Riflessioni sul lavoro nella capitale della cultura

Spunti di riflessione in tema di occupazione e politiche attive dal convegno “Un viaggio attraverso la cultura del lavoro. Le sfide odierne e le soluzioni per il domani”, organizzato all’Auditorium dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo dai Consigli Provinciali dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro di Bergamo e Brescia

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Consulenti del Lavoro Bergamo e Brescia convegno

di Virna Bottarelli |

Per l’anno 2023 Bergamo e Brescia sono state designate, insieme, Capitale Italiana della Cultura.

Oltre che per il loro riconosciuto valore storico e culturale, le due città sono state selezionate anche per la resilienza mostrata dalla comunità locale durante la pandemia. Parte integrante di questa comunità sono i circa 800 Consulenti del Lavoro operanti nelle due province e rappresentati dai Consigli Provinciali dell’Ordine che, in occasione di “Bergamo Brescia Capitale Italiana della Cultura”, hanno promosso l’evento dal titolo “Un viaggio attraverso la cultura del lavoro – Le sfide odierne e le soluzioni per il domani”.

Partita da Brescia il 31 maggio, l’iniziativa si è conclusa il 18 ottobre con un convegno a Bergamo, all’Auditorium “Lucio Parenzan” dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII. L’evento, moderato da Elvira Conca, giornalista dell’Eco di Bergamo, ha visto la partecipazione di diversi rappresentanti delle istituzioni locali e nazionali e ha offerto spunti di riflessione in tema di occupazione, politiche attive e cultura del lavoro. Ne proponiamo alcuni.

Calderone: c’è bisogno di un patto per il lavoro

Il Ministro del Lavoro Calderone a Bergamo
Marina Calderone durante il suo intervento al convegno

Il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Marina Calderone ha colto l’occasione per fare il punto sulle politiche del governo in tema di occupazione. E per ribadire come, anche da ministro, stia tenendo fede a quella cultura del lavoro che l’ha ispirata durante la sua carriera da consulente. “Mi manca, chiaramente, l’essere sul campo come professionista”, ha detto, “ma sto realizzando che il mondo della politica e quello delle professioni sono complementari. Continuo ad ascoltare le diverse realtà e gli attori, sociali e istituzionali, che costituiscono il mondo del lavoro e sono sempre più convinta che occorra marcare la differenza tra il lavoro etico e valoriale, che genera progresso e crescita, e quello che, ingiustamente, drena risorse perché frutto di irregolarità e di un’applicazione impropria delle regole”.

Secondo il ministro c’è bisogno di “un patto per il lavoro”, che passi attraverso una sinergia in cui ogni attore fa la sua parte e di “tracciare le linee di azione e gli obiettivi da perseguire per costruire una società migliore, più inclusiva, equa e solidale. È solo così che possiamo tenere insieme le generazioni”. Proprio sul tema delle generazioni, e dei giovani in particolare, Calderone ha speso parole significative: “Non è vero che i nostri giovani non hanno voglia di mettersi in gioco. Credo siano molto meno distratti di quanto li si consideri. Certo, hanno un sistema valoriale diverso dalle generazioni che li precedono, e sta a noi abbattere le barriere e fare in modo che si attivino, facendo loro percepire il valore del lavoro, come diritto e come dovere, perché lanciarsi nel mondo del lavoro è un dovere in una società che vuole avere una prospettiva”.

Lavoro, occupazione e politiche attive

Gli ultimi dati Istat indicano che nel nostro Paese il tasso di occupazione è del 61%, uno dei più alti di sempre, e quello di disoccupazione si attesta attorno al 7%, in discesa. Eppure, è noto il problema dei tanti posti di lavoro “scoperti”, per i quali trovare personale sembra un’impresa impossibile. Ed è altrettanto noto che vi siano almeno 200mila persone in condizioni di occupabilità. A questo proposito il ministro ha ricordato l’attivazione di Siisl, il Sistema Informativo per l’Inclusione Sociale e Lavorativa.

