In uno scenario economico segnato da trasformazioni rapide e profonde, la funzione finanziaria e le competenze finance non sono più quelle di una volta.
Digitalizzazione, transizione ecologica, gestione dei dati e pressione regolatoria stanno riscrivendo le regole del gioco per aziende di ogni dimensione. Le Pmi, in particolare, si trovano oggi a un crocevia strategico: per crescere, innovare e competere hanno bisogno di risorse professionali in grado di governare la complessità e anticipare il cambiamento.
Non si tratta semplicemente di aggiornare qualche software o assumere un data analyst. È in atto una rivoluzione culturale e organizzativa che impone l’emergere di un nuovo profilo professionale: una figura “ibrida”, capace di fondere solide competenze finance con capacità digitali, sensibilità ESG e visione sistemica.
Nuova funzione strategica, digitale e sostenibile
Negli ultimi anni, il ruolo della funzione finance nelle imprese è evoluto da mera attività amministrativa e contabile a motore del cambiamento aziendale. Il Chief Financial Officer (CFO), ma anche chi lavora al suo fianco, è sempre più chiamato a svolgere un ruolo consulenziale e proattivo. Analizzare i flussi di cassa non basta più. Serve la capacità di anticipare i trend, governare l’incertezza e partecipare attivamente alla definizione della strategia aziendale.
La ricerca PwC “What’s Important to the CFO in 2025” dice che il 44% dei CFO considera “molto importante” aumentare l’utilizzo delle tecnologie per ridurre i costi nei prossimi 12 mesi. L’efficienza operativa è diventata una priorità e la leva tecnologica ne è il motore. Automatizzare i processi, digitalizzare i flussi, integrare strumenti di intelligenza artificiale e data analytics sono scelte non più rimandabili. Ma non è solo una questione di tecnologia: è una questione di competenze. Occorrono persone capaci di usare questi strumenti, interpretarli e tradurli in scelte concrete.
Parallelamente, l’introduzione dei parametri ESG sta spingendo le funzioni finanziarie a dotarsi di nuove metriche di analisi. Sempre secondo PwC, il 28% dei reparti finance utilizza già soluzioni di intelligenza artificiale per il forecasting. Tra gli ambiti in maggiore espansione c’è proprio la rendicontazione ESG. La funzione finanziaria si configura dunque come presidio trasversale: dal reporting alla strategia, dal risk management alla sostenibilità.
Competenze finance, tra mismatch e figure ibride
Da un lato aumenta la domanda di professionisti in ambito finance con un profilo evoluto, dall’altro il mercato del lavoro fatica a soddisfarla. Il problema non è la scarsità di competenze tecnologiche e finanziarie in senso assoluto, ma la difficoltà di trovarle integrate nella stessa persona. Servono figure capaci di coniugare capacità analitiche, dimestichezza con strumenti digitali, conoscenze normative, visione finanziaria strategica e abilità relazionali. Le imprese cercano sempre più profili “a T”: con una solida specializzazione verticale, ma anche un’ampia apertura trasversale.
Ma questi professionisti sono rari e spesso contesi. In tal senso, diventa essenziale per le aziende sviluppare strategie HR mirate alla costruzione di queste competenze, non solo attraverso la selezione esterna, ma anche valorizzando i talenti interni con percorsi di crescita personalizzati. Inoltre, le prospettive di carriera per queste figure ibride sono interessanti. Possono aprirsi a ruoli manageriali con responsabilità crescenti, come la gestione di team finance o l’interfaccia diretta con gli stakeholder. Oppure intraprendere percorsi consulenziali e verticali, legati ad ambiti innovativi come la rendicontazione ESG, l’ottimizzazione della supply chain o la gestione predittiva della tesoreria.
Il ruolo della formazione continua
Le università e i master tradizionali, pur fornendo ottime basi teoriche, faticano spesso a stare al passo con l’evoluzione delle competenze finance richieste dal mercato. Diventa strategico per le aziende investire in percorsi interni di formazione continua, che possano integrare le conoscenze finanziarie con competenze operative. I modelli formativi più efficaci sono quelli flessibili, modulari, interattivi. Un mix di teoria e pratica, coaching e simulazioni.
Le imprese devono saper cogliere il potenziale dei propri collaboratori, offrendo strumenti per farlo emergere e facendosi al tempo stesso promotrici di un nuovo modello culturale. In cui il sapere finanziario e quello tecnologico si incontrano per generare valore. Il fintech, e le realtà che vi operano, possono fornire un contributo centrale nell’indirizzare questa nuova visione di gestione finanziaria.
Nuovo paradigma finanziario nelle Pmi
Le PMI, tradizionalmente più agili delle grandi organizzazioni, hanno l’opportunità di guidare la trasformazione delle attività e competenze finance se sapranno dotarsi degli strumenti, delle risorse, delle visioni e, appunto, dei profili giusti. La figura del professionista ibrido non è un’utopia, ma una necessità concreta. È chi sa parlare il linguaggio dei numeri, ma anche quello dei dati e della sostenibilità. Chi sa relazionarsi con l’imprenditore e suggerire soluzioni innovative.
Formare, attrarre e valorizzare queste figure deve diventare una priorità per ogni Pmi che voglia affrontare con consapevolezza il cambiamento in corso. Perché il futuro della finanza, come dimostra l’esperienza sul campo, sarà sempre meno amministrativo e sempre più strategico, connesso, responsabile. Ibrido.
















