Sport e HR hanno molto in comune

Obiettivi, motivazione, costanza e allenamento sono le chiavi del successo di ogni atleta: le storie degli sportivi italiani che hanno saputo trasferire questi valori nel mondo delle HR

Sport e HR: storie vincenti

Personalità dello sport italiano che hanno dato il meglio e hanno vinto tanto, e che oggi si dedicano ad attività legate alla gestione delle risorse umane, alla formazione e al coaching.

Questo il filo conduttore della nostra rubrica “Il Personaggio”, che da oltre un anno, su ogni numero della rivista Forme, racconta l’evoluzione professionale dei grandi dello sport. Un parallelismo vincente tra obiettivi, valori e risultati, che abbiamo raccolto in seguito nelle interviste di Virna Bottarelli.

Maurizia Cacciatori

Dare sempre qualcosa in più, una volta di più: è questa la lezione più importante che Maurizia Cacciatori, 47 anni, ha imparato sui campi da pallavolo. Ed è questo il principio che oggi, a quasi quindici anni dal suo ultimo palleggio da professionista, mette in pratica come relatrice aziendale.

“Anche quando ero in attività venivo interpellata dalle aziende, che volevano capire come, da capitana della Nazionale di volley, gestivo il mio team – racconta -. Finita la carriera agonistica, ho lavorato nell’ambito della comunicazione, come commentatrice sportiva. Oggi mi sento a mio agio nel ruolo di relatrice aziendale, perché posso portare le mie esperienze, raccontare le storie che ho condiviso con squadre vincenti e meno vincenti, i momenti di difficoltà che insieme alle compagne abbiamo saputo superare. Insomma, parlo di un vissuto che torna molto utile nell’ambito delle soft skill”.

Leggi l’articolo: Allenarsi a dare tutto sempre

Daniele Cassioli

Una laurea in fisioterapia, una carriera sportiva da primato mondiale, un libro e una nuova vita da formatore e comunicatore. Daniele Cassioli, il più grande sciatore nautico paralimpico di sempre, racconta come ogni percorso di crescita debba passare dalla capacità di ascoltarsi e fare dei propri punti deboli il punto di partenza per migliorarsi.

Romano di nascita e lombardo di adozione, a dieci anni entra nella squadra nazionale italiana paralimpica. Oggi, che di anni ne ha 34, oltre a essere uno degli atleti italiani insigniti del Collare d’Oro, è un formatore e divulgatore. “Lo sport mi ha regalato una serie infinita di consapevolezze, valori, modi per crescere”, dice, raccontando come, proprio grazie allo sport, ma prima ancora grazie alla sua famiglia e alla sua forza di volontà, ha superato i limiti oggettivi imposti da una cecità congenita. Così, si è costruito una vita piena di interessi, impegni e successi.

Leggi l’articolo: Non c’è limite al meglio: sport e formazione per Daniele Cassioli

Sergio Zorzi

Aveva dieci anni quando, per la prima volta, Sergio Zorzi ha messo piede sul prato di un campo da rugby. Oggi ne ha 57 e la sensazione provata su quell’erba, quella voglia di essere parte di un gruppo e di condividere con quel gruppo gioie e dolori, se la porta ancora dentro.

“Il rugby non è solo uno sport di tecnica e tattica. È educazione, è voglia di emozionare”. Dice l’ex rugbista, da qualche anno formatore e coach che, con la sua Akkademia, oltre a insegnare rugby ai più piccoli e a formare allenatori, offre attività di consulenza e coaching anche alle aziende.

Leggi l’articolo: Educare nella mischia

Alberto Cova

Vincendo l’oro nei diecimila metri agli Europei, ai Mondiali e alle Olimpiadi, negli anni Ottanta Alberto Cova ha scritto la storia dell’atletica leggera. Poi è scattata la passione per la formazione. Con un format basato sulla metafora sportiva, e sull’esercizio della corsa, il campione di Los Angeles 1984 tiene corsi di Team Building spiegando, a manager e non solo, quanto sia fondamentale darsi degli obiettivi.

“Mi occupo di formazione da circa quindici anni – dice il campione originario di Inverigo (CO) -. La convinzione è nata da una chiacchierata con la persona che poi mi ha introdotto in questo mondo e che mi ha dato lo spunto per partire: potevo fare leva sulla mia capacità di dialogare e, soprattutto, avevo la mia storia di atleta da raccontare. Ho così creato il format ‘Momenti di gloria’, sul quale sono costruite le mie giornate formative, ho trovato una società di consulenza che lo ha inserito nel proprio catalogo e ho iniziato. Un modello di formazione basato sulla metafora sportiva, che consiste di lezioni in aula e momenti pratici nei quali, neanche a dirlo, si corre!”.

Leggi l’articolo: Datevi un obiettivo e correte a raggiungerlo

Riccardo Pittis

Dal basket alla formazione, passando per la dirigenza sportiva. Riccardo Pittis ha valorizzato la propria esperienza ventennale di cestista professionista. E ne ha fatto l’essenza della sua attuale professione di coach e speaker motivazionale, convinto che il campo dello sport e quello aziendale abbiano molti elementi in comune.

“Dal basket ho ricevuto tantissimo, non solo soddisfazioni e gratificazioni, ma anche veri e propri insegnamenti. Le dinamiche di team e quelle personali che si sviluppano giocando in una squadra sono le stesse che poi si rivelano utili nella vita privata e professionale, quindi i metodi di leadership, il gioco in team, la capacità di essere flessibili nell’approcciare situazioni diverse, sono tutte ‘lezioni’ che ora propongo, ma che ho appreso in prima persona dalla pallacanestro”.

Leggi l’articolo: A stare sul campo si impara

Josefa Idem

Nella sua lunga carriera da canoista, Josefa Idem ha imparato a dosare le energie e ha saputo trovare il giusto equilibrio tra impegno agonistico e vita privata. Oggi, oltre a essere un’icona della longevità sportiva, è psicologa, motivational speaker e consulente HR.

“Credo che l’autoconsapevolezza, raggiungibile quando ci si guarda da un punto di vista esterno a noi stessi, sia la condizione necessaria al cambiamento. Del resto, è il lavoro che ho fatto su me stessa nella mia vita da atleta. Capire dove sono i margini di miglioramento, introdurre nuove conoscenze, apprendere continuamente. Credo sia importante trovare in noi qualcosa che ci piace, un obiettivo verso cui tendere e uno stimolo per migliorarsi, cercando le modalità, le condizioni e gli strumenti giusti. E ci si migliora solo attraverso l’esercizio costante, tanto meglio se è frequente e non pesante”.

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