Nonostante il Governo abbia confermato diverse misure anche in vista della prossima manovra finanziaria, in Italia crollano le assunzioni agevolate.
In particolare, secondo gli ultimi dati Inps, tra il primo semestre del 2024 e il periodo speculare del 2025, il calo è addirittura del 68%. Era stato dell’1,7% tra il 2023 e il 2024. Le motivazioni? Secondo l’Istituto, una lettura è legata anche alla cessazione della misura “Decontribuzione Sud”, che prevedeva una agevolazione contributiva del 30% per i rapporti di lavoro avviati nel Meridione.
Tale misura, ancora in leggero aumento nel primo semestre 2024 rispetto al 2023 (+6,5%), dal 2025 non è più attiva. In suo luogo, per il periodo 2025-2029, la Legge di Bilancio ha introdotto una “nuova” decontribuzione per il Mezzogiornom applicabile esclusivamente alle assunzioni a tempo indeterminato effettuate entro il 31 dicembre dell’anno precedente la richiesta.
La variazione pesantemente negativa del primo semestre del 2025 ha comportato anche una marcata diminuzione della quota delle agevolazioni sul totale delle attivazioni. Scesa all’8,1% (cioè le agevolazioni vengono attivate solo per 8 assunzioni su 100) rispetto allo stesso periodo del biennio 2023-2024, quando la percentuale superava il 25%.
Assunzioni agevolate: tra conoscenza e territori
Ma perché gli imprenditori fanno un utilizzo così scarso di queste opportunità? Un tema è la scarsa conoscenza delle misure, ma non l’unico. Andando a osservare i dati a livello territoriale, sempre nel primo semestre 2025, le regioni meno virtuose in relazione alle misure sfruttabili sono:
- apprendistato: la Sardegna (1,6% di attivazioni agevolate in apprendistato sul totale), il Molise (2,7%) e la Basilicata;
- “Esonero giovani”: la Valle d’Aosta, la Liguria e la Puglia, tutte e tre con solo l’1% di attivazioni con agevolazioni per giovani sul totale;
- “Incentivo donne”: il Trentino Alto Adige (0,3% di incentivi femminili sul totale delle attivazioni), la Liguria e la Valle d’Aosta (entrambe a quota 0,4%).
Anche nelle regioni più popolose e industrializzate la situazione non è rosea. La Lombardia ha solo il 4,7% di attivazioni agevolate in apprendistato, il 2,2% per “Esonero giovani” e lo 0,8% per “Incentivo donne”. L’Emilia Romagna ha il 7,5% (apprendistato), l’1,7% (giovani) e lo 0,6% (donne). Il Veneto registra il 6,8% (apprendistato), l’1,7% (giovani) e lo 0,7% (donne). Per il Lazio, il 4,8% (apprendistato), l’1,1% (giovani) e lo 0,7% (donne).
Andamento per tipologia di azienda
Le aziende più coinvolte nelle assunzioni agevolate, nuovamente nei primi sei mesi del 2025, sono quelle fino a 15 dipendenti, il 40,7% del totale. L’apprendistato è la misura la più fruita, con 244.545 contratti nel semestre. Incide del 5,2% sul totale delle attivazioni contrattuali a livello nazionale contro l’1,5% e l’1% delle altre due (soprattutto nelle Pmi).
I settori meno “virtuosi”? Per quanto riguarda i contratti di apprendistato, scarse attivazioni negli ambiti dell’agricoltura, silvicoltura e pesca (1,7% sul totale delle attivazioni). E delle attività professionali, scientifiche e tecniche, dell’amministrazione e dei servizi di supporto (2,6%). Sempre nell’ambito dell’apprendistato i settori migliori, invece, risultano le attività finanziarie e assicurative (14%) e le attività immobiliari (9,4%).
Per quanto concerne i giovani, i settori che sfruttano meno la misura a loro favore sono quello delle costruzioni (1%) e quello delle attività artistiche e di intrattenimento (1,1%). Meglio, invece e ancora una volta, le attività finanziarie e assicurative (4,6%). E le donne? Agricoltura (0,1%), costruzioni (0,2%) e servizi di informazione e comunicazione i settori meno pronti a sfruttare l’incentivo, meglio fanno le attività immobiliari (2,6%) e quelle professionali, scientifiche e tecniche (2,3%).
Come incentivare l’accesso a queste opportunità
Per incrementare l’accesso a queste misure, occorre agire anche sui responsabili della funzione risorse umane, affinché le conoscano meglio e le sappiano applicare. “Sapersi muovere tra gli incentivi rappresenta uno strumento di governo ma anche di credibilità interna, nei confronti dei massimi vertici aziendali. Non è, questo, un elemento da sottovalutare, perché offre infatti una visione completa e integrata dei costi del personale, permette di verificare la conformità normativa e di presentare al CFO scenari economici concreti, basati su dati oggettivi, garantendo risparmi immediati”, conclude Moretti.

















