di Andrea Crocioni |
Consegnato lo scorso marzo nell’ambito del XIV Leadership Learning Lab Asfor, il premio Asfor-Isvi Award “Excellence Innovation” 2025 è stato conferito a due figure cardine del pensiero manageriale ed economico italiano: Elio Borgonovi, professore emerito dell’Università Bocconi e presidente Apaform, e Marco Vitale, economista d’impresa e fondatore di Vitale-Zane & Co.
“Il riconoscimento, promosso da Asfor e Isvi (Istituto per i Valori d’Impresa), è dedicato alle personalità che hanno saputo e voluto fare la differenza nella formazione e nello sviluppo manageriale e imprenditoriale”. Lo ha ricordato Marco Vergeat, presidente Asfor, durante la consegna delle targhe, preceduta da una conversazione con i due premiati.
Organizzare innovazione, formare alla responsabilità
“Il professor Carlo Masini cercava qualche giovane che si occupasse di trasferire le conoscenze di economia e di management agli enti pubblici, al sistema di tutela della salute, alla sanità. Io venivo da un ambiente dove nessuno aveva fatto l’università, quindi ho detto: ‘Se non se ne occupa nessuno, me ne occupo io!’ Potrei dire che tutto sommato è stata una scelta casuale. Ma in realtà non è del tutto vero, perché fin da giovane mi è sempre piaciuto organizzare cose nuove”.
Con queste parole, Elio Borgonovi ha aperto il suo intervento. Ripercorrendo le tappe principali di un percorso che ha messo al centro l’attenzione alla formazione delle nuove generazioni e l’impegno sociale. Fondatore del Cergas e della Divisione Amministrazioni Pubbliche, Sanità e Non Profit presso la Sda Bocconi, ha sempre difeso la sostenibilità economica come strumento di libertà e investimento nel talento. “Durante la crisi del 1992-1993, quando tutte le altre divisioni avevano perso fatturato ed erano andate in passivo, ho salvato il bilancio della Sda”, ha detto, non senza una punta di orgoglio.
“Credo che il mio merito principale sia stato aver consentito a decine di giovani ricercatrici e ricercatori di stare in Italia. Oppure di andarsi a specializzare all’estero e poi di ritornare in Italia”, ha aggiunto. Per poi continuare: “Il secondo aspetto è che i dirigenti pubblici che mi hanno conosciuto, e hanno partecipato alle mie iniziative post-laurea, hanno riportato che ciò che li ha convinti di più non erano le nozioni tecniche, ma il fatto che io ci credessi”.
In un altro momento del suo intervento, Borgonovi ha menzionato la collaborazione avviata nel 1992 con Ugo Amaldi per la progettazione di un centro di adroterapia oncologica a Pavia. Uno dei pochi al mondo in grado di trattare tumori radioresistenti con protoni e ioni di carbonio. Non sono mancati poi i riferimenti alla crisi del modello occidentale e alla necessità di ripensare i paradigmi di sviluppo. “L’Occidente è morto quando qualcuno ha pensato che la parte potesse prevalere sul tutto. Che l’economia potesse prevalere sulla società. Quando si è pensato che la fabbrica del mondo potesse essere la Cina e che l’Occidente, con la sua intelligenza, potesse governare. Ma come puoi pensare di governare se l’Europa rappresenta il 7% della popolazione e produce il 25% del prodotto mondiale?”.
Da Borgonovi è arrivato un invito forte, rivolto alle nuove generazioni, a non farsi abbagliare da miti vuoti. “Se dovessi rivolgermi ai giovani che oggi decidono di impegnarsi nel mondo della ricerca o della formazione universitaria e continua, citerei una frase del cardinale Ravasi che ho letto recentemente: ‘i teologi creano gli atei, i medici creano i malati’. Aggiungerei che qualcuno che si sente Dio sta creando l’Intelligenza Artificiale per formare uomini privi di intelligenza, che si nutrono del mito dei presunti dei. Allora direi ai giovani di non crearsi dei miti, di non illudersi per le cose fantasmagoriche che alcuni raccontano, perché poi rischiano di rimanere delusi. Io non sono sorpreso di quello che è capitato negli Stati Uniti. Spero solo che ci sia un Dio che, oltre a fermare la mano contro Isacco, fermi qualcuno di questi presunti dei. Poi spero nella storia, perché molti degli imperi più grandi si sono autodistrutti”.
La cultura come orizzonte e fondamento dell’impresa
Nel suo appassionato intervento, Marco Vitale ha citato Paolo VI: “Il mondo soffre per mancanza di pensiero”. Una frase che racchiude il senso profondo della sua testimonianza, costruita nel dialogo tra cultura umanistica e visione economica. Tra mito e analisi strategica, tra passato e futuro.
“Quello di oggi” ha raccontato “è un mondo che non è tanto portato a pensare, però è anche un mondo vivo, un mondo dove c’è tanto da suscitare e da far emergere. I tecnicismi sono importantissimi, ma non esauriscono tutto ciò che è l’uomo. Mi sono avvicinato per la prima volta a questo concetto al liceo, dove ho avuto professori per i quali nutro una profonda riconoscenza. Mi hanno spiegato le radici profonde della cultura, mi hanno insegnato che la cultura non si fa a pezzettini da specialisti. Ma che la cultura è assemblare tutto quello che la compone”.
