sviluppare la cultura d’impresa nel senso di adottare, in modo organico, una serie di strategie. Dotarci delle capacità migliori di valutazione e governo dei rischi. In primo luogo, procedure di Risk Assessment. Cioè un’attività sistematica per individuare e valutare i potenziali pericoli che possono annidarsi nei processi organizzativi, nell’ambiente di lavoro e nelle strategie aziendali.

In secondo luogo, il Risk Management. Ossia il processo sistematico di identificazione, analisi e mitigazione dei rischi che potrebbero influire sulla sicurezza o sul benessere dei dipendenti e dell’azienda stessa. Il quale comprende rischi fisici, psicologici, reputazionali e finanziari. Questo implica la tutela non solo delle infrastrutture fisiche e informatiche dell’azienda ma, altrettanto, della privacy e della sicurezza dei dati dei dipendenti.

Assicurare sempre più e sempre meglio la tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro è un tema che resta drammaticamente impegnativo. Non dimentichiamolo mai, perché, ancora oggi, in questo Paese perdiamo, ogni anno, mille di vite a causa di infortuni sul lavoro. Aggiungiamo che l’Intelligenza Artificiale ci offre soluzioni di grande efficacia per la prevenzione dai rischi di incidenti sul lavoro. Ancora, dare alle imprese la capacità di tutelare le proprie infrastrutture fisiche e digitali in Italia e all’estero, adottando le opportune policy aziendali.

Nelle Nazioni avanzate, le imprese, così come i gruppi italiani più grandi e internazionalizzati, hanno codificato tali processi nel concetto manageriale di “Duty of Care”, dovere di protezione. Nella cultura aziendale contemporanea indica l’obbligo, sia morale sia legale, di proteggere la sicurezza fisica e il benessere mentale di dipendenti e collaboratori. Ovunque questi operino.

Il nuovo volto della sicurezza

Dicevamo sopra del supporto delle istituzioni e perciò, in primo luogo, legislativo. Quando 17 anni fa, da ministro del Lavoro del II Governo Prodi abbiamo, insieme al Ministro della Sanità, Livia Turco, alle parti sociali e a tutti gli attori del sistema, costruito il decreto 81, quello che viene chiamato “testo unico sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro”. Avevamo creato le condizioni legislative perché questo approccio sistemico venisse adottato. Quel provvedimento accorpava, razionalizzava e innovava il complesso della normativa sulla sicurezza.

Il tema della Security vi era compreso, anche se non normato in modo definito. All’articolo 3, comma 1, è esplicitato che la normativa “si applica a tutti i settori di attività, pubblici e privati e a tutte le tipologie di rischio”. È perciò giusto – e da padre orgoglioso di quel provvedimento lo affermo senza esitazioni – integrarlo e aggiornarlo affinché la sicurezza in questo Paese e nella proiezione delle nostre imprese, nel mondo fisico e digitale, provveda per tutti una completa copertura sui piani della Safety e della Security.

Infine, questo grande e urgente processo di innovazione richiede l’adozione di policy pubbliche di politica industriale e fiscale di supporto e stimolo nei confronti delle aziende. E, per far questo, che si sviluppi un adeguato partenariato pubblico-privato. La Security è sia un dovere morale sia un indirizzo strategico che un Paese industriale deve considerare doveroso e necessario per poter continuare a navigare i perigliosi mari del nostro tempo.

Mentre scriviamo viene approvato dal Consiglio dei Ministri un decreto sulla sicurezza sul quale non ci pronunciamo in questa sede poiché non disponiamo ancora del testo. Torneremo su questo argomento in un prossimo articolo.

Cesare DamianoChi è Cesare Damiano

Nato a Cuneo nel 1948, è stato Ministro del Lavoro e della Previdenza Sociale nel secondo Governo Prodi ed è ricordato per essere l’artefice del Testo Unico sulla Sicurezza sul Lavoro. Dal 2006 al 2018 è stato Deputato della Repubblica eletto nelle liste del PD e dal 2013 al 2018 è stato Presidente della Commissione Lavoro della Camera. Cesare Damiano svolge oggi attività di ricerca, formazione e consulenza in materia di sicurezza, diritto del lavoro, politiche dell’occupazione, relazioni industriali, contrattazione collettiva, welfare e previdenza, ed è presidente dell’associazione Lavoro&Welfare e del Centro Studi Mercato del Lavoro e Contrattazione.

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