L’inclusione che diventa lavoro

In Calabria l’inclusione diventa lavoro, crea occupazione stabile e disegna un futuro nuovo: l’esperienza della Cooperativa Nelson Mandela.

Inclusione

di Annalisa Cerbone |

Offrire una lavoro dignitoso a migranti ed ex detenuti impegnandoli in progetti lavorativi a lungo termine soprattutto nei settori del turismo e dell’agricoltura sostenibile, creare occupazione, valorizzare le risorse del territorio: questi sono solo alcuni degli obiettivi realizzati dalla cooperativa Nelson Mandela.

La cooperativa nasce e opera a Gioiosa Ionica, piccolo paese situato nel cuore della Locride, a metà strada tra Reggio Calabria e Catanzaro in un territorio complicato, in cui però si avverte forte l’eco del modello di integrazione di Riace a cui la cooperativa si ispira. Calabria, terra difficile dunque ma che si è resa protagonista di esperienze di cambiamento nate dall’incontro fra accoglienza, rispetto del territorio e giustizia sociale. È su questi valori che si fonda l’operato della Cooperativa Nelson Mandela, che persegue il cambiamento sociale, culturale, economico della Locride e della Calabria attraverso produzioni agricole di qualità e turismo esperienziale. La cooperativa nasce con l’obiettivo di realizzare esperienze di sviluppo locale, economia sociale e circolare partendo dalle potenzialità del territorio – agricoltura e turismo soprattutto – impiegando regolarmente e stabilmente fasce di lavoratori svantaggiati quali ex detenuti ed immigrati, per i quali l’inserimento o il reinserimento lavorativo passa prima per l’accettazione nella società, offrendo opportunità di riscatto e legalità.

La sfida è grande: garantire un lavoro dignitoso a tutti i soci della cooperativa nel rispetto dell’ambiente e della terra coltivata in modo che dia naturalmente vita ai prodotti tipici del territorio, come arance, mandarini, bergamotti e olio. Tutti prodotti che poi vengono distribuiti a livello locale, nei mercatini e nei Gas (Gruppi di acquisto solidale). La cooperativa non si occupa solo di garantire un lavoro dignitoso ed equamente retribuito, ma anche di accogliere richiedenti asilo e migranti in modo stabile e strutturato. Accoglienza che non si limita all’ottenimento dei documenti dei migranti ma che punta alla loro piena autonomia e all’inclusione nella società.

Gioiosa Ionica, infatti, è già dal 2013 un modello virtuoso di Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati). Accoglienza, riscatto, occupazione dunque sono il comun denominatore di un’esperienza di successo che può trasformarsi in buona prassi. Abbiamo chiesto all’avvocato Piera Montella, socia della cooperativa, di raccontarci come abbia funzionato questo modello di inclusione e occupazione.

Avvocato, alla luce della sua partecipazione quale membro del CdA del progetto messo in campo dalla Cooperativa Nelson Mandela, quale messaggio possiamo dare alle imprese che mostrano evidenti resistenze nell’impiegare ex detenuti e migranti?

La mia esperienza all’interno della Cooperativa Sociale Nelson Mandela, mi induce a una riflessione che può impattare positivamente sulle resistenze di aziende e imprese nell’impiegare ex detenuti e migranti nelle loro attività. L’impiego di migranti e di ex detenuti richiede, soprattutto nella fase iniziale, maggiore attenzione e sensibilità, ma nel tempo può diventare un’occasione di crescita significativa per l’impresa. Per queste persone, invisibili e bistrattate dalla società, la partecipazione all’attività d’impresa attraverso un lavoro dignitoso, diventa un’occasione di riscatto personale, prima ancora che sociale. Questo si tramuta in una forte motivazione che ha una ricaduta importante nella qualità della loro prestazione, che non è più semplicemente lavorativa, ma diventa “appartenenza” a quella realtà economica che ha restituito loro dignità e la possibilità di una vita diversa. L’effetto è, pertanto, assolutamente positivo in termini di efficacia e di produttività.

Valorizzare le risorse del territorio è un modo per creare un modello virtuoso di integrazione e occupazione?

Sì. Partire dalla bontà e dalla bellezza del territorio in cui si opera offre sicuramente la possibilità di creare un modello virtuoso di integrazione. La nostra esperienza ne è la prova: ottimizzare e valorizzare le prelibatezze della terra calabra ci ha consentito di realizzare un progetto occupazionale di ampia veduta e a lungo termine, puntando sulla qualità e sulla tipicità dei prodotti locali (arance, bergamotto, olio). Questo ha reso possibile un progetto integrativo-lavorativo locale, proprio perché ancorato alle risorse del luogo.

Crede che questa esperienza di integrazione ed occupazione possa essere una leva per favorire lo sviluppo di imprese locali e, quindi, di occupazione, in Calabria, regione con tassi di disoccupazione molto alti?

Non credo che la nostra esperienza di integrazione ed occupazione possa da sola essere una leva per favorire lo sviluppo di imprese locali e quindi di occupazione in Calabria. Per ottenere questo obiettivo è necessario attuare politiche locali mirate, intervenire urgentemente sui servizi e sulle infrastrutture; è indispensabile una maggiore presenza dello Stato. La nostra è una sfida difficile ma possibile, siamo convinti infatti che il lavoro nobiliti l’uomo, e pertanto battiamo la via del lavoro e della legalità per offrire alternative dignitose a chi vive ai margini della società. Le nostre azioni rispondono innanzitutto a dei bisogni individuali, seppur con una significativa ricaduta per il benessere sociale.

Infine, ritiene che l’esperimento della piccola comunità di Gioiosa Ionica possa diventare un modello da adottare anche in altri contesti?

Penso che l’esperimento della Cooperativa Nelson Mandela realizzatosi a Gioiosa Ionica, terra difficile e bella, possa essere replicabile in molti altri contesti. L’umanità chiede considerazione e non può che passare dagli “ultimi”. Il lavoro diventa un’opportunità e una speranza, un metodo inclusivo e produttivo di benessere sociale ed economico. Ogni territorio ha delle potenzialità e delle bellezze che lo caratterizzano, ed ottimizzarle attraverso il lavoro di tutti è un’utopia possibile! Se è accaduto a Gioiosa Jonica può accadere ancora e altrove.

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