Competenze dei manager: si può fare di più

Per due direttori del personale su tre le competenze dei manager non sono più adeguate, soprattutto in fatto di leadership: il sondaggio di Rinchmond Italia e Nomea

Manager e competenze trasversali: cosa manca

Si parla spesso di formazione dei dipendenti, di upskilling, reskilling e trasformazione digitale. Se fossero i manager a non avere abbastanza competenze? E se questa carenza fosse soprattutto di natura “trasversale”?

Spesso, infatti, queste figure hanno difficoltà di leadership e trovano, o non colgono, le occasioni di formazione. Lo rivela un sondaggio realizzato sui direttori del personale da Richmond Italia in collaborazione con la società di consulenza Nomea. Capita infatti che i manager siano in difficoltà nel gestire i cambiamenti nelle relazioni di lavoro, sia con i propri dipendenti sia nelle interazioni d’affari. La difficoltà risiede principalmente nel governare nuovi strumenti di comunicazione che mediano queste relazioni. In compenso si aprono prospettive di efficienza e gratificazione che cambiano non solo la tecnica ma anche le aspirazioni dei professionisti e dei dirigenti d’azienda.

Essere manager oggi: cosa serve e cosa manca

Per intercettare queste esigenze formative è nata Nomea, che insieme a Richmond Italia ha voluto fare un sondaggio tra i direttori del personale italiani per approfondire quali soluzioni e opportunità si possono cogliere con progetti formativi personalizzati. Il sondaggio rivela molti dati interessanti. Il 96,5% del campione afferma che servono maggiori investimenti nelle competenze dei manager. Solo il 17,2% pone il problema delle skill tecnologiche, la maggior parte, il 59,7% identifica il problema nella capacità di gestione della leadership in questa nuova relazione di lavoro ibrida.

Puntare sulla formazione

Ci sono dunque molti manager autodidatti, ma non formati e evidentemente non soddisfatti. E non capaci di soddisfare. L’ 87,5% del campione afferma che ha dovuto apprendere nuove competenze a causa del cambiamento delle dinamiche di relazione, ma solo il 3,4% ha fatto corsi specifici. Ed è qui evidentemente il nodo: ci si rende conto di non essere efficaci nella leadership, ma non si fanno o non si trovano occasioni di formazione adeguate. Come apprendere queste competenze? I corsi online non bastano. Lo dice il campione di direttori del personale. Solo il 5,7% considera più efficaci quelli su piattaforma.

Nella gestione della leadership, il 59% dei rispondenti ha ormai adottato in sistema ibrido. Quasi un terzo, il 29%, sta ancora cercando un equilibrio tra gestione online e offline. Per quanto riguarda le scelte individuali, dopo l’esperienza del lockdown, il 62,8% ha ripensato le modalità lavorative. Il 9,3% ha deciso di ridurre tempo di lavoro, il 41,8% ha scelto di lavorare almeno in parte da remoto e l’11,63% ha deciso di cambiare lavoro.

Manager tra lavoro ibrido e sostenibilità

Nella scelta e nell’indicazione della modalità di lavoro la sostenibilità è un tema cruciale. L’80% del campione afferma di tenere conto della sostenibilità nelle scelte tra lavoro da remoto o in ufficio. Il 71,4% afferma di svolgere azioni sul personale per migliorare la sostenibilità dell’azienda.

“Il sondaggio rende evidente il bisogno di una formazione orientata sulle nuove esigenze del lavoro – dicono i fondatori di Nomea -. Abbiamo studiato gli effetti di queste nuove dinamiche e come governare i processi di comunicazione in un contesto rivoluzionato. Anche in funzione di un nuovo clima in ufficio, che secondo il 42,3% de partecipanti al sondaggio è cambiato rispetto a prima della pandemia”.

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