di Tiziano Menduto |
Una buona strategia di prevenzione degli infortuni sul lavoro dipende anche dalla buona conoscenza delle caratteristiche degli infortuni che avvengono nel proprio settore lavorativo.
È importante conoscerne le dinamiche, i fattori causali e le possibili conseguenze sui lavoratori e, indirettamente, sull’azienda. Come ricordato in “Conoscere e analizzare gli infortuni per migliorare la prevenzione”, articolo pubblicato nel numero 28 di questa rivista, un utile supporto per approfondire le caratteristiche infortunistiche dei vari comparti, è Infor.Mo. Un sistema di sorveglianza nazionale degli infortuni mortali e gravi sul lavoro molto importante per la programmazione di interventi di prevenzione e gestione della sicurezza sul lavoro.
Per aiutare le aziende a migliorare le proprie strategie di prevenzione, il sistema ha pubblicato in questi anni diverse schede informative. Le quali riportano, per i vari comparti, caratteristiche descrittive del fenomeno, analisi delle dinamiche degli eventi analizzati e, specialmente, a partire dai fattori di rischio evidenziati, alcune delle possibili misure preventive e protettive per il controllo e la gestione del rischio infortunistico.
Le dinamiche infortunistiche
Ci soffermiamo, in particolare, sui risultati delle analisi di Infor.MO sulle dinamiche infortunistiche nell’industria metalmeccanica. Con riferimento alle voci della classificazione Ateco 2007 C24 (metallurgia) e C25 (fabbricazione di prodotti in metallo, esclusi macchinari e attrezzature). A questo proposito la scheda 23 di Infor.MO, curata da Diego De Merich, Mauro Pellicci, Paolo Montanari e Armando Guglielmi, Duccio Calderini e Fabio Conti, riporta indicazioni sui fattori di rischio con riferimento all’analisi di dettaglio delle dinamiche infortunistiche analizzate.
Tra i fattori di rischio al primo posto compaiono (50,3%) gli aspetti procedurali (attività infortunato e di terzi), “riassumibili in sequenze operative scorrette e usi errati di attrezzatura per pratiche abituali (40,8%), azioni estemporanee (28,2%), carenza di informazione/ formazione/ addestramento (27,3%) ed errori di comunicazione (3,2%)”. Gli aspetti procedurali “risultano comunque meno frequenti se confrontati con il dato registrato dalla banca dati Infor.Mo per tutti i settori lavorativi”.
Invece la categoria relativa a Utensili, Macchine e Impianti risulta “avere una frequenza 1,5 volte superiore alla media di tutti i settori”. E i due terzi dei problemi di sicurezza sono “l’assenza/inadeguatezza delle protezioni (49,9%) e loro rimozione/ manomissione (12,3%), seguiti poi da problemi di funzionamento delle attrezzature (14,8%)”. Anche le criticità collegate ai materiali “sono più del doppio rispetto al totale della banca dati e sono riassumibili in problemi quali caratteristiche fisiche e conformazioni particolari (46,3%), problemi di stoccaggio errato o inadeguato o di stabilizzazione (41,5%)”.
Attrezzature in movimento e caduta dall’alto
Il documento si sofferma sugli eventi in cui l’incidente è connesso al contatto con organi di lavoro in movimento. E le attrezzature maggiormente coinvolte sono presse piegatrici, stampatrici, formatrici, profilatrici, isole robotizzate di manipolazione e movimentazione, impianti di lucidatura, taglierine e troncatrici, torni, macchine/impianti di pressofusione-fusione, nastri trasportatori, tramogge di carico, saldatrici, laminatrici.
Si segnala poi che nella caduta dall’alto di gravi “le errate modalità lavorative dell’infortunato o di terzi risultano essere i fattori più frequenti”. In particolare, “posizionamenti incongrui rispetto ai carichi movimentati e di errori nella movimentazione dei carichi o nell’utilizzo di macchine/attrezzature/ impianti e accessori di sollevamento e trasporto”. Un altro fattore di rischio caratterizzante le cadute dei gravi “sono le criticità dei materiali in lavorazione” quasi esclusivamente riconducibili a “problemi di stoccaggio in particolare per accatastamenti errati rispetto alle conformazioni dei prodotti, agli alloggiamenti e agli accessori di “fardaggio” per proteggere o stabilizzare la merce”.
Inoltre, negli infortuni accaduti per avviamento inatteso/inopportuno di veicolo, macchina, attrezzatura “quasi la totalità degli eventi vede tra i fattori causali le criticità sulle macchine/attrezzature/impianti (40,0%) e le procedure lavorative dell’infortunato e di terzi (54,3%)”. Tra l’altro le modalità lavorative di terzi “sono oltre due volte in termini percentuali il dato generale del settore (20% vs 8,8%). Richiamando così l’attenzione sulle procedure di prevenzione per la corretta gestione del riavvio delle macchine e di coordinamento nel lavoro in squadra”.
Misure preventive e protettive
Concludiamo segnalando che il fattore Umi “evidenzia la carenza di protezioni fisse, mobili e sensibili e lacune nei sistemi di sicurezza quali comandi a due mani, dispositivi contro l’avviamento accidentale, sistemi di blocco delle fonti di energia che alimentano macchine e impianti per le fasi di manutenzione”. Si tratta, in particolare, “di presse piegatrici e formatrici, punzonatrici, sollevatori e manipolatori di linee produttive, fresatrici. In oltre la metà degli eventi (53,7%) qui esaminati le procedure e le criticità delle attrezzature concorrono in sinergia nel provocare gli infortuni”.
Rimandiamo, in conclusione, alla lettura integrale della scheda 28, dal titolo “Dinamiche infortunistiche nell’industria metalmeccanica”, che, oltre a riportare ulteriori dati e statistiche sugli infortuni, presenta anche delle possibili misure preventive e protettive.
* Articolo realizzato in collaborazione con PuntoSicuro, dal 1999 il primo quotidiano online sulla sicurezza.

















