Salari insoddisfacenti per sei italiani su dieci

Circa il 60% delle lavoratrici e dei lavoratori non ritiene soddisfacente la propria retribuzione. I meno soddisfatti sono quelli il cui pacchetto retributivo è composto solo dalla retribuzione fissa. Lo rivela il Salary Satisfaction Report 2025 di JobPricing

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oltre il 60% degli italiani parla di salari insoddisfacenti

di Cleopatra Gatti | Solo il 4,1% dei lavoratori italiani si dichiara pienamente soddisfatto della propria retribuzione e oltre il 60% parla di salari insoddisfacenti.

Il dato, che emerge dal Salary Satisfaction Report 2025 realizzato dall’Osservatorio JobPricing, in collaborazione con InfoJobs, sottolinea una realtà allarmante. Oltre il 60% delle lavoratrici e dei lavoratori in Italia considera inadeguato il proprio pacchetto retributivo. Lo studio analizza il legame tra compenso economico, motivazione e benessere lavorativo. L’indice medio di soddisfazione salariale è 4,2 su 10, sotto la soglia della sufficienza, pur segnando una leggera crescita sugli anni precedenti (3,8 nel 2022 e 4,0 nel 2023). In linea con l’incremento medio delle retribuzioni registrato nello stesso periodo.

Oltre il fisso: flessibilità, benefit e smart working

La ricerca adotta una visione ampia del concetto di retribuzione, abbracciando il modello del “Total Reward”, che include premi, benefit, formazione, welfare e flessibilità. Proprio questi elementi emergono come decisivi nel determinare il livello di soddisfazione. Dove il pacchetto è più articolato, cresce il benessere percepito dai dipendenti. Al contrario, chi percepisce solo uno stipendio fisso parla di salari insoddisfacenti, mostrando i livelli più bassi di soddisfazione in tutte le dimensioni analizzate.

Fra i temi più critici spiccano la fiducia nei sistemi di riconoscimento del merito e la trasparenza nei criteri retributivi. L’indice di soddisfazione legato alla meritocrazia tocca appena quota 3,4, il più basso in assoluto. Seguito da “fiducia e comprensione” (3,6) e dal rapporto tra performance e retribuzione (4,0).

Performance e mobilità del mercato

Il report segnala un miglioramento significativo della soddisfazione generale (fino a 4,7) nelle aziende che adottano sistemi strutturati di valutazione delle performance collegati alla retribuzione.  Dove questi strumenti sono presenti, migliorano trasparenza, senso di equità e fiducia. La retribuzione fissa resta il primo fattore nella scelta di un nuovo impiego, ma a trattenere i talenti sono gli aspetti intangibili: relazioni positive, work-life balance, flessibilità e smart working.

Il malessere si riflette anche nella mobilità del mercato. Ol 25% degli intervistati ha cambiato lavoro negli ultimi due anni, e il 54% si dice oggi più soddisfatto. Il dato più indicativo è che il 66% dei lavoratori sta valutando un cambiamento nel 2025, segnale di un malcontento che le aziende dovranno affrontare con politiche più inclusive.

Il grado di soddisfazione generale del pacchetto retributivo nel 2024

Salari insoddisfacenti e gender gap retributivo

Il report evidenzia un divario netto nella soddisfazione salariale tra uomini e donne. Il punteggio delle lavoratrici è di 3,6 contro il 4,5 degli uomini. Il gap è accentuato su aspetti come equità, meritocrazia e legame tra performance e retribuzione. Le donne, inoltre, attribuiscono più importanza alla flessibilità e allo smart working, ma percepiscono minore trasparenza nei sistemi premianti.

Una visione olistica del lavoro

Secondo Elisa Todesco, responsabile dell’Osservatorio JobPricing, le imprese saranno chiamate a fare un salto culturale e organizzativo. Anche in vista dell’entrata in vigore della Direttiva UE 970/2023, che dal 2026 imporrà maggiore trasparenza sui livelli retributivi, riduzione dei gap di genere e logiche salariali basate sul valore del ruolo. “La percezione diffusa di ingiustizia e disuguaglianza non è casuale. Le aziende dovranno costruire sistemi premianti più equi, chiari e comunicati efficacemente”, spiega Todesco.

“Il benessere dei lavoratori”, afferma Michele Antonelli, Marketing Manager di InfoJobs, “va ben oltre la busta paga. Flessibilità, welfare e meritocrazia sono oggi elementi chiave nella motivazione e nella scelta di restare in azienda”. Nel nuovo contesto lavorativo, la soddisfazione salariale – o i salari insoddisfacenti – diventano un indicatore strategico non solo per la retention dei dipendenti, ma anche per la competitività delle imprese.

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