Investite in welfare e non ve ne pentirete

Considerare il welfare aziendale solo come una voce di spesa è un errore. Lo afferma Riccardo Zanon, avvocato esperto in diritto del lavoro.

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di Giorgia Andrei |

Durante l’emergenza sanitaria alcune aziende hanno trascurato le politiche di welfare, considerandole un mero spreco di risorse economiche. Niente di più sbagliato, secondo Riccardo Zanon, avvocato e titolare dell’omonimo Studio di Consulenza del Lavoro.

“È soprattutto in momenti di crisi che il welfare aziendale deve essere al centro dell’organizzazione”, spiega Riccardo Zanon, che al tema ha recentemente dedicato il libro “Welfare Terapia”. “Il welfare permette di gratificare i dipendenti e li fa sentire protetti, nonché, per esempio in epoca di Covid-19, consente di far proseguire l’attività in totale sicurezza”. Un’azienda che vuole ripartire e continuare a crescere deve necessariamente puntare sui propri collaboratori. Strumenti come lo Smart Working, la palestra online, il maggiordomo aziendale, il baby-sitting e il trasporto collettivo con le navette aziendali possono fare la differenza, motivando il dipendente e spingendolo a lavorare con maggior impegno e dedizione. Attuando politiche di welfare aziendale, le imprese risparmiano sul piano fiscale, ma possono offrire opportunità e servizi che rendono migliore la vita dei propri dipendenti, anche nei momenti di disagio più inaspettati, come è accaduto con la pandemia.

Benefici per l’azienda

Zanon individua quattro vantaggi principali che l’azienda può trarre dall’implementazione di una politica di welfare. Il primo è di tipo economico: i buoni spesa, le prestazioni sanitarie, i rimborsi sull’istruzione dei figli sostituiscono per i dipendenti il classico aumento di stipendio e costituiscono per l’azienda uscite interamente deducibili dai costi. C’è poi un beneficio di tipo organizzativo: un piano Welfare ben congegnato migliora efficienza e produttività, incrementa la fedeltà aziendale e riduce l’assenteismo.

I dati lo dimostrano: secondo il rapporto 2020 di Welfare Index Pmiil 32,5% delle aziende ha riconosciuto un aumento della produttività dei dipendenti. Terzo, si ha un beneficio anche sulle nuove assunzioni. Spiega Zanon: “Quando è necessaria una nuova assunzione, occorre essere attrattivi per accaparrarsi i dipendenti più qualificati o volenterosi e la retribuzione gioca un ruolo importante in questa fase. È possibile, però, anche fornire servizi e benefit. Secondo il 3° Rapporto Censis-Eudaimon sul Welfare Aziendale, il 54,4% dei lavoratori ritiene che nei prossimi anni proprio l’attivazione di questi ultimi contribuirà a migliorare la qualità della vita in azienda, il clima aziendale e la soddisfazione dei lavoratori. Questo significa che i lavoratori migliori andranno a lavorare più facilmente dove i loro bisogni, legati non solo alle retribuzioni, saranno meglio colmati”.

Quest’ultimo aspetto è particolarmente rilevante nel caso delle Pmi: “Competere sull’offerta retributiva non è un piano percorribile dalla piccola e media azienda, perché i costi aumenterebbero troppo! Per questa ragione il Welfare Aziendale rappresenta l’unica vera soluzione a basso costo per vincere la sfida della ricerca del personale in azienda”. Infine, il welfare ha un effetto positivo sull’immagine aziendale: “Il concetto di reputazione è centrale in tutti gli aspetti del mercato, dall’acquisizione di clienti, al rapporto con i fornitori, alle relazioni con gli enti pubblici e privati e nella gestione della motivazione del personale”.

La comunicazione

Tuttavia, per riuscire a godere dei vantaggi che il welfare aziendale offre è necessario affiancarlo alla giusta attività di comunicazione per non rischiare di creare l’effetto opposto: dipendenti scontenti o frustrati. Come ha rivelato una indagine di Nomisma e Cgil solo il 45% degli intervistati ha dichiarato di essere stato informato a grandi linee e il 9% di non essere stato informato. Questo significa scarsa politica informativa da parte delle imprese sugli strumenti a disposizione dei propri dipendenti. Un deficit di comunicazione che diventa controproducente per l’azienda stessa. Come potevano i genitori gestire il lavoro da casa e i figli piccoli con le scuole chiuse? Sarebbe stato sufficiente predisporre un piano di welfare, informando i lavoratori della possibilità di avere il rimborso per la baby-sitter.

GANDOLFI ASSICURAZIONI: UN CASO CONCRETO

Tra le aziende che hanno scelto di puntare sul welfare aziendale per ripartire dopo le chiusure causate dal Covid c’è Gandolfi Assicurazioni, realtà esperta in risk management che si è rivolta a Synotius per studiare un piano di welfare. Alla stesura del piano ha preso parte, in qualità di consulente, Riccardo Zanon. L’azienda di Valsamoggia, Bologna, ha avviato una fase di crescita in sui il personale, anche quello in ingresso, viene messo al centro. Paolo Gandolfi, amministratore, commenta: “Quella che inizialmente può sembrare una spesa aggiuntiva, in realtà, è un vero e proprio investimento. Un dipendente soddisfatto lavora meglio e con maggiore profitto. A questo si aggiunge una diminuzione dell’assenteismo e del turnover, condizioni che portano a un miglioramento delle performance e a una crescita del profitto aziendale. Il successo di una società è dato dalle persone che ci lavorano, ed è giusto che queste vengano gratificate”. Il piano ha introdotto azioni come il rimborso spese per l’istruzione dei figli (compresi i centri estivi e servizi di baby-sitting), convenzioni con agenzie di viaggio per le vacanze, con palestre per l’attività fisica e soluzioni di previdenza integrativa e a tutela del reddito. “Insieme ai responsabili dell’azienda abbiamo studiato un piano che fornisse concretamente delle risposte alle esigenze dei dipendenti”, spiega Zanon. “Per arrivare a questo, è stato necessario un periodo di ascolto e osservazione: gli interventi possono essere di vario genere, ma l’importante è individuare quelli che davvero possono sostenere chi lavora in azienda”.

 

1 commento

  1. sono un subagente assicurativo per una primaria compagnia; la “materia” Welfare aziendale mi ha affascinato da tempo. I primi approcci li ebbi con un noto consulente dl lavoro della mia città Ancona. Ebbi l’occasione, inoltre, grazie all’agenzia per cui lavoro di seguire un corso di” elevata professionalità” organizzato da Assicuratore facile, di approfondire l’argomento.
    la mia , modesta considerazione, è rivolta,anche, alle Direzioni delle compagnie di assicurazione : non approcciatevi, da subito, con i potenziali clienti come i risolutori “unici”.
    l’impostazione di un’efficace piano di W.A richiede tempo , professionalità tecniche (ascolto, conoscenza approfondita dell’azienda ,contabile, mission, reputazione..relazioni con il personale in genere), quindi individuare le proposte “mirate”.
    certo il settore assicurativo, se non si approccia con “fare” solo commerciale , può diventare un soggetto importante in questo ambito; purchè si attrezzi, anche, a non essere solo “produttore di polizze” ma anche supporto in consulenza nella ristrutturazione del welfare “tutto tondo

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