La piattaforma è in funzione da settembre e una volta che avrà registrato tutti i soggetti che beneficiano dell’assegno di inclusione, sarà possibile sottoporre loro informazioni sulle offerte di lavoro disponibili, sui corsi di formazione, i tirocini e gli altri strumenti di politica attiva del lavoro. Come ha spiegato Calderone: “Il sistema è pensato per realizzare l’inclusione sociale e lavorativa dei più fragili e degli occupabili. Ma ha una visione più ampia, perché intende innanzitutto capire come possiamo aiutare le aziende a incontrare la manodopera di cui hanno bisogno”.

Sulla necessità di favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro e fare in modo che questo incontro sia in linea con le esigenze del mercato è intervenuto anche Enrico Limardo, direttore della Fondazione Consulenti per il Lavoro, che ha sottolineato come questo sia uno degli obiettivi delle politiche attive del lavoro. “Le politiche attive hanno l’obiettivo di favorire l’occupazione, ma anche di ridurre la spesa pubblica, contrastare la povertà e favorire l’inclusione sociale. Perché non entrare nel mondo del lavoro, non acquisire la cultura del lavoro, comporta un elevato rischio di emarginazione sociale”, ha detto. “A differenza di quanto avviene nei Paesi del Nord Europa, che hanno politiche attive mature, strutturate da tempo, in Italia parliamo di un concetto relativamente giovane”.

Ed è un concetto che ha fatto fatica a decollare: “Anpal, nata nel 2015, non ha mai costituito veramente la rete dei servizi previsti dalla Legge 150 e ogni Regione ha implementato, in sostanza, un proprio sistema di politiche attive”, ha aggiunto Limardo. “Per rendere il sistema delle politiche attive più efficace dovremmo superare la logica degli avvisi e immaginare un sistema unico di presa in carico per la collocazione e ricollocazione dei soggetti. In quest’ottica il Siisl deve diventare una borsa continua nazionale del lavoro”.

Vincenzo Silvestri, presidente della Fondazione Consulenti per il Lavoro, ha aggiunto: “Credo che nel nostro Paese manchi la convinzione che anche i servizi per il lavoro sono una parte importante della cultura del lavoro. Non siamo abituati a rivolgerci a questo tipo di servizi, che sono normalmente intesi come disbrigo di pratiche burocratiche”. Secondo Silvestri la nuova legge sul lavoro rappresenta un passo in avanti, anche nella direzione di collegare formazione e lavoro. “La formazione ha per troppo tempo esaudito le esigenze di chi la erogava e non i bisogni reali dei soggetti ai quali era destinata. Dobbiamo invece guidarla in sintonia con le transizioni che interessano il mercato del lavoro e con le esigenze delle imprese”.

Voci dal territorio

L’intervento di Lucio Imberti, docente di Diritto del Lavoro all’Università degli Studi di Bergamo, ha fotografato la situazione occupazionale del territorio locale e offerto interessanti spunti di riflessione. “Così come non esiste un mercato del lavoro italiano in senso univoco, non esiste nemmeno un mercato bergamasco, perché parliamo di un contesto molto eterogeneo e marcato dalla profonda differenza tra l’area urbana e le valli”, ha detto il professore. “Iniziative come il patto territoriale sulla filiera del legno possono essere molto utili per stimolare l’occupazione, ma la vera svolta sta nel rendere attrattiva la nostra zona, quindi lavorare anche sul tema delle politiche abitative e dei servizi. Se un luogo diventa attrattivo per le imprese, per i centri di eccellenza, allora, a cascata, diventa più facile anche collocare risorse meno qualificate. In sostanza, avere un territorio attrattivo rappresenta uno strumento di politica attiva”.

Un’altra voce dal territorio è stata quella di Giovanni Sanga, presidente di Sacbo, la società di gestione dell’aeroporto di Bergamo. “Dobbiamo saperci proiettare in un mondo con una capacità innovativa superiore di quella attuale, perché le trasformazioni saranno ancora più forti nei prossimi anni”, ha detto. “In aeroporto, ad esempio, stiamo già lavorando con il metaverso, proiettando le nostre attività in un contesto virtuale che ci consente di vedere come migliorare i processi”. Ma Sacbo lavora anche con il mondo reale, quello delle scuole e delle Università, ed è tra i fondatori del principale Its della provincia di Bergamo: “Essere ancorati al nostro territorio è davvero una forma di politica attiva, perché creiamo opportunità professionali direttamente e indirettamente, con l’indotto dei servizi che ruotano attorno all’aeroporto”.

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