Ha aggiunto: “Mi ha molto colpito la questione del mito emersa in alcune relazioni del Learning Lab: io da due anni continuo a leggere e rileggere l’Iliade e l’Odissea. Lì c’è il mito, c’è tutta quella parte meravigliosa che ho studiato al liceo e all’università. Ho avuto la grande fortuna di entrare nel Collegio Ghislieri di Pavia, fondato nel 1526 da Pio V per ‘porre una torcia di luce in questa terra di barbari’. E, in effetti, questo collegio trasmette luce sotto tanti punti di vista. La cosa più importante che mi ha donato è la trasversalità dei saperi: vivere con chi studiava medicina o fisica, confrontarsi a tavola ogni giorno. Tutto questo mi ha aperto gli occhi sul pericolo della super specializzazione, che io ritengo uno dei drammi del nostro tempo”.
Ripercorrendo alcune tappe significative del suo percorso, Vitale ha raccontato l’inizio della sua carriera e alcune esperienze che l’hanno particolarmente segnato. “Nell’avvio della professione non ho avuto grandi difficoltà, ho incontrato tante belle persone e ho potuto approfittare della loro sapienza, anche accademica. La mia carriera si è quindi sviluppata velocemente, sempre a cavallo tra professione e università. Ricordo con grande piacere l’esperienza dei corsi universitari che ho curato con Vittorio Coda: sono stati entusiasmanti, bellissimi. Era la prima volta che si trattava qualche caso italiano, allora in Bocconi si approfondivano solo casi americani che venivano da Harvard. Noi abbiamo affrontato casi italiani, con delle ricerche che duravano diversi mesi e portavamo in aula sia i vertici di queste aziende sia i tecnici e gli specialisti”.
“Subito dopo”, continua, “ho avuto la possibilità di collaborare alla fondazione dell’Università Carlo Cattaneo di Castellanza. L’idea è partita da un imprenditore che ha voluto festeggiare la prima fusione tra due associazioni industriali, Busto e Varese, dando vita a un’università. In quel tempo, i giovani guardavano solo ai grandi gruppi e snobbavano la piccola-media impresa, anche se di famiglia. Ma noi sappiamo bene come è composta l’ossatura dello sviluppo industriale lombardo. Quando abbiamo sviluppato il piano, l’abbiamo fatto vedere a un professore di diritto amministrativo dell’Università di Pavia, amico di questo imprenditore, che aveva previsto un tempo di realizzazione di circa 5 anni. Ci abbiamo messo 18 mesi. In 18 mesi abbiamo comprato la sede, l’abbiamo rimodernata, abbiamo costituito un Comitato scientifico con grandi personalità. Questo dimostra che, quando c’è l’energia, si possono fare miracoli”.
Vitale ha poi fatto un richiamo alle derive del neoliberismo e al rischio di un capitalismo senza responsabilità. “All’inizio degli anni Ottanta è iniziata questa politica di concentrazione della ricchezza politica. All’Università di Chicago è stato coniato, secondo me in maniera impropria, il termine neoliberismo, e già si capiva dove si stava andando. Gli Stati Uniti d’America, con il loro potere, la loro forza militare, stanno perdendo l’impero. La Russia è rinata, la Cina si è sviluppata, i Paesi Brics si stanno organizzando. L’America dei miliardari, invece di cavalcare questa opportunità e porsi come leadership che contribuisce a dare un assetto a questo mondo, vuole imporsi come padrona”.
Ma c’è anche un’altra dimensione, più personale e profonda, che Vitale ha voluto condividere. “Quando mi sento solo, guardo indietro e vedo gli uomini, la cultura, tutto quello che ci è stato donato dalla scuola, dal lavoro, dai professionisti, dagli amici… E vedo subito uno schermo animarsi di bellissime persone, di bellissime idee, di bellissimo coraggio. Questo vorrei dire ai giovani: se guardate indietro e guardate dentro, nella cultura e nella storia, trovate tanti motivi di conforto. Ricordo che negli anni ’50, quando ero al liceo, eravamo positivi, confortati. Erano anni terribili dal punto di vista pratico, ma non eravamo demoralizzati, perché ci sentivamo figli della ricostruzione, avevamo rispetto per i nostri governanti”.
A concludere, le parole prese in prestito da Piero Gobetti, giovane fondatore di Rivoluzione Liberale, perseguitato dal fascismo e morto a soli 25 anni: “È necessario tenere lontane le tenebre del nuovo Medioevo, continuare a lavorare come se fossimo in un mondo civile. Questa è la parola d’ordine”.
Questo articolo è stato pubblicato sul numero di maggio-giugno 2025 della rivista formaFuturi.
Foto in apertura: Nanni Fontana, Università Cattolica